Sunday, May 03, 2009

Federalismo: i lati oscuri....

Il testo sul federalismo fiscale è stato approvato definitivamente dal Senato e diventa legge. Tuttavia, i suoi effetti sono stati differiti lungo un arco di sette anni, per realizzare una graduale applicazione dei principi contenuti nel provvedimento, fino alla sua piena entrata a regime, e per evitare di dover subito assumere decisioni impopolari, a cominciare da quelle legate al rispetto della clausola di salvaguardia, secondo cui, dalle norme sul federalismo fiscale non possono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Ovvero, i problemi di copertura finanziaria da parte degli Enti territoriali, così come la nuova organizzazione dell’imposizione e della spesa, possono comportare, alternativamente, un aumento dei tributi o una riduzione delle uscite o una soppressione di servizi a livello locale. Il “federalismo fiscale”, nell’interpretazione che è prevalsa, appare come un modo per operare una redistribuzione di risorse finanziarie a favore delle Regioni settentrionali, nonostante le petizioni di principio sul nuovo assetto dello Stato. Vedremo se e come il governo metterà mano anche alla Carta delle autonomie e alle riforme costituzionali, che dovrebbero accompagnare la legge-delega. Intanto, va considerato che, soprattutto grazie alla tenace azione della SVIMEZ e del suo presidente, Nino Novacco, vi sono stati cambiamenti sostanziali nel provvedimento approvato - rispetto al modello proposto dalla Regione Lombardia e al testo iniziale presentato in Parlamento -, che ne hanno attenuato alcuni elementi iniqui per il Mezzogiorno e distorsivi per il funzionamento dello Stato. Restano, tuttavia, gli interrogativi riguardanti l’effettiva capacità della legge di realizzare piena autonomia di entrata e spesa degli Enti locali, riuscendo a sostituire, gradualmente, il parametro della spesa storica con quello dei costi standard per l’erogazione dei servizi essenziali, che dovrebbero essere forniti uniformemente in tutto il Paese. E persistono anche gli interrogativi relativi al grado di responsabilità che, attraverso questo provvedimento, si vorrebbe indurre nell’amministrazione della cosa pubblica, specie dopo le rovinose prove offerte da diverse Regioni meridionali. Infatti, si è visto che la fine dell’intervento straordinario e la diminuzione dei trasferimenti nazionali alle aree del Sud non ha comportato la diffusione di comportamenti virtuosi. Anzi, è stato proprio negli ultimi anni che si è registrato un peggioramento della capacità amministrativa locale e una caduta della cosiddetta “etica pubblica”, negli Enti territoriali del Mezzogiorno. Questo fenomeno è stato determinato, più che dalla quantità di risorse erogate, da cattive politiche e da strategie di sviluppo esiziali: il tentativo maldestro di rifugiarsi nei “tradimenti” subiti dal Sud non può nascondere il fallimento delle scelte localistiche, della dispersione assistenziale e della distribuzione a pioggia dei finanziamenti europei. Per questo motivo, appare del tutto infondata l’idea secondo cui a minori risorse pubbliche potrebbe corrispondere un maggiore sviluppo del Mezzogiorno. Il limite più grave del provvedimento sul federalismo fiscale è proprio quello di lasciare inattuata o, addirittura, di contraddire la seconda parte dell’art. 119 della Costituzione, che impegna lo Stato a destinare risorse aggiuntive, attraverso interventi speciali, per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, con l’obiettivo di rimuovere gli squilibri economici e sociali delle aree più arretrate del Paese. Questa scelta, specie di fronte all’incedere della crisi, avrebbe dovuto rappresentare un punto cardinale dell’azione di governo e, in ogni caso, l’elemento qualificante di una legge che si propone di realizzare il dettato costituzionale. Invece, si diluisce ulteriormente la finalità del riequilibrio, fino a far scomparire ogni riferimento a interventi di carattere macroeconomico per il Mezzogiorno e a permettere interventi di tipo compensativo, indifferentemente al Sud come al Nord, con il risultato di favorire le aree più avanzate. Infine, non è dato di sapere come verrà applicata questa nuova normativa, visto il suo carattere di delega, ma, soprattutto, vista la mancanza di qualsiasi conteggio sull’impatto della riforma e considerati i tempi di due anni per l’emanazione dei decreti attuativi da parte del governo, che portano ad aumentare fino ad altri cinque anni i termini per il passaggio dalla spesa storica al costo standard. In questo periodo non breve, che potrebbe far riaprire perfino la discussione sulle scelte che si stanno effettuando ora, il Mezzogiorno non può rimanere alla finestra. Le Regioni del Sud, anche attraverso la costituzione di un organo permanente di monitoraggio sulla realizzazione del “federalismo fiscale”, dovrebbero tentare di avviare una nuova fase di coordinamento delle proprie strategie in una dimensione di macro-area. Le forze sociali meridionali, perlomeno quelle più avvertite, dovrebbero impegnarsi a fondo per creare nuovi obiettivi alla loro azione, interpretando la crisi come una possibilità di cambiamento e di assunzione di responsabilità. Il Mezzogiorno, da solo, non ce la potrà mai fare, ma di una nuova consapevolezza dei compiti di crescita culturale e competitiva, come pre-condizione per l’affermazione di nuove classi dirigenti, si avverte fortemente la necessità. Solo così, il talento e le competenze dei cittadini del Sud potranno evitare di disperdersi o di emigrare, mettendosi in sintonia con un progetto di risanamento e di riscatto di questa terra.

Amedeo Lepore, da Repubblica 3 maggio 2009.




pasquale orlando news sociali: Federalismo: i lati oscuri....

Friday, April 17, 2009

Risorsa Mezzogiorno ©. Una iniziativa per costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale.




http://www.facebook.com/group.php?gid=74947291420&ref=ts

Risorsa Mezzogiorno ©. Una iniziativa per costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale.

Una nuova stagione di consapevolezza che faccia sentire alle popolazioni del Mezzogiorno i prodotti e le risorse naturali e culturali come proprie. Volano di una nuova stagione di sviluppo e occupazione ed elemento indispensabile per la qualità della vita.

Nella concorrenza acerrima sull’agroalimentare e sul turismo è necessario dotare il Mezzogiorno di un supplemento d’anima, far pesare cioè nella competizione territoriale il senso della sfida collettiva.

Del resto il principale limite delle campagne sulla tipicità è quello di restare confinate nei territori d’origine. Pubblicità ed eventi importanti rivolti essenzialmente alle popolazioni che già li conoscono.

La nostra idea è agire sulla macroregione mezzogiorno coinvolgendo con informazione, formazione, tutela e promozione la società civile, i soggetti economici, gli enti locali in una rete virtuosa più forte.

Vogliamo costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale a partire dalle risorse territoriali. La risorsa mezzogiorno: capitale umano, territorio e legami sociali.

Gli strumenti di questo lavoro saranno da subito un portale web, una rivista, una guida delle eccellenze nascoste, seminari regionali, convegni ed eventi di massa.

(mandami un'opinione o sui commenti o alla mail pasqualeorlando1@gmail.com )





Carissimi,
dopo la prima diffusione e i tanti contatti in tutte le regioni meridionali siamo pronti per un primo stap dell'avventura.

- costituito formalmente un primo nucleo associativo di "Risorsa Mezzogiorno" con sede a Napoli e tanti fili in tutto il sud.
- pronte procedure per registrazione al tribunale della rivista e del portale online.
- c'è intenzione di far uscire per maggio un numero zero della rivista in modo da poter discutere il formato e la prima impostazione.
- in via di costituzione un ufficio abbonamenti e pubblicità.
- in programma per inizio maggio una riunione di tutti gli interessati. (meglio Napoli, Roma, o zone interne?)

Si attendono consigli, articoli, pubblicità e questo, quello e quell'altro ancora.......

Thursday, April 16, 2009

Via libera al Piano Sociale Regionale: previsti finanziamenti per 165 milioni di euro

La Giunta regionale della Campania ha approvato oggi, su proposta dell'assessore alle Politiche Sociali Alfonsina De Felice, il Piano Sociale regionale. Il provvedimento, primo nel suo genere, attua la Legge 11 del 2007. Nel biennio 2009 - 2010 sono previsti finanziamenti pari a 165 milioni di euro, di cui circa 74 per il 2009. Obiettivi primari del piano sociale sono: il sostegno alle responsabilita' delle famiglie, ai diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, alle donne in difficolta', alle persone con disagio psichico; la promozione di politiche di contrasto alle dipendenze e alla poverta', per gli anziani, i disabili, i detenuti e gli immigrati.

La somma stanziata nel biennio 2009/2010 consentira' di realizzare i seguenti interventi: rafforzamento delle forme associative; istituzione del Sis (sistema informativo sociale); valutazione e monitoraggio della qualita' dei servizi; accelerazione dell'integrazione tra sociale e sanitario; potenziamento dell'assistenza domiciliare integrata; rafforzamento della rete degli asili nido e dei servizi per la prima infanzia; definizione del programma triennale per l'integrazione dei cittadini migranti.

''Siamo giunti al termine di un percorso - ha dichiarato l'assessore De Felice - che ha sviluppato una concertazione ampia ed articolata. Con l'attuazione del Piano si puo' ora avviare una riqualificazione della spesa sociale dei Comuni e riconoscere dignita' alle persone portatrici di bisogno, compiendo un salto di qualita' nei servizi del nostro territorio, attraverso la definizione di strumenti e pratiche nuovi, come le carte dei servizi e il sistema informativo sociale''.

De Felice ha assicurato che si procedera' velocemente all'approvazione dei regolamenti attuativi in modo da passare ''alla fase di concretizzazione della nuova disciplina'' e si e' detta ''certa che il dialogo avviato da tempo con tutti i soggetti che operano nel settore ci consentira' di realizzare gli interventi necessari per un miglioramento della qualita' della vita di tutti i cittadini''.


pasquale orlando news sociali: Via libera al Piano Sociale Regionale: previsti finanziamenti per 165 milioni di euro

Friday, April 03, 2009

pasquale orlando news sociali: Benevento: Lavoro e formazione per lo sviluppo del Sud, successo per il convegno delle Acli

pasquale orlando news sociali: Benevento: Lavoro e formazione per lo sviluppo del Sud, successo per il convegno delle Acli: "pasquale orlando news sociali: Benevento: Lavoro e formazione per lo sviluppo del Sud, il3 aprile convegno delle Acli alla biblioteca provinciale
Oggi venerdi 3 aprile, dalle 9.30 alle 13.30 presso la biblioteca provinciale di Benevento si �tenuto un importante convegno sul tema Politiche del lavoro e della formazione per lo sviluppo del Mezzogiorno. Ha Introdotto e presieduto i lavori Pasquale Orlando responsabile nazionale mezzogiorno delle ACLI. Dopo i saluti di Eleonora Cavallaro, presidente Acli Campania, e di Sergio Tanga, presidente Acli Benevento l' intervento di Fausto Pepe, sindaco di Benevento. E'seguita una tavola rotonda con Natalia Faraoni, dipartimento di Sociologia e Scienza della politica dell’Universit�di Firenze, Maurizio Drezzadore, presidenza nazionale Acli, dipartimento lavoro, Natale Forlani, presidente di Italia Lavoro, e di Giovanni Principe, direttore generale dell’Isfol. Dopo il messaggio del sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli, ha concluso Michele Rizzi, vicepresidente nazionale delle Acli.
Ricca documentazione consegnata agli oltre cento partecipanti provenienti dalle province campane."

Saturday, February 14, 2009

Il tradimento del Mezzogiorno


di Pietro Spirito da Sbilanciamoci

Negli ultimi dieci anni si è avuta una drastica redistribuzione di risorse dal Sud al Centro nord. In un libro di Gianfranco Viesti, i numeri di "una politica che non c'è"

Viviamo tempi caratterizzati dalla affermazione di principi politici e di analisi interpretative che sono in realtà luoghi comuni, basati sulla forza della ossessiva ripetizione, e non sulla effettiva realtà dei fatti. Che l’economia meridionale sia la sentina della inefficienza e l’idrovora che assorbe fiumi di denaro pubblico sottratto a finalità che sarebbero maggiormente produttive, è diventato uno dei temi scontati della discussione politica italiana.

Non si sta nemmeno a sottilizzare più di tanto nel cercare di reperire e leggere i dati, basta prendere dalle cronache l’ennesimo esempio di sperpero di denaro pubblico per confermare l’enormità del fenomeno. Episodi di questa natura ovviamente possono essere saccheggiati a piene mani dalla moltitudine degli eventi di pratiche devianti presenti nelle amministrazioni pubbliche meridionali. Però, basta questo approccio per giudicare le politiche economiche che si sono determinate nel nostro Paese ?

Gianfranco Viesti, nel suo recente volume (“Mezzogiorno a tradimento”, Laterza 2009, 12 euro), prova a riportare la discussione sui dati di fatto. Ed emergono alcune considerazioni radicalmente contrastanti con le opinioni correnti, che gettano una luce meno convenzionale sulle scelte sostanziali di politica economica degli ultimi decenni.

L’analisi si basa sulla evoluzione che si è determinata nel decennio 1996-2006 nella struttura e nella allocazione della spesa in conto capitale e della spesa corrente delle pubbliche amministrazioni e delle imprese pubbliche. Ne viene fuori un quadro assai divergente dalla vulgata che prevale nella opinione corrente.

Sul totale della spesa in conto capitale delle pubbliche amministrazioni, che nel 2006 era pari a 60 miliardi di euro, il Mezzogiorno ha assorbito circa il 36%, valore fortemente in calo rispetto al 2001 (40%), e largamente lontano dagli obiettivi fissati per legge dai governi e dai parlamenti che in questi anni si sono succeduti.

Nel 1998 era stato deciso di destinare allo sviluppo delle regioni meridionali il 45% della spesa in conto capitale del nostro Paese proprio per riequilibrare il deficit di infrastrutture e di capitale esistente rispetto alle regioni più avanzate; si è poi fatto esattamente il contrario, nonostante il contributo delle risorse comunitarie, che sono state sostanzialmente utilizzate per rimpiazzare risorse nazionali già stanziate, e non per generare un volano aggiuntivo destinato allo sviluppo.

Così le politiche di sviluppo regionale per il mezzogiorno si sono trasformate in strumento per il contenimento della spesa pubblica nazionale per gli investimenti. I fondi strutturali europei, più che promuovere lo sviluppo del Sud, hanno aiutato il risanamento dei conti pubblici italiani, liberando fondi nazionali.

La spesa in conto capitale è invece aumentata nel centro nord: dal 2001 al 2006, al Sud è passata da 21 a 22,2 miliardi di euro (+5,7% in termini nominali), mentre nel resto del Paese è passata da 31 a 38,2 miliardi di euro (+23,2%, sempre in termini nominali).

Per ricostruire un quadro completo delle scelte di investimenti indirizzate dalle risorse pubbliche, alla spesa in conto capitale delle amministrazioni pubbliche si deve aggiunge la spesa per investimenti delle imprese pubbliche del settore pubblico allargato, che costituisce un elemento aggiuntivo di particolare rilevanza (nel 2006 ammontava a 20,5 miliardi di euro, che si aggiungono ai 60 citati in precedenza).

Nel decennio 1996-2006 le imprese pubbliche nazionali hanno effettuato un sesto della spesa pubblica in conto capitale nel Mezzogiorno, ed addirittura quasi un quarto nel Centro-Nord. Infine, lo stesso fenomeno di ulteriore penalizzazione del Mezzogiorno si registra nelle scelte di investimento delle imprese pubbliche locali, che hanno speso al Sud circa 1,5 miliardi nel 2006, rispetto a circa 5 miliardi nel Nord.

Considerando l’insieme delle fonti finanziare riconducibili alla azione pubblica (amministrazioni statali, imprese pubbliche ed imprese pubbliche locali), nella media 2000-2006 gli investimenti pubblici pro-capite sono stati 680 euro al Sud e 946 al centro-Nord, con uno scarto che si è progressivamente ampliato nel tempo.

La realtà di alcuni settori strategici per la qualità della vita dei cittadini evidenzia squilibri ancora più radicali. Tra il 2000 ed il 2006 sono stati spesi ogni anno per investimenti nel settore dei rifiuti urbani 138 milioni di euro al Sud e 574 al centro-Nord.

Certo, una parte di questo divario è dovuto anche alla incapacità delle amministrazioni locali meridionali, che non sempre sono state in grado di imprimere accelerazioni ai processi decisionali, anche quando le risorse economiche erano disponibili. Resta però il fatto che si è allargata la forbice tra la retorica politica che indirizzava a parole le risorse per gli investimenti al mezzogiorno, mentre nella realtà dei fatti una parte più rilevante di risorse è andata al centro-nord. Non è improbabile però che nella testa dei nostri cittadini sia rimasta l’impressione che l’idrovora meridionale continuasse ad essere il pozzo senza fondo di investimenti giganteschi sottratti al produttivo cittadino del nord.

Se però gli investimenti pubblici non hanno privilegiato il Mezzogiorno nell’ultimo decennio, resta da capire quanta spesa corrente sia stata assorbita e sprecata dalle regioni meridionali. Recenti stime della Banca d’Italia quantificano il trasferimento implicito di risorse nel decennio 1996-2006 tra il 10% ed il 15% del PIL del mezzogiorno.

Negli anni settanta ed ottanta questi trasferimenti erano pari al 20%. Ma soprattutto tali risorse non provenivano dal gettito fiscale delle regioni del centro-nord, bensì dal deficit pubblico: il centro-nord aveva un flusso di spesa pari al suo gettito fiscale, mentre la spesa pubblica al Sud – superiore, come abbiamo detto, al 20% del suo Pil - era finanziata con nuovo debito pubblico.

La contrazione dei volumi complessivi di trasferimenti correnti verso il Mezzogiorno, per effetto del vincolo di finanza pubblica dettato da Maastricht, ha indotto le amministrazioni locali del Mezzogiorno a fare ricorso alla fiscalità aggiuntiva territoriali in misura superiore rispetto al resto del Paese: l’addizionale Irpef in media è dell’1,23 al Sud e dell1,03% al Nord; la leva fiscale dei Comuni è dell’81,1% al Sud e del 69,1% al Nord.

Ma vediamo ora alla dimensione quantitativa della spesa pubblica corrente. Certamente registreremo qui il privilegio radicale della casta meridionale che conserva rendite di posizione intollerabili. E invece no. Nel 2006 la spesa pubblica corrente pro capite è stata in Italia pari a 14.141 euro. Il valore sale a 15.719 euro al centro-nord e scende a 11.253 nelle otto regioni del Mezzogiorno.

Dunque, un cittadino del Sud beneficia di una spesa pubblica corrente inferiore del 28% rispetto a quella di un cittadino del Centro-Nord. La spesa pubblica corrente svolge quindi in Italia una funzione regressiva: premia di più le regioni dove risiedono i cittadini con i redditi più alti.

Insomma: al Sud sono state destinate sempre meno risorse, sia per gli investimenti sia per la spesa pubblica corrente. Nella retorica del dibattito politico si sono magari riaffermati spesso obiettivi mirabolanti, salvo poi ad operare nel concreto per ridurre gli investimenti e le spese di gestione corrente destinate al Mezzogiorno. Di converso, le regioni centro-settentrionali hanno assorbito risorse crescenti, sino a configurare un quadro di politica economica sostanzialmente antidistributivo, mentre la retorica della politica continuava a strombazzare la centralità delle azioni di riequilibrio regionale per favorire lo sviluppo del Mezzogiorno, determinando peraltro le vibrate proteste dei leghisti che reclamavano di smetterla con sprechi del tutto intollerabili di fiumi di risorse che andavano ad amministrazioni inefficienti. Piccolo particolare: era tutto falso, era invece in corso un processo sostanziale di inversione di tendenza davvero significativo, con una contrazione delle risorse disponibili per le politiche di sviluppo regionale e per gli interventi di sostegno al reddito.

Quello che è accaduto nel corso dell’ultimo decennio è una drastica redistribuzione di risorse verso il centro nord del Paese. E questo processo è ancora in corso. Nel luglio 2008 il Governo Berlusconi da un lato ha utilizzato circa 2 mliardi di euro disponibili per investimenti nelle infrastrutture di trasporto per la Calabria e la Sicilia per finanziare in parte, per il primo anno, la cancellazione dell’Ici su tutto il territorio nazionale, e dall’altro ha finanziato oltre la metà della dura manovra di bilancio per il primo triennio cancellando quasi otto miliardi di euro di fondi per la spesa in conto capitale per il mezzogiorno. Inoltre è stato definanziato il credito di imposta, rendendolo un intervento di efficacia quasi ridicola: alcune imprese dovranno aspettare sette anni dopo l’investimento per ottenerlo.

Tutto questo accade nel silenzio della politica. Ed anzi, continua la retorica sullo sperpero delle risorse pubbliche nelle regioni meridionali, fenomeno certamente esistente e diffuso, che però è servito come clava ideologica per realizzare un radicale riorientamento delle politiche regionali dalla regioni svantaggiate verso le regioni forti del Paese.

Gli esiti non sono stati però particolarmente fausti. Neanche la concentrazione degli interventi di sostegno pubblico verso le regioni forti è servita ad evitare che l’economia italiana ristagnasse sempre più, sino a giungere alla crisi dei nostri giorni.

Si è affievolita, sino quasi a scomparire, la centralità dell’interesse nazionale. Ogni attenzione è ai singoli, ai gruppi, alle piccole patrie. Non si ragiona più sulla riforma sanitaria, ma sul funzionamento dell’ospedale cittadino, non si ragiona sul potenziamento della scuola pubblica nazionale, ma si chiede un voucher per assicurare la migliore istruzione ai propri figli.

La questione meridionale torna ad essere una questione squisitamente politica, come lo era forse nelle note di Antonio Gramsci, o nella azione dei meridionalisti più avveduti del secolo passato. Però, nel deserto della politica italiana non si riescono a vedere segnali di ripresa di una iniziativa capace di dare nuovo fiato alla necessità di considerare l’interesse collettivo e nazionale come leva per un nuovo patto di cittadinanza. Ed in questa assenza, il rischio di una ulteriore marginalizzazione del Mezzogiorno è uno scenario tristemente probabile.

Friday, February 13, 2009

Risorsa Mezzogiorno. Una iniziativa per costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale.

Una nuova stagione di consapevolezza che faccia sentire alle popolazioni del Mezzogiorno i prodotti e le risorse naturali e culturali come proprie. Volano di una nuova stagione di sviluppo e occupazione ed elemento indispensabile per la qualità della vita.Nella concorrenza acerrima sull’agroalimentare e sul turismo è necessario dotare il Mezzogiorno di un supplemento d’anima, far pesare cioè nella competizione territoriale il senso della sfida collettiva.Del resto il principale limite delle campagne sulla tipicità è quello di restare confinate nei territori d’origine. Pubblicità ed eventi importanti rivolti essenzialmente alle popolazioni che già li conoscono.La nostra idea è agire sulla macroregione mezzogiorno coinvolgendo con informazione, formazione, tutela e promozione la società civile, i soggetti economici, gli enti locali in una rete virtuosa più forte.Vogliamo costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale a partire dalle risorse territoriali. La risorsa mezzogiorno: capitale umano, territorio e legami sociali.Gli strumenti di questo lavoro saranno da subito un portale web, una rivista, una guida delle eccellenze nascoste, seminari regionali, convegni ed eventi di massa.
(mandami un'opinione o sui commenti o alla mail pasqualeorlando1@gmail.com )

pasquale orlando news sociali: Risorsa Mezzogiorno. Una iniziativa per costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale.

Thursday, February 12, 2009

Parla il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli: �Il Meridione va inteso come risorsa, ma la politica deve avere un sussulto di moralit�.

LA NUOVA ROTTA PER IL SUD «Il Paese non crescerà se non insieme». Questa fu la forte provocazione lanciata nel 1989 dalla Chiesa italiana in un documento sul Mezzogiorno. «La "questione meridionale" non è più quella di una volta, cambiano i tempi e anche le terminologie», spiega il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, «ma le problematiche restano, pesando come macigni sulle nostre vite. È per questo che abbiamo voluto promuovere un convegno, in occasione del ventennale di quel testo, per fare il punto sulla situazione e proporre nuove sollecitazioni».
Eppure le spinte di un federalismo mal interpretato sembrano andare in una direzione opposta...«Il federalismo è un’occasione se è veramente solidale, poiché la crescita armonica del nostro Paese può avvenire soltanto a condizione che non entrino in gioco meccanismi che accentuino il divario fra aree diverse. Ciò che serve è un federalismo che riconosca le specificità, ma non esalti gli egoismi e gli antagonismi, che difenda le identità ma non enfatizzi le superiorità, che non smembri le parti del corpo ma le unisca nel richiamo delle comuni origini».Lei non ha, però, l’impressione che il Meridione venga oggi visto come un peso e non come una risorsa?«Effettivamente, in molti, il Mezzogiorno evoca l’idea del fallimento, della delusione, dell’impresa impossibile, non appassiona più le coscienze e le intelligenze. Tuttavia, le comunità del Sud, in ragione del Vangelo che professano e che grida la giustizia, non possono rassegnarsi. Anzi, è ancora più urgente che noi ci riappropriamo delle nostre radici per far crescere i rami più robusti. Il Sud ha risorse tali da poter essere orgoglioso di sé stesso».Qual è il primo passo da compiere in tale direzione?«Il Mezzogiorno ha certamente bisogno di aiuto per superare i propri travagli, ma innanzitutto deve chiedere a sé stesso di farsi protagonista del riscatto. La Chiesa del Sud si fa voce di questo futuro possibile e intende impegnarsi ancor di più per formare la coscienza religiosa, in modo da tradurla in coscienza civile, in un progetto di cambiamento personale e sociale. Per noi, vescovi meridionali, è anche un invito a lavorare maggiormente in comunione, evitando una certa frantumazione che in passato ci ha impedito di raggiungere molti obiettivi che ci eravamo prefissati».Ritiene che l’intera Chiesa italiana si senta interpellata da questa sfida? Se sì, come?«L’appello all’unità, invocata vent’anni fa come unica strada possibile per garantire uno sviluppo integrale della nazione intera, esprime il medesimo desiderio di comunione che la Chiesa, oggi, continua a far riecheggiare in un tempo di disfattismi. Tutti i vescovi italiani ne sono convinti. La nostra voce non può, però, restare una voce nel deserto. Occorre rilanciare una speranza che non sia semplice illusione, bensì la consapevolezza che siamo in grado di superare le enormi difficoltà che abbiamo dinanzi e che ben conosciamo. Io sono fiducioso che prima o poi ne scaturiranno frutti di bene».

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pasquale orlando news sociali: Parla il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli: �Il Meridione va inteso come risorsa, ma la politica deve avere un sussulto di moralit�.

Wednesday, January 28, 2009

Decreto anticrisi: Il Bonus famiglia resta com'�.

Decreto anticrisi: fiducia anche al Senato Marchionne: alla Fiat 60.000 posti in pericolo Calderoli: abbiamo già dato, Sacconi: vediamo

A Palazzo Madama dibattito blindato. Mercoledì atteso confronto sul futuro dell'auto al tavolo del governo. Il Bonus famiglia resta com'è.

Martina Aureli
Il governo ha posto anche al Senato la fiducia sul decreto anticrisi. Ma si era già capito alla vigilia che era questa l'aria che tirava. I tempi per l'approvazione del decreto scadevano, infatti, il 28 gennaio e in questo modo sia alla Camera che al Senato il decreto voluto dal ministro dell'Economia Tremonti è diventato inemendabile.
La scorsa settimana le commissioni Bilancio e Finanze di palazzo Madama avevano già bocciato tutti gli emendamenti (circa 400) e gli ordini del giorno presentati. Proprio per questo, in commissione il Partito democratico e l'Italia dei Valori non hanno partecipato alle votazioni sugli emendamenti e a quella sul mandato ai relatori Maurizio Saia e Riccardo Conti del Pdl a riferire in Aula.
La ragione della protesta, ha spiegato Giovanni Legnini (Pd) è stata "la totale indisponibilità del governo a qualsiasi modifica migliorativa del testo".
Anche il sottosegretario all'Economia, Luigi Casero, ha spiegato che "i tempi ristrettissimi di esame del decreto, prossimo alla scadenza, non consentono alcuna modifica".Da qui alla richiesta di porre in votazione il decreto con la blindatura della fiducia il passo è vrevissimo ed è stato compiuto per l'undicesima volta da questo governo.

Marchionne: senza aiuti alla Fiat 60.000 posti a rischio


Non arriverà dal decreto, del resto, la risposta a una crisi economica che si fa sempre più grave. Oggi l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, che non è solito drammatizzare, ha detto che "Il rischio che 60.000 lavoratori del comparto auto, in Italia, restino a casa se non ci sarà un intervento del governo, è reale". L'amministratore delegato della Fiat condivide la stima del segretario nazionale della Fim-Cisl Bruno Vitali e, a questo punto, sale l'attesa per le decisioni che verranno assunte al tavolo convocato per mercoledì dal governo.
Davanti a Palazzo Chigi ci saranno anche i lavoratori della Fiat e dell'indotto auto.
Al Lingotto arriva il commissario europeo Gunter Verheugen, che incontra Marchionne e visita lo stabilimento Iveco, mentre a Mirafiori si parla della crisi nelle assemblee.

Calderoli: incentivi alla Fiat? Abbiamo già dato

"Incentivi alla Fiat? Per quel che ci riguarda - afferma il ministro leghista per la Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli - mi sembra che si è già dato. Quella di mercoledì comunque è una riunione durante la quale il governo ascolterà le richieste ed i problemi legati al settore dell'auto. Raccoglieremo le proposte e dopo ne parleremo". "Dal governo - replica Marchionne - ci aspettiamo un intervento per tutto il settore dell'auto, che sta vendendo il 60% in meno dell'anno scorso. Non si tratta di aiutare la Fiat, ma di far ripartire un intero comparto produttivo e tutta l'economia".
Un po' diversa da quella di Calderoli, la posizione del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: "C'é un tavolo giustamente convocato per valutare le difficoltà di un grande settore e di tutta la sua filiera".
Anche gli industriali torinesi sollecitano sostegni e investimenti per il settore, "così come hanno fatto o stanno per fare tutti i paesi che hanno produzioni autoveicolistiche". "La presidente di Confindustria condivide le nostre considerazioni", afferma il presidente dell'Unione Industriale di Torino, Gianfranco Carbonato, che a Mantova ha incontrato Emma Marcegaglia per fare il punto in vista dell'incontro di mercoledì a Palazzo Chigi.


Il Bonus famiglia, a questo punto, resta così com'è

Intanto l'atteso e pubblicizzato Bonus famiglia diventa, quindi, effettivo e la scadenza per presentare le domande è al 28 febbraio. Toccherà, poi, all'Agenzia delle Entrate e al ministero dell'Economia dare ulteriori delucidazioni sui quesiti che si sono moltiplicati nelle ultime settimane.
Oggi, infatti, il decreto anticrisi approda al Senato alle 15, addirittura con una variazione al calendario di Palazzo Madama, che non prevede lavori in aula di lunedì.
Ma i tempi per l'approvazione del decreto sono strettissimi, visto che il provvedimento, blindato dalla maggioranza, scade il 28 gennaio, cioè dopodomani. La scorsa settimana le commissioni Bilancio e Finanze di palazzo Madama avevano bocciato tutti gli emendamenti (circa 400) e gli ordini del giorno presentati.
Proprio per questo, in commissione il Partito democratico e Italia dei Valori non hanno partecipato alle votazioni sugli emendamenti e a quella sul mandato ai relatori Maurizio Saia e Riccardo Conti del Pdl a riferire in Aula.
La ragione della protesta, ha spiegato Giovanni Legnini (Pd) è stata "la totale indisponibilità del Governo a qualsiasi modifica migliorativa del testo".
Anche il sottosegretario all'Economia, Luigi Casero, ha spiegato che "i tempi ristrettissimi di esame del decreto, prossimo alla scadenza, non consentono alcuna modifica".
Intanto in aula sono stati depositati circa 500 emendamenti all'intero provvedimento, ma è difficile che ne passi anche uno solo.
Altrimenti il decreto dovrebbe tornare alla Camera e non ci sarebbero i tempi per convertirlo in legge.

L'esempio della Camera: rimarrà tutto come ha deciso Tremonti

Rimarrà tutto come aveva deciso Tremonti. Col maxi-emendamento del governo, sottoposto alla fiducia della Camera, le fasce di reddito per il Bonus famiglia restano le stesse, troppo strette per la gran parte delle famiglie e favorevoli ai single o ai pensionati soli, ma non alle coppie che hanno dei figli. Altro che Bonus famiglia, insomma. L'unica novità, al momento, sembra negativa: sposta, infatti, dal 31 gennaio ai 28 febbraio il termine per la presentazione delle domande al datore di lavoro o all'Inps, per quanto riguarda i pensionati. Ma è convinzione diffusa, anche se non ancora accertata, che così facendo slitterà anche l'arrivo del Bonus in busta paga o sul libretto della pensione.
A questo punto, le possibilità di ripensamento da parte del governo sono minime, perché - una volta approvato in fretta e furia alla Camera - il decreto anticrisi arriverà blindato al Senato. E questa sarà una nuova ragione di malessere per i senatori, ma anche per chi si attendeva - dopo le promesse degli stessi parlamentari del Pdl - qualche significativa novità per le famiglie.

Il colpo di scena è una doppia beffa

Il colpo di scena sul bonus famiglia c'è, ma si traduce in una doppia beffa. Da un lato, infatti, i termini per la presentazione delle domande "scivolano" al 28 febbraio e questo vuol dire che nessuno vedrà il bonus fiscale né nella busta paga di gennaio, né in quella di febbraio. Forse farà la sua apparizione a marzo, ma il grosso si sposterà verso la primavera inoltrata. Altro che intervento per le famiglie in difficoltà a fine 2008.
Dall'altro, le fasce restano quelle fissate dal decreto anti-crisi, ampiamente criticate nelle settimane scorse, perché i fatti dimostreranno (com'è già accaduto per la Social card) che coprono una platea ben più ristretta di quella che è stata tanto pubblicizzata al momento del varo della misura.
Le famiglie anche con due soli figli faticheranno a entrare nei paletti di uno slalom pressocché impossibile se si cumulano i redditi familiari.

350 milioni di euro per gli assegnai familiari

Alessandro Pagano, il parlamentare siciliano del Pdl che aveva presentato un efficace emendamento per correggere le fasce di reddito del Bonus famiglia, cerca ora di mischiare le carte in tavola e dice che, comunque, in commissione è stato varato un aumento degli assegni familiari per 350 milioni di euro. Ma gli assegni sono stati estesi anche ai lavoratori autonomi, riducendone così drasticamente l'impatto, mentre il Forum delle associazioni familiari fa notare - giustamente - che non c'è paragone fra le cifre degli stanziamenti per il Bonus e per gli assegnai messe a confronto: da un lato oltre 2 milioni di euro (che, Social Card insegna) bisognerà vedere se verranno effettivamente spesi e dall'altra parte i 350 milioni appena messi in billancio.
Oltretutto le risorse verranno dai risparmi su un'altra inutile misure molto pubblicizzata al momento dell'inserimento del decreto anticrisi e rivelatasi del tutto inutile: quella sulla norma per gli aiuti ai mutuatari a tasso variabile, oltre il 4%, risibile nel momento in cui l'Euribor è calato (dati di ieri) 2,69%.
Per i mutui, è stata, invece, approvata la proposta di revisione sulle regole per la portabilità, con le tariffe dei notai che, rispetto al dimezzamento previsto nella stesura originaria, per le surroghe sono state azzerate. Spetterà loro solo il rimborso spese. Banche e intermediari finanziari non potranno applicare costi di alcun genere, anche in forma indiretta.

I pannolini per chi ha la Social Card

E' stato inserito, tra gli emendamenti approvati, anche un contributo per l'acquisto di pannolini e latte artificiale per i figli da 0 a 3 mesi. L'aiuto è riservato alla platea che ha già diritto alla social card.

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pasquale orlando news sociali: Decreto anticrisi: Il Bonus famiglia resta com'�.

Federalismo fiscale e mezzogiorno. Il testo approvato al Senato non risolve tutti i problemi.

Il provvedimento sul “federalismo fiscale” approvato dal Senato contiene alcune novità, frutto del confronto tra maggioranza e opposizione in commissione e in aula. Tuttavia, vi sono ancora questioni fondamentali irrisolte e scelte estremamente rischiose per il futuro del Mezzogiorno, che dovranno essere affrontate nel corso della discussione nell’altro ramo del Parlamento. Infatti, la posizione espressa da Tremonti – secondo cui è “impossibile dare i numeri” e, quindi, indicare concretamente le modalità di copertura finanziaria del disegno di legge, vanificando la necessità di scongiurare aumenti di tasse a danno dei cittadini – manifesta una grave nebulosità su un aspetto costitutivo del provvedimento. Infatti, l’art. 119 della Costituzione prevede, tra l’altro, che la somma delle risorse derivanti dai tributi nazionali e locali, nonché dal fondo perequativo, debba consentire “ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite”. Inoltre, la mancanza di qualsiasi collegamento ad un progetto di riforma delle istituzioni – che non può essere surrogato dalla Carta delle autonomie locali, la cui presentazione è stata solo annunciata da Calderoli – rende meno plausibile il percorso di una normativa, che rischia di scaricare sui livelli territoriali dello Stato la recessione del paese e i costi della riduzione inevitabile della spesa pubblica. Si dice che, in ogni caso, la crisi economica può rappresentare un’occasione per modificare nel profondo i meccanismi di impiego delle risorse pubbliche, che in questi anni hanno prodotto sperperi, malversazioni e inefficienze, soprattutto al Sud. Questo aspetto dell’assunzione piena di responsabilità da parte di chi ha il compito di governare l’amministrazione pubblica e di erogare servizi efficienti ai cittadini è di fondamentale importanza anche per avviare una nuova fase del meridionalismo, ma, alla luce dell’esperienza della fine dell’intervento straordinario, non sembra affatto scontato che il semplice taglio delle risorse finanziarie produca una riduzione del divario. Sorge il dubbio, allora, che per riformare profondamente il Mezzogiorno occorrano provvedimenti seri contro ogni forma di assistenzialismo e di spreco, accompagnati, però, da una politica in grado di rendere efficace l’azione delle istituzioni centrali e periferiche, visibile l’assunzione di responsabilità e credibile una prospettiva di superamento del dualismo. Questo è quanto prevede anche l’art. 119 della Costituzione, che recita testualmente: “Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni”. Non sembra che questa parte del dettato costituzionale abbia ricevuto ancora una risposta adeguata dal testo sul “federalismo fiscale”, che pure avrebbe il compito di attuarlo. Le novità del disegno di legge riguardano aspetti di un certo rilievo, come, ad esempio: il “patto di convergenza” su costi e fabbisogni standard, che, presentato con il DPEF, servirà a consentire il conseguimento degli obiettivi previsti attraverso azioni correttive; il sistema dei premi per le Regioni e gli enti territoriali che, a fronte di un elevato livello dei servizi, garantiscano una pressione fiscale inferiore alla media, nonché il sistema delle sanzioni, fino al commissariamento, per gli enti non virtuosi.

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Friday, January 16, 2009

Facebook e 'o prufessore Cutolo

L'allarme dell'esponente del Pd: mafia e camorra utilizzano il sito per farsi propaganda e creare proseliti



NAPOLI — Se pure fosse una goliardata, il presidente della commissione antimafia l'ha presa piuttosto male. L'ex ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, dopo aver ricevuto nella casella email del senato diverse comunicazioni riguardanti i gruppi di Facebook che inneggiano a noti camorristi, ha deciso di parlarne col ministro Maroni reputando «indispensabile che la polizia postale si occupi della questione». Lo riferisce la parlamentare del Pd Luisa Bossa, ex sindaca di Ercolano ed oggi componente della commissione antimafia, la quale ha scritto un'interrogazione a Maroni chiedendo «se siano previste unità specializzate all'interno della Direzione Investigativa Antimafia che si occupano specificatamente di infiltrazioni mafiose su internet». «Appare ormai evidente — scrive la parlamentare — che la mafia usa i mezzi moderni della comunicazione per scopi propagandistici e per crearsi le basi per i suoi affari criminali. Ne sono un esempio eclatante i numerosi gruppi nati su un social network diffusissimo come Facebook in onore di boss come Raffaele Cutolo, Totò Riina e Bernardo Provenzano. Questo fenomeno, denunciato anche dal Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, non va sottovalutato. Si tratta di una vera e propria infiltrazione mafiosa». L'ex sindaca di Ercolano, più volte impegnata nella difficile lotta ai clan già durante il suo mandato, ha parlato col presidente Pisanu della questione Facebook. Pisanu ha risposto: «Incontrerò Maroni per decidere su cosa fare nell'immediato futuro. Credo che occorra attivare la polizia postale. Al ministro ho consegnato personalmente la lista dei siti antimafia che mi hanno inviato comunicazioni relative di gruppi filo-camorristici ». «Ho fatto il sindaco in una zona di camorra per diversi anni — commenta Luisa Bossa — E' mortificante, dopo tutto il lavoro fatto sulla legalità, dopo tutto l'impegno profuso per far crescere una generazione più sana insieme con le scuole, le parrocchie e le agenzie educative, vedere questi siti internet aperti a tutti in cui, per scherzo o per serietà, si inneggia ai capi della criminalità organizzata».


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Monday, January 12, 2009

Colpo di scena sul bonus famiglia

Colpo di scena sul bonus famiglia, rinviati i termini al 28 febbraio: doppia beffaLo sconto fiscale arriverà solo in primavera, mentre le fasce di reddito non si toccano.di Martina Aureli Il Salvagente.
Il colpo di scena sul bonus famiglia c'è, ma si traduce in una doppia beffa. Da un lato, infatti, i termini per la presentazione delle domande "scivolano" al 28 febbraio e questo vuol dire che nessuno vedrà il bonus fiscale né nella busta paga di gennaio, né in quella di febbraio. Forse farà la sua apparizione a marzo, ma il grosso si sposterà verso la primavera inoltrata. Altro che intervento per le famiglie in difficoltà a fine 2008.Dall'altro, le fasce restano quelle fissate dal decreto anti-crisi, ampiamente criticate nelle settimane scorse, perché i fatti dimostreranno (com'è già accaduto per la Social card) che coprono una platea ben più ristretta di quella che è stata tanto pubblicizzata al momento del varo della misura.Le famiglie anche con due soli figli faticheranno a entrare nei paletti di uno slalom pressocché impossibile se si cumulano i redditi familiari.350 milioni di euro per gli assegnai familiariAlessandro Pagano, il parlamentare siciliano del Pdl che aveva presentato un efficace emendamento per correggere le fasce di reddito del Bonus famiglia, cerca ora di mischiare le carte in tavola e dice che, comunque, in commissione è stato varato un aumento degli assegni familiari per 350 milioni di euro. Ma gli assegni sono stati estesi anche ai lavoratori autonomi, riducendone così drasticamente l'impatto, mentre il Forum delle associazioni familiari fa notare - giustamente - che non c'è paragone fra le cifre degli stanziamenti per il Bonus e per gli assegnai messe a confronto: da un lato oltre 2 milioni di euro (che, Social Card insegna) bisognerà vedere se verranno effettivamente spesi e dall'altra parte i 350 milioni appena messi in billancio.Oltretutto le risorse verranno dai risparmi su un'altra inutile misure molto pubblicizzata al momento dell'inserimento del decreto anticrisi e rivelatasi del tutto inutile: quella sulla norma per gli aiuti ai mutuatari a tasso variabile, oltre il 4%, risibile nel momento in cui l'Euribor è calato (dati di ieri) 2,69%.Per i mutui, è stata, invece, approvata la proposta di revisione sulle regole per la portabilità, con le tariffe dei notai che, rispetto al dimezzamento previsto nella stesura originaria, per le surroghe sono state azzerate. Spetterà loro solo il rimborso spese. Banche e intermediari finanziari non potranno applicare costi di alcun genere, anche in forma indiretta.I pannolini per chi ha la Social CardE' stato inserito, tra gli emendamenti approvati, anche un contributo per l'acquisto di pannolini e latte artificiale per i figli da 0 a 3 mesi. L'aiuto è riservato alla platea che ha già diritto alla social card.Il testo lunedì va in aula, forse con la fiduciaIntanto, nel pomeriggio di sabato, le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno dato via libera al decreto legge anticrisi che lunedì approderà all'esame dell'Aula. I deputati della maggioranza hanno espresso parere favorevole, con un'unica votazione, a un ultimo pacchetto di emendamenti. Pd, Idv e Udc non hanno votato a favore del mandato al relatore e non hanno approvato l'ultimo pacchetto di novità introdotte.Il deputato dell'Udc, Gian Luca Galletti, ha però spiegato di non condividere il metodo (una sola votazione su una serie di proposte): "Avrei preferito voti distinti", ha infatti detto in commissione, esprimendo poco dopo alcuni pareri favorevoli sui singoli emendamenti.Critico il Pd: il governo lascia solo il paese"Il governo lascia solo il paese. Le misure sono assolutamente inadeguate. Le famiglie, le imprese, i lavoratori sono abbandonati in uno dei momenti più difficili della storia italiana": lo afferma il capogruppo del Pd in commissione Bilancio Pier Paolo Baretta, al termine dei lavori delle Commissioni parlamentari sul decreto legge anticrisi."Non vogliamo fare allarmismi - dice ancora Pier Paolo Baretta - ma il testo che esce dalle commissioni ricalca quello approvato dal governo ed è del tutto insufficiente a rispondere alle necessità del paese".Fra i capitoli che lasciano più dubbi al Pd, "quello relativo alle norme sul trasferimento dei rami d'impresa. Si tratta - spiega Baretta - di una misura pensata per Alitalia e che viene generalizzata dal decreto. Noi avevamo presentato un emendamento soppressivo, ma non è stato accolto e così resta la norma varata dal governo, che apre un vulnus gravissimo perché tutte le imprese potranno scomporre gli assetti societari senza tutele per i lavoratori".Perplessità poi dal Pd anche sul capitolo del massimo scoperto: la stretta introdotta infatti "é ancora troppo morbida", spiega Baretta.Resta, infine, il dubbio se il governo porrà la fiducia:Il ministro per i rapporti con il Parlamento, Vito, dice che è prematuro pronunciarsi sulla fiducia, ma aggiunge che sicuramente il governo rispetterà "il lavoro svolto nelle commissioni così come è stato rispettato l'impianto originario del provvedimento".


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DL ANTICRISI: BAIO-BOBBA (PD), BONUS FAMIGLIE INADEGUATO

DL ANTICRISI: BAIO-BOBBA (PD), BONUS FAMIGLIE INADEGUATO
(ASCA) - Roma, 12 gen - ''Il bonus famiglie non e' per le famiglie. Il decreto anticrisi appena licenziato dalla commissione bilancio della Camera e' inadeguato a far fronte alla crisi economica delle famiglie, soprattutto quelle con figli minori e numerose''. Lo affermano i parlamentari del Pd Emanuela Baio e Luigi Bobba, commentando l'articolo apparso ieri su Avvenire ed oggi sul Corriere della Sera.''La famiglia con figli minori, quella con disabili e anziani a carico, dove si fa fatica ad arrivare a fine mese, dove si concentra la poverta' non e' nemmeno sfiorata da questo provvedimento, che invece - sostengono i due parlamentari - si rivolge ai single o alle coppie senza figli con redditi bassi. Per questo Governo sposarsi e avere figli significa avere carichi fiscali ed essere svantaggiati economicamente, in alcuni casi vuol dire essere poveri''.''Avevo gia' fatto presente in commissione lavoro il 16 dicembre scorso - prosegue Bobba- che la parametrazione utilizzata non poteva soddisfare i bisogni delle famiglie, anzi crea una del tutto ingiustificata discriminazione tra chi convive e chi e' regolarmente sposato con figli''. E continua Baio ''A due giorni dall'inizio del VI incontro mondiale delle famiglie a Citta' del Messico, organizzato dal Pontificio Consiglio della Famiglia, dove saro' presente per il Senato, avrei voluto portare una testimonianza forte della politica italiana, che evidenzi un'azione significativa nei confronti di chi decide di prendere delle responsabilita' nei confronti della societa', sposandosi e creando una famiglia orientata sulla stabilita' e sui figli, di chi crede nell'articolo 29 della Costituzione e vede la famiglia come vero tessuto primario della societa'. Un'altra importante occasione persa''.''Ci si aspettava una sferzata importante per ridare fiducia alle famiglie- concludono i parlamentari- ma i dati del CAF della Cisl parlano chiaro ed evidenziano che solo il 18% dei nuclei familiari potra' beneficiare del bonus, mentre il paradosso finale e' che di questa percentuale la maggior parte di beneficiari e' formata da coppie conviventi, in quanto potranno presentare una doppia richiesta e quindi usufruire di un bonus doppio. La centralita' della famiglia per questo Governo serve solo per gli spot elettorali e quando si tratta di fare politiche concrete il centrodestra e' single''.


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Monday, December 22, 2008

“Rosetta provaci!”

Le Acli di Napoli al sindaco Jervolino: “Rosetta provaci!”

Napoli, 22 dicembre 2008 – A margine di un incontro per lo scambio degli auguri di buon Natale, il presidente provinciale delle Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) Pasquale Orlando ha augurato alla città “una nuova fase di lavoro politico-amministrativo teso al bene comune.” Orlando, dopo aver rimarcato l’importante ruolo occupato dal mondo del sociale organizzato per contrastare l’illegalità, la marginalità, l’individualismo che si fanno sempre più strada anche in una città come Napoli ha dichiarato che le Acli “confidano nelle scelte di Rosa Russo Iervolino.”


"La difficile situazione di Napoli non ha facili vie d'uscita. – ha detto Orlando - Serve un lavoro serio fondato su valori forti e programmi condivisi. E’ necessario risalire la china per ricreare un clima di fiducia nella gente e nell’attuale caos sarebbe da pazzi perdere una delle poche personalità al di sopra di ogni sospetto. Provaci Rosetta, decidi di proseguire il cammino intrapreso e compi le tue scelte per il rinnovamento della giunta in totale autonomia. Come avrebbe scritto il Manzoni, adelante con juicio.”

Le Acli nelle scorse ore hanno riunito tutti gli operatori del Patronato per fare il punto sulle scadenza legate alla Social Card e al Bonus Famiglia. Al termine della riunione di lavoro, dipendenti, iscritti e dirigenti delle Acli partenopee (che contano circa trentamila soci di sistema) hanno brindato all’imminente Natale.


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pasquale orlando news sociali: “Rosetta provaci!”

Friday, December 19, 2008

SOCIAL CARD: ACLI, ANCORA POCHI GIORNI PER RICARICARLA. Chiesta la proroga.

Mancano solo pochi giorni di tempo e centinaia di migliaia di persone potrebbero perdere la possibilita' di vedersi ricaricare sulla propria Carta Acquisti i 120 euro previsti dal Governo come finanziamento retroattivo. L'allarme e' lanciato dalle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, che per venire incontro alle richieste di assistenza dei cittadini terranno aperti gli sportelli dei Caf Acli anche tra Natale e Capodanno.
Secondo quanto previsto dal provvedimento del Governo, gli arretrati del 2008 - cioe' i 40 euro dei mesi di ottobre, novembre e dicembre - saranno versati solo sulle Carte di chi presenta la domanda alle Poste entro il 31 dicembre. Finora le Card consegnate sono state piu' di 300mila, con un ritmo di elaborazione di circa 30mila al giorno. Ma la platea di beneficiari prevista era di oltre 1 milione di cittadini.

''Il rischio - afferma Paola Vacchina, presidente nazionale del Caf Acli - e' che centinaia di migliaia di cittadini, soprattutto i piu' ''bisognosi'' che stanno affollando i nostri sportelli, perdano un contributo di 120 euro che gli spetterebbe invece di diritto. Il rimborso retroattivo dei tre mesi - spiega - era stato pensato immaginando l'attivazione della Carta Acquisti dal 1 ottobre.

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SOCIAL CARD: ACLI, ANCORA POCHI GIORNI PER RICARICARLA. Chiesta la proroga.

Wednesday, November 26, 2008

Il governo invia la lettera per la social card.

Il ministro dell'Economia: «Non vogliamo identificare una parte sociale». A regime costerà allo Stato circa 450 milioni di euro
ROMA
La social card, la carta sociale per i più poveri, servirà anche per accedere automaticamente alle tariffe sociali dell’Enel, oltre che per gli acquisti di prima necessità. Lo ha chiarito il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi di presentazione della carta. «Serve - ha spiegato Tremonti - per accedere alle tariffe sociali dell’Enel, le tariffe sociali già c’erano, ma diventa automatico: si può usare questo supporto per avere in modo automatico le tariffe sociali».

La social card sarà come un anomimo bancomat di color azzurro e quindi «non segnerà socialmente i portatori: non vogliamo identificare una parte sociale. È una polemica nella quale non vogliamo entrare - sottolinea - noi pensiamo che a questi soggetti 40 euro servono, fanno la spesa di beni di consumo di base. È una carta anonima quindi nessuno può dire che segna socialmente i portatori. Abbiamo immaginato un supporto anonimo, una normale carta di pagamento elettronico azzurra. Un supporto assolutamente anonimo in alternativa rispetto alla distribuzione fisica di denaro perchè - spiega - su questo supporto si possono aggiungere anche altre voci».

«A regime la "social card" varrà 40 euro al mese, più altri sconti con le catene convenzionate. Pensiamo che su questo strumento - aggiunge il ministro - possano essere applicate altre voci addizionali di beneficio e di sconto. L'iniziativa peserà sulle casse dello Stato per 450 milioni di euro. La prima fase di applicazione, da ottobre a dicembre di quest’anno, verrà finanziata con un minima quota della Robin Hood tax. A regime costerà 450 milioni di euro», ha detto Tremonti.

«Tra ieri e oggi sono partite già 300mila lettere e ne saranno inviate altre 150mila al giorno sino a raggiungere tutti i beneficiari. Trecentomila lettere, che sono l’estratto dei nostri archivi, sono state recapitate da Poste tra ieri e oggi - ha spiegato Tremonti - 150mila lettere al giorno partiranno nei prossimi giorni. Il nostro obiettivo è terminare il prima possibile. Il gran totale dovrebbe essere 1 milione e 300mila persone più o meno». Tremonti ha infatti chiarito che forse non tutti i beneficiari saranno raggiunti perchè magari non risultano negli archivi, ma il ministro ha assicurato che chi ritiene di rientrare nei parametri stabiliti potrà andare alle Poste e chiarire la propria posizione.


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I governatori del sud ed il taglio dei fondi

Sarà la paura di non avere più capacità politica di intervento, sarà il timore di non aver più risorse da investire, così come anche la preoccupazione di perdere il consenso popolare, ma il paventato taglio delle risorse per il Mezzogiorno per un valore pari a 2,3 miliardi, ha finalmente visto un´azione comune di importante protesta politica da parte di tutti i governatori delle regioni meridionali.
Il segnale da cogliere? Che è arrivato il momento di far sentire con un´unica voce l´esigenza dello sviluppo del Mezzogiorno.
Stavolta non si tratta di "piagnistei" di meridionali e meridionalisti ancorati ad un superato e vetusto auspicio per la ripresa dell´intervento straordinario per il Mezzogiorno. Si tratta invece di definire al meglio le politiche finanziarie dello Stato di qui ai prossimi anni, e le risorse da investire e destinare al Sud.
In un momento in cui la crisi finanziaria globale sta coinvolgendo anche l´economia reale penalizzando famiglie ed imprese, e la riduzione dei consumi è sotto gli occhi di tutti, il taglio delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate, contribuisce ad aggravare le previsioni di recessione che vedono le regioni meridionali in testa alla infelice classifica.
Il Fas contribuisce alle spese di gestione, quelle correnti, importanti anche per la copertura dei buchi delle amministrazioni locali. Costituisce, dunque, uno zoccolo duro di risorse non destinate alle politiche addizionali per lo sviluppo. Gli interventi di riduzione di questi valori penalizzano ancor di più una situazione già difficile di per se stessa.


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Thursday, November 20, 2008

Istituzioni per un giorno al capezzale dell'infanzia

pasquale orlando news sociali: Istituzioni per un giorno al capezzale dell'infanzia: "MINORI
- Istituzioni per un giorno al capezzale dell'infanzia

Celebrazione istituzionale ai massimi livelli della Giornata mondiale per i diritti dell'infanzia. Messaggio di Napolitano, interventi di Fini e Berlusconi. Per il presidente della Camera 'una societ�che non pensa abbastanza ai bambini, che ne ignora le domande, che ne calpesta i diritti e non si impegna a fondo contro violenza e sfruttamento, �una societ�senza avvenire''.

- Meno pubblicit�. La presidente della Commissione parlamentare infanzia, Mussolini chiede 'che meno pubblicit�bombardi i minori: ogni ora in tv 45 spot; 35 mila all'anno, di cui 6.000 alimentari. E poi ci lamentiamo del rischio obesit�.

- Adozioni ai single e pi�veloci. Quindi apre alle adozioni da parte dei single e annuncia una proposta di legge entro novembre: 'adozione responsabile da parte di chi �benestante e pu�adottare anche bambini pi�grandi togliendoli dall'istituto; richiesta del consenso dei minori anche sotto i 14 anni; tempi ridotti'. 'pi�trasparenza per le adozioni internazionali'."

Sunday, November 16, 2008

La rivoluzione ambientale: differenze tra U.S.A. e Italia

Con la nuova leadership americana la differenza tra Italia ed Usa in termini di giustizia climatica non è soltanto un problema di abbronzatura. Ed il tema è drammaticamente importante.
Il segretario dell’ONU Ban Ki Moon ha dichiarato al Forum mondiale di Davos che la guerra del Darfur è nata da una crisi ecologica dovuta alla carenza di fonti di acqua potabile. Il rapporto 2007 sullo sviluppo umano delle Nazioni Unite calcola che i bambini al di sotto di 5 anni nati durante una siccità hanno una probabilità tra il 35 e il 50 percento maggiore di essere malnutriti.


pasquale orlando news sociali: La rivoluzione ambientale: differenze tra U.S.A. e Italia

Brunetta esagera e poi uno si butta a sinistra.

Statali/ Brunetta: Fannulloni a sinistra,Cgil irresponsabile
Epifani: "Ne dia prova, se non lo fa è un bugiardo"


Montecatini Terme, 16 nov. (Apcom) - Dove stanno i fannulloni Per il ministro Renato Brunetta "spesso stanno a sinistra", e la polemica divampa. Il titolare del dicastero della Pubblica Amministrazione ha infiammato la giornata conclusiva del congresso dei 'Circoli del Buongoverno' di Marcello Dell'Utri: "Stiamo cambiando l'Italia", ha affermato dal palco di Montecatini Terme, rivendicando tra l'entusiasmo e gli applausi scroscianti della platea di aver "toccato i santuari del potere della sinistra" con una riforma orientata all'efficienza che "non poteva non turbare i sogni dei fannulloni".

Brunetta ha ricordato che il sistema dei servizi pubblici, malgrado le negligenze dello Stato e dei dirigenti, "è andato avanti sul buonsenso, sull'orgoglio, sull'onore, sul senso di responsabilità di tanti dipendenti pubblici che hanno continuato comunque a fare il loro mestiere", e che il ministro ha ringraziato. I suoi nemici, ha affermato, non sono i cittadini ("Il Paese è con me!", ha detto fra gli applausi), e forse nemmeno i sindacati "che pensavano di essere i fichi del bigoncio" e ora si trovano spiazzati. Contro di lui, ha spiegato, c'è solo "un pezzo del Paese", ovvero "il Paese delle rendite e dei poteri forti, quello dei fannulloni, che spesso stanno a sinistra". Un dolore per lo stesso Brunetta, che ha ribadito di sentirsi uomo di sinistra, "un socialista che sta in Forza Italia".

Il socialista del Ps Bobo Craxi, commentando l'intervento, ha definito "superficiali e faziose" le considerazioni sugli statali, a dimostrare "la mancanza di serenità e di equilibrio necessari a svolgere il compito di ministro". Perplesso anche il ministro ombra del Pd Linda Lanzillotta, secondo cui la lotta ai fannulloni non può essere "nè di destra nè di sinistra", e se diventerà il pretesto per uno 'spoil system' politico "la nostra opposizione e la nostra azione di denuncia - ha affermato - saranno durissime".

A tuonare è stato, soprattutto, il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, intervistato da Lucia Annunziata a 'In Mezz'ora': "Ci dia prova di quello che afferma, perché se non lo fa è un bugiardo", ha detto alle telecamere di Raitre.

Proprio la Cgil, poco prima, era stata attaccata dallo stesso Brunetta per l'atteggiamento tenuto nella vertenza del pubblico impiego: "In una democrazia bisogna tener conto anche di loro, ma il 7-14% mi sembra ben lontano dal 51%, e quindi si va avanti", aveva detto della partecipazione allo sciopero: "In un momento così difficile - aveva aggiunto Brunetta - il sindacato dovrebbe avere una attitudine responsabile e costruttiva. Cisl, Uil, e altri sindacati l'hanno avuta: la Cgil non l'ha ancora, spero che ce l'abbia".

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Friday, November 14, 2008

La Corte Europea condanna l'Italia per l'et�pensionabile delle donne

ROMA - La Corte di Giustizia Europea ha condannato l'Italia per il regime pensionistico dei dipendenti pubblici che prevede che le donne vadano in pensione a 60 anni, mentre gli uomini a 65. Pronunciandosi sulla base di un ricorso della Commissione Europea, la Corte del Lussemburgo osserva che viene così violato "il principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore". Infatti la pensione viene calcolata, osserva la Corte, sulla base degli anni di servizio prestati e in base all'ultimo stipendio del dipendente pubblico. E quindi, costringendo le donne ad andare in pensione cinque anni prima degli uomini, le si condanna inevitabilmente a percepire una pensione inferiore. La Corte ha respinto l'argomentazione italiana secondo la quale la fissazione di un'età diversa a seconda del sesso è giustificata dall'obiettivo di eliminare discriminazioni a danno delle donne. Infatti andare in pensione prima, ritengono i giudici lussemburghesi, "non compensa gli svantaggi ai quali sono esposte le carriere dei dipendenti pubblici donne e non le aiuta nella loro vita professionale né pone rimedio ai problemi che possono incontrare nella loro vita professionale". Pertanto la legge 23 ottobre 1992 n.421, che definisce il regime pensionistico dei dipendenti pubblici, andrebbe riformata, dal momento che ha istituito "un regime professionale discriminatorio", e viola il principio generale della parità di trattamento, garantito dall'art.141 CE (ma anche dalla Costituzione italiana).

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Immigrazione: plauso a parole Napolitano e Fini

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"L'incontro al Quirinale con i 'nuovi cittadini italiani'


Roma, 13 novembre 2008 - Apprezzamento e gratitudine da parte delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani per la parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che nel corso dell'incontro al Quirinale con i 'nuovi cittadini italiani' ha definito l'immigrazione 'fattore di freschezza e di forza per la nazione italiana'. Soddisfazione anche per quanto affermato dal presidente della Camera Gianfranco Fini che ha dichiarato 'maturi i tempi per una nuova legge sulla cittadinanza'.

�Non possiamo non condividere le parole del Capo dello Stato - ha detto il presidente delle Acli Andrea Olivero - che ha avuto il coraggio di presentare il tema dell'immigrazione come risorsa per il nostro Paese, in tempi di parole folli, proposte demagogiche e azioni deprecabili nei confronti dei cittadini stranieri�."

Primo Forum Nazionale del Turismo Sociale

Paestum 15-16 novembre 2008
Napoli 22 novembre 2008
Un approccio di sistema per lo sviluppo sostenibile del turismo sociale in Campania
organizzato dalla FITUS Campania (Federazione Italiana Turismo Sociale)

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pasquale orlando news sociali: Primo Forum Nazionale del Turismo Sociale

Monday, November 10, 2008

Dopo giorni di lettura del discorso di Barak Obama rileggiamoci "I have a dream" di Martin Luter King

E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.

Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.

Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

Ma non soltanto.

Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.

Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.

E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: "Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente".


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pasquale orlando news sociali: Dopo giorni di lettura del discorso di Barak Obama rileggiamoci "I have a dream" di Martin Luter King

Friday, November 07, 2008

Finanza etica, finanza reale

Un sistema finanziario eticamente orientato avrebbe retto meglio alla crisi in corso(da Aesse 11 2008)
In molti oggi si chiedono se la drammatica crisi finanziaria ed economica che stiamo vivendo si sarebbe potuta evitare. Una cosa è certa: le regole, che pure c’erano, non sono state sufficienti. Devono essere riscritte con l’obiettivo di rendere trasparente il mercato, fermare la speculazione, favorire processi di sviluppo che siano legati con i territori e con le persone. Proprio come fa da anni – anche in Italia – la finanza etica. Nella ricerca di un modello che sappia coniugare etica ed economia, non è necessario partire da zero. L’esperienza maturata in questi anni da istituti come Banca Etica mette a disposizione un patrimonio di iniziative e progetti finanziati e realizzati che coniuga creazione di valore economico e valore sociale.Il capitalismo senza guinzaglio ha prodotto una delle crisi più profonde del sistema economico dell’ultimo secolo. Questa crisi ha reclamato un deciso intervento degli Stati che hanno tardivamente messo la mano pubblica negli affari privati andati male. Ci ritroviamo ora con voragini finanziarie per tappare le quali si utilizzano soldi dei cittadini.


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pasquale orlando news sociali: Finanza etica, finanza reale

Registro dei clochard, ''sindrome da marciapiede lucido''

pasquale orlando news sociali: Registro dei clochard, ''sindrome da marciapiede lucido'': "SENZA DIMORA – Registro dei clochard, ''sindrome da marciapiede lucido''
No alla schedatura per le persone senza dimora: la Fiopsd prende posizione in merito all’emendamento della Lega al ddl sicurezza che prevede un registro per i clochard presso il Viminale. Pezzana: “La mancanza di residenza anagrafica comporta l'invisibilit�burocratica amministrativa e l'impossibilit�di veder riconosciuti diritti fondamentali”. E chiede: “non possiamo che dedurre che tale registro sia anche il modo per concedere a qualunque persona senza dimora una prestigiosa residenza anagrafica in Piazza del Viminale 1”."

Thursday, October 30, 2008

Idee per una Halloween meno macabra

HALLOWEEN: INGHILTERRA, DALLA CHIESA ANGLICANA IDEE PER UNA FESTA MENO MACABRA.

I risultati del sondaggio sono stati resi noti ieri in una cerimonia nella cattedrale di Manchester: dopo i genitori i mestieri più gettonati, scelti da una lista di venticinque professioni suggerite dagli stessi bambini, sono i vigili del fuoco e i soldati. “Questo sondaggio aiuterà i giovani a scoprire quali sono gli eroi che li circondano ogni giorno." Fase successiva della campagna “Halloween Choice Campaign”, a questo punto, è quella di organizzare feste e incontri dove i bambini anziché vestirsi da mostri indosseranno le divise dei loro eroi e gireranno per le case raccogliendo fondi per la charity.



Il lavoro più “eroico”, per i bambini britannici, sarebbe quello del genitore. E’ quanto emerge da un sondaggio via internet realizzato all’interno della campagna “Halloween Choice Campaign” e promosso per reinventare Halloween e renderla una festa meno macabra.






pasquale orlando news sociali: Idee per una Halloween meno macabra

Friday, October 24, 2008

L'arcivescovo di Napoli su Facebook

alle ventidue di oggi ha già 227 amici (ci sono anch'io)
L'arcivescovo di Napoli su Facebook: piazza virtuale per avvicinare i giovaniSi è iscritto da 3 giorni, ora ha 17 amici. Ne aspetta tantiNAPOLI - Chi storceva il naso di fronte al boom di Facebook, il social network più accorsato del momento, ora dovrà ricredersi e, con tutto il rispetto, farsi il segno della croce. Perché tra le faccine della community, da un paio di giorni c'è anche quella del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe. Grande comunicatore, sua eminenza, che di quartieri e strade ne attravrsa tanti a piedi, ha subito fiutato che quella era una piazza reale, altro che virtuale, da non disertare. Ha preso tastiera e fotina e si è iscritto al sito www.facebook.com.

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pasquale orlando news sociali: L'arcivescovo di Napoli su Facebook

Tuesday, October 21, 2008

La Carta sociale (social card) arriva con Babbo Natale. Nel frattempo prepara i documenti (ISEE)

Economia domestica: arriva la carta sociale, via libera del Garante. Ecco come funziona

La carta sociale, prevista dalla legge 133 del 2008, pensata per le famiglie che hanno un basso reddito, ha ricevuto il “via libera” del Garante per la Privacy.

In arrivo dunque circa 1,2 milioni di tesserine che secondo il Garante, non sarà personalizzata, non riporterà il nome del titolare e non sarà diversa da una comune carta di credito, né nel formato, né nelle caratteristiche.

* COME FUNZIONA

La card sarà caricata ogni due mesi con un importo complessivo annuale di 480 euro e sarà destinata ai cittadini residenti che hanno più di 65 anni e un reddito inferiore ai 6000 euro.

Come detto sarà una carta acquisti magnetica (Bancomat) che si potrà utilizzare su un circuito telematico (esempio: pagare nei supermercati che hanno i Pos).

Ne beneficeranno anche le famiglie, con lo stesso reddito, in cui sia presente un bambino di età inferiore ai tre anni.

Non fa parte del calcolo del reddito (sempre fissato a 6mila euro) la prima casa, ma è escluso chi ha altre abitazioni di proprietà, più di un autoveicolo o un patrimonio mobiliare superiore a 15mila euro.

La situazione di disagio dovrà essere autocertificata mediante il modello Isee: i cittadini che compileranno i moduli di richiesta della carta dovranno ricevere un’informativa chiara sull'uso che verrà fatto dei loro dati personali, sulle modalità di trasmissione e sui diritti riconosciuti dalla normativa, di accesso, aggiornamento e rettifica dei dati.

Questo permetterà di tutelare la loro privacy soprattutto nel caso utilizzino la carta per l’acquisto di prodotti alimentari o per il pagamento delle bollette.

* I TEMPI

Chi ha diritto riceverà una lettera di spiegazioni.

Presso gli sportelli di Poste Italiane, dal 1 al 31 dicembre, potranno essere presentate le domande.

Chi la presenterà riceverà direttamente la carta.

Successivamente, una volta verificato il possesso dei requisiti, verrà accreditato l’importo di tre mesi: ottobre, novembre e dicembre 2008.


pasquale orlando news sociali: La Carta sociale (social card) arriva con Babbo Natale. Nel frattempo prepara i documenti (ISEE)

La Carta sociale (social card) arriva con Babbo Natale. Nel frattempo prepara i documenti (ISEE)

Economia domestica: arriva la carta sociale, via libera del Garante. Ecco come funziona

La carta sociale, prevista dalla legge 133 del 2008, pensata per le famiglie che hanno un basso reddito, ha ricevuto il “via libera” del Garante per la Privacy.

In arrivo dunque circa 1,2 milioni di tesserine che secondo il Garante, non sarà personalizzata, non riporterà il nome del titolare e non sarà diversa da una comune carta di credito, né nel formato, né nelle caratteristiche.

* COME FUNZIONA

La card sarà caricata ogni due mesi con un importo complessivo annuale di 480 euro e sarà destinata ai cittadini residenti che hanno più di 65 anni e un reddito inferiore ai 6000 euro.

Come detto sarà una carta acquisti magnetica (Bancomat) che si potrà utilizzare su un circuito telematico (esempio: pagare nei supermercati che hanno i Pos).

Ne beneficeranno anche le famiglie, con lo stesso reddito, in cui sia presente un bambino di età inferiore ai tre anni.

Non fa parte del calcolo del reddito (sempre fissato a 6mila euro) la prima casa, ma è escluso chi ha altre abitazioni di proprietà, più di un autoveicolo o un patrimonio mobiliare superiore a 15mila euro.

La situazione di disagio dovrà essere autocertificata mediante il modello Isee: i cittadini che compileranno i moduli di richiesta della carta dovranno ricevere un’informativa chiara sull'uso che verrà fatto dei loro dati personali, sulle modalità di trasmissione e sui diritti riconosciuti dalla normativa, di accesso, aggiornamento e rettifica dei dati.

Questo permetterà di tutelare la loro privacy soprattutto nel caso utilizzino la carta per l’acquisto di prodotti alimentari o per il pagamento delle bollette.

* I TEMPI

Chi ha diritto riceverà una lettera di spiegazioni.

Presso gli sportelli di Poste Italiane, dal 1 al 31 dicembre, potranno essere presentate le domande.

Chi la presenterà riceverà direttamente la carta.

Successivamente, una volta verificato il possesso dei requisiti, verrà accreditato l’importo di tre mesi: ottobre, novembre e dicembre 2008.

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Sunday, October 19, 2008

LE PAROLE DEL PAPA A POMPEI HANNO UN VALORE SIMBOLICO ALTISSIMO NELLA NOSTRA TERRA MARTORIATA"

pasquale orlando news sociali: LE PAROLE DEL PAPA A POMPEI HANNO UN VALORE SIMBOLICO ALTISSIMO NELLA NOSTRA TERRA MARTORIATA": "'LE PAROLE DEL PAPA A POMPEI HANNO UN VALORE SIMBOLICO ALTISSIMO NELLA NOSTRA TERRA MARTORIATA'
Lo afferma Pasquale Orlando, presidente delle Acli di Napoli
Napoli, 19 ottobre 2008 - 'L'invito di Sua Santit�Benedetto XVI a non scendere a compromessi assume un valore simbolico altissimo visto anche che �stato pronunciato a Pompei, nella provincia di Napoli, un territorio dove le troppe contiguit�con il malaffare e con il crimine organizzato rappresentano una ferita ancora aperta.' Lo afferma il presidente delle Acli di Napoli Pasquale Orlando, commentando le parole del Papa, in visita pastorale ad uno dei principali santuari mariani italiani.
'Il Papa ha, ancora una volta, tutto il nostro affetto filiale e la nostra gratitudine di cristiani impegnati quotidianamente. - continua Orlando - Il suo richiamo alla carit�, forza irresistibile che veramente manda avanti il mondo, rappresenta un ulteriore sprono alla nostra attivit�quotidiana nei circoli, nei nuclei aziendali, nei punti dove incontriamo le famiglie, gli anziani, gli immigrati, gli emarginati.'"
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Friday, October 17, 2008

SCUOLA - Alunni stranieri: "Semi-sconosciute le linee guida del ministero"

pasquale orlando news sociali: SCUOLA - Alunni stranieri: "Semi-sconosciute le linee guida del ministero": "- Classi separate. Il ministro Gelmini difende la mozione della Lega: 'Una questione didattica, non di razzismo'. Genitori di disabili in corteo: ''No alle classi-ghetto''. Il Cidis: ''No all'apprendimento in situazioni di segregazione. La proposta della Lega cancella anni di esperienze, seppure perfettibili''. Cesa (Udc): ''Classi separate vergognose, inseriamo piccoli gruppi''. Opera Nomadi: ''Oggi come 40 anni fa. Bambini rom ghettizzati a scuola''."

Monday, October 13, 2008

Scuola, scure dei tagli su 30 Comuni . scrivi un sms al Presidente Napolitano.

pasquale orlando news sociali: Scuola, scure dei tagli su 30 Comuni . scrivi un sms al Presidente Napolitano.:

"�CREDO proprio che andremo al ricorso alla Corte costituzionale�. � una mossa gi�annunciata nei giorni scorsi dalla Toscana, ma ci stanno pensando anche molte altre Regioni e la Campania, per bocca del suo assessore regionale Corrado Gabriele, non sar�da meno nell�alzare il muro costituzionale contro l�ultima sortita del ministro Gelmini sul fronte dei tagli scolastici.
Si tratta della soppressione di scuole piccole, al di sotto dei 50 alunni, nei singoli paesi, o di plessi che per�risultino singolarmente al di sotto dei 500 alunni. Oltre 4000 sedi scolastiche da eliminare, di cui circa il dieci per cento in Campania (e cio�400 quasi 400 istituti), anche se Cgil una proiezione si spinge a ipotizzare che le sedi a rischio siano quasi 570."
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Saturday, October 11, 2008

Tempo di iscrizione all'Universit�. Prepara l'ISEE.

Ise/Isee: cosa sono e a cosa servonoL’ISE (indicatore situazione economica) è il risultato di un sistema di calcolo, ideato dallo Stato Italiano, che valuta con equità (ISEE) le reali condizioni economiche delle famiglie, tenendo conto anche del patrimonio dei cittadini.
DA CHI E PER COSA VIENE RICHIESTA L’ATTESTAZIONE ISE/ISEE ?dai Comuni, per agevolazioni rispetto a tributi locali (come la TARSU), alle rette delle mense scolastiche, alla riduzione di quote per soggiorni turistici rivolti agli anziani, per la concessione dell’assegno di maternità e dell’assegno a nuclei familiari nei quali sono presenti almeno tre figli minori.dalla TELECOM per la riduzione del canone di abbonamento telefonico.dalle Università per la riduzione delle tasse universitarie.dagli Enti locali (Comuni, Province e Regioni) per buoni di acquisto dei libri scolastici.dalle Agenzie Territoriali per la casa in merito alla determinazione dei canoni di locazione.per l’accesso a prestazioni socio economiche da parte della Pubblica Amministrazione e del Servizio Sanitario Nazionale.
COSA BISOGNA FARE PER OTTENERE L’ATTESTAZIONE ISE/ISEE DAL CAF ACLI?
L’attestazione ISE/ISEE viene rilasciata GRATUITAMENTE dal Caf Acli dopo aver provveduto a redigere, sulla base della documentazione esibita e di quanto dichiarato dal cittadino, la Dichiarazione Sostitutiva Unica (D.S.U.) che viene sottoscritta dall’interessato.Elaborati i dati esposti nella dichiarazione, il Caf Acli rilascia l’attestazione, valida per tutti i componenti del nucleo familiare e che dovrà essere consegnata all’ente o amministrazione che concede il beneficio o la prestazione richiesta dal cittadino.

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Thursday, October 09, 2008

Elettori, non sudditi

pasquale orlando news sociali: Elettori, non sudditi: "In tempi di crisi economica, di fronte all’impoverimento di tante famiglie – in difficolt�ad arrivare a fine mese, a pagare i mutui per l’acquisto della casa o gli affitti e le bollette salite alle stelle – sembra un po’ strano parlare di legge elettorale.

Si rischia di essere percepiti lontani dai problemi, appassionati di “politichese” piuttosto che attenti alla realt�che ci circonda. Lo sanno bene i partiti politici, che approfittando con realismo di questo disinteresse generale, stanno pensando di completare il memorabile “porcellum” di tre anni or sono con la riforma anche della legge elettorale per le Europee. E di apporre qualche modifica solo formale alla attuale legge elettorale, per evitare il referendum che, rinviato lo scorso anno, rimane una scadenza ineludibile per il mondo politico italiano.

Eppure il tema non pu�essere passato sotto silenzio, perch�da esso dipende in misura non secondaria il futuro del nostro Paese. Non �indifferente poter scegliere il proprio rappresentante in Parlamento tra due o pi�candidati, vagliandone la biografia, le capacit�, le idee. Come potrebbe un cittadino diversamente sentirsi protagonista e non suddito?"

Wednesday, October 08, 2008

Anche in Italia c'�razzismo. Che fare?

pasquale orlando news sociali: Anche in Italia c'�razzismo. Che fare?: "Sui fatti di cronaca che si succedono in questi giorni in alcune citt�italiane del Nord e del Sud ci stiamo interrogando un po’ tutti. Sui giornali e nelle televisioni sembrano rimbalzare le stesse preoccupazioni: ma siamo davvero diventati razzisti? Che fine sta facendo la nostra civilt�? Possiamo ancora dirci un Paese a prevalente tradizione cristiana?
� a queste domande che vorrei cercare di rispondere, stimolato dai ben noti episodi di intolleranza accaduti a Castelvolturno come a Milano, a Parma come nel quartiere romano di Tor Bella Monaca.
Che la strumentale politica di sicurezza adottata dal governo in carica non stia dando i risultati promessi prima delle elezioni appare del tutto evidente. Accusare tuttavia l’attuale governo di essere rimasto immobile sul tema della sicurezza sarebbe altrettanto lontano dal vero. Il problema allora �pi�profondo e ci induce a prendere atto che la popolazione italiana sia del tutto simile nei suoi comportamenti verso gli stranieri e i diversi a ci�che accade da tempo in tanti altri Paesi del mondo ma che fino a ieri suscitava la nostra meraviglia e rafforzava inconsciamente la pretesa di essere un popolo diverso, pi�tollerante e accogliente."

Tuesday, October 07, 2008

Emigrante? No! Turista.

Le ACLI e il CTA di Napoli prendendo spunto dalla famosa frase del grande Massimo Troisi organizzano una serie di gite gratuite riservate agli immigrati che lavorano a Napoli.
"Tanti lavoratori stranieri lavorano a Napoli senza sosta in tanti settori. Noi delle ACLI ne conosciamo tanti grazie ai nostri servizi di collocamento colf, sportello immigrazione e patronato acli.- afferma Pasquale Orlando, presidente delle ACLI di Napoli- vogliamo far sì che conoscano le bellezze di napoli e provincia per sentirsi non solo lavoratori ma anche cittadini".
Il CTA (centro Turistico acli) e le ACLI di Napoli nell'ambito di un progetto di sostegno all'associazionismo di promozione sociale ( legge 383) hanno deciso di combattere il clima montante di xenofobia con una azione di integrazione e inclusione sociale.
"A volte servono piccole cose- dice Pasquale Orlando- viaggiare insieme e apprezzare il territorio per amarlo e tutelarlo, ma anche ringraziare con una azione concreta chi lavora per il nostro benessere a partire dalle tante badanti che sostengono le nostre famiglie".

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Saturday, October 04, 2008

Il federalismo fiscale in 22 articoli

Ventidue articoli, due anni di tempo, un obiettivo: legare il più possibile le tasse al territorio in modo che sia alimentato e nutrito dalla tasse versate da chi vive e lavora. Al tempo stesso, poichè ci sono regioni più ricche e altre più povere, creare un sistema di compensazione per garantire comunque una media distribuzione di ricchezza. Evitando, così, anche un mare di sprechi. La riforma del federalismo fiscale (oggi il via al ddl) punta infatti a "responsabilizzare i centri di spesa" (gli enti locali), alla trasparenza dei meccanismi finanziari e al controllo dei cittadini sugli eletti e sui propri amministratori pubblici. 24 mesi di tempo. Il governo s'impegna nei prossimi 24 mesi a definire l'autonomia finanziaria di Comuni, Province, città metropolitane e Regioni come previsto dall'articolo 119 della Costituzione. Per questo il ministro Tremonti parla di riforma "obbligata" relativamente al dettato costituzionale. Commissione paritetica. Cabina di regia del federalismo fiscale è la Commissione paritetica. L'organismo avrà il compito di riordinare l'ordinamento finanziario di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni attraverso ricerche e ed elaborazione di dati su finanze e tributi. Un'analisi di come si forma il bilancio dell'ente locale, delle spese, dei costi e delle entrate e di come deve cambiare. Conferenza permanente. E' il coordinamento della finanza pubblica per "monitorare eventuali scostamenti dagli obiettivi di finanza pubblica, verificarne attuazione ed efficacia" e "proporre criteri per il corretto utilizzo del fondo perequativo".


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