Sunday, October 08, 2017

pasquale orlando news sociali : SIAMO TUTTI BISCARDI da un testo di Beniamino Pla...

pasquale orlando news sociali : SIAMO TUTTI BISCARDI da un testo di Beniamino Pla...: Eccipuo. Le considerazioni che seguono non hanno alcun valore scientifico, culturale e meno che mai accademico. Si riferiscono alla più f...

Monday, October 02, 2017

pasquale orlando news sociali : I poveri angeli dei poveri

pasquale orlando news sociali : I poveri angeli dei poveri: Luigino Bruni da Avvenire sabato 30 settembre 2017 Il dovere verso i prossimi non è confinato soltanto a coloro che vivono accant...

Monday, September 25, 2017

pasquale orlando news sociali : Giornata delle aree interne con Futuridea.

pasquale orlando news sociali : Giornata delle aree interne con Futuridea.: Si è tenuta Venerdi 22 Settembre presso la Camera di Commercio di Benevento la “Giornata delle Aree Interne” organizzata da Futuridea ...

pasquale orlando news sociali : AL NOSTRO BIVIO CON L'ECO DEI TAMBURI DI TRAIANO d...

le foto di Ponte Rotto....



AL NOSTRO BIVIO CON L'ECO DEI TAMBURI DI TRAIANO di Paolo Rumiz


Quasi un sommergibile sotto di noi, il terreno è pieno di tesori sepolti Nemmeno un archeologo ha percorso la strada in questo modo
Ululano nel vento i ponteggi dell’arco di Traiano. I teloni di copertura, strattonati dalle raffiche, sbattono come una vela di fiocco durante una strambata. La formidabile struttura in pietra sembra posseduta dagli spiriti ed è come se l’intera provincia di Benevento volesse svelarci il senso del suo nome. È ancora una donna a condurci per mano nelle meraviglie del passato, l’archeologa Luigina Tomay, allertata dal tam-tam. Non ci ha dato nemmeno il tempo di mollare gli zaini e siamo già quassù con lei, in un dedalo di scalette e tubi Dalmine, a vedere un arco romano da vicino come non ci è capitato mai. Credevamo che la protezione ce lo allontanasse, e invece eccoci a pochi centimetri da una folla di sacerdoti, tribuni e legionari illuminati dalla luce color senape del tramonto.
«Quest’arco è solo la punta dell’iceberg della romanità in questo luogo», spiega la nostra guida. «Gran parte del resto è nascosto e riusato in altri edifici. Lo capirete in via San Filippo, dove una facciata medievale è fatta quasi interamente con resti romani assemblati a caso». Ai tempi dell’impero, Benevento era il cuore dell’Italia antica, oggi c’è da chiedersi come abbia fatto a ritrovarsi lontana da tutto. Eppure basterebbe quest’arco per capirne l’importanza. Fotogrammi che ti arano l’anima. Il toro che piega il collo e un uomo a torso nudo che affonda il coltello, mentre altri tengono fermo l’animale. La plebe con i figli in braccio che fa la fila per ricevere i contributi alimentari. L’interminabile trionfo di Traiano dopo la vittoria sui Daci. Ne puoi sentire i tamburi.
L’arco sulla nostra strada rappresenta il bivio, la scelta. Iniziato a costruire nel 114 dopo Cristo, esso segna e celebra l’inizio dell’Appia numero due, chiamata appunto “traiana”, che raggiungeva Brindisi con un tragitto più breve e costiero. Tutto ci spingerebbe in quella direzione. La maggiore evidenza della traccia, le pietre miliari magnificamente conservate, i monumenti. Ma noi non cerchiamo il facile. Vogliamo trovare la Numero Uno, anche se si ridurrà a una linea nel grano. Brindiamo in un bar all’aperto alla linea che non deflette, e intanto sul decumano i Sanniti passano con profili di bronzo nell’ultimo sole che arroventa il selciato in controluce e disegna ombre lunghe come nelle notti bianche del grande Nord. Contro l’ombra delle case, i candidi piumini di pioppo, ancora illuminati, generano una scintillante nevicata fuori stagione.
… Il mattino dopo è tutto rondoni, praterie nel vento e cielo pulito, peluria di campi di grano punteggiata di papaveri, accesi come rossi abat-jour nella prima luce. Ma la giornata si annuncia difficile. Avremo pochissimi segni certi per proseguire, tranne un ponte romano rotto sul fiume Calore. Fuori Benevento il terreno è un dedalo di colli e masserie, e il nostro tragitto diventa subito la risultante di una serie di errori e tentativi. Riccardo consulta le mappe, scende in mezzo alle ortiche, supera roveti regolare come un diesel ma leggero come un trapezista. Desiste, risale, riprova, e sempre riesce a venire a capo dei terreni più difficili, col Gps che gli conferma l’allineamento con il decumano di Benevento. Al suo confronto, noi siamo caterpillar nel fango.
La direttrice nel frumento è così perfetta che Irene si diverte a camminare a occhi chiusi nel silenzio. L’Appia è un sommergibile sotto di noi, la sentiamo coi piedi, e il terreno è pieno di tesori sepolti. “Vendesi terreno con ruderi, metri quadrati 18 mila, tel. 348. eccetera”, sta scritto su un cartello. La vista ti ubriaca, siamo sulla schiena dell’Appennino. Essicatoi di tabacco, noceti, grano e vento. Ma il cemento è sempre in agguato: in zona San Nicola Manfredi l’Appia diventa un deserto vialone asfaltato con lampioni in mezzo al nulla, un costo di 2.824 mila euro che grida vendetta all’erario ma ti assicura che “la tua Campania cresce in Europa”. In località Calvi un cartello stradale ci riconforta e dice “Appia antica”, dunque non brancoliamo nel buio. È lì che inizia la lunga discesa verso il fiume Calore. Siamo più o meno alla metà del viaggio. La chiave di volta, il Ponte Rotto, un segno dato per sicuro da tutti gli archeologi. Peccato che accanto al ponte rotto non ci sia nessun ponte nuovo e la strada finisca. Si preannuncia il guado, il passaggio dipende solo dall’altezza dell’acqua. Scendiamo lietamente oltre l’ultima masseria e un mandriano che ci chiede preoccupato dove andiamo, Marco risponde ridendo: «Se non ci vede tornare vuol dire che siamo passati. O siamo morti».
...
Il ponte sorge all’improvviso da una foresta di pioppi centenari. Un’unica arcata è ancora in piedi, ma quanta dignità in quei piloni superstiti che hanno resistito a duemila anni di piene nonostante il totale abbandono. In qualsiasi altro Paese un monumento simile sarebbe segnalato e consolidato, ma non in Italia. Ma l’abbandono ha i suoi lati positivi. Siamo assolutamente soli, potremmo essere in una valletta afghana. L’acqua è fredda, pulita, e bassa abbastanza per consentirci il guado.
E il guado diventa un battesimo, una comunione forse, che certifica il primato del viaggiatore a piedi. «Mi sento fesso e contento», mormora l’irpino Ciriello addentando un panino sui ciottoli dell’altra riva. Anche la nostra guida è felice, ormai non resta che la salita verso il passo di Mirabella.
«Dì la verità Riccardo — gli chiedo — in quanti hanno già fatto questo viaggio?» Lui: «Nessuno. Siamo i primi. A quanto ne so non esiste archeologo che di recente abbia fatto l’Appia a questo modo. E questa è una strada che può fare solo un viaggiatore a piedi». Non l’ho mai visto così sicuro di sé.




pasquale orlando news sociali : AL NOSTRO BIVIO CON L'ECO DEI TAMBURI DI TRAIANO d...: le foto di Ponte Rotto.... AL NOSTRO BIVIO CON L'ECO DEI TAMBURI DI TRAIANO di Paolo Rumiz Quasi un sommergibil...

Friday, September 22, 2017

Paolo Rumiz al Ponte Appiano. un racconto per il domani.

Sabato 23 settembre, ore 18, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, Paolo Rumiz terrà una “lezione” ai piedi del Ponte Appiano, l’affascinante ponte-viadotto fatto costruire dall’imperatore Traiano per consentire la prosecuzione della via Appia da Capua a Brindisi.
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“Ma eccolo, il ponte, oltre un boschetto di pioppi centenari. […] Un’unica arcata è ancora in piedi, il resto sono piloni mozzi pieni di commovente dignità […]. L’abbandono è totale […] al punto che, se non si interviene a breve, in poco tempo il ponte non ci sarà più”. Sono le parole che Paolo Rumiz ha dedicato al Ponte rotto sul fiume Calore nel suo libro sull’Appia, edito da Feltrinelli, spiegando (soprattutto ai giovanissimi) che i beni storici, artistici ed archeologici non sono necessariamente eterni. Il Ponte rotto, come ricorda Rumiz, ha vinto le piene di molti secoli, ma contro il pericolo dell'oblio la battaglia è davvero ardua.
E proprio contro tale pericolo, sabato alle ore 18.00, in concomitanza con le Giornate Europee del Patrimonio, Paolo Rumiz si recherà ai piedi del ponte (che condivide i territori di Calvi, Apice e San Giorgio in provincia di Benevento, di Venticano, Bonito e Mirabella in provincia di Avellino) per tenere una “lezione”: in verità un vero e proprio storytelling, introdotto da Aglaia McClintock (docente di Diritto romano presso l’Università del Sannio) e accompagnato dalle musiche originali del Notturno Concertante (band del rock progressive italiano).
Il racconto di Paolo Rumiz si inserisce in un percorso progettuale ben preciso. I Comuni di Calvi, Venticano, San Giorgio del Sannio, Ceppaloni ed Apollosa – che condividono il tratto sannitico-irpino della via Appia – hanno stipulato un protocollo d’intesa indirizzato a mantenere alta l’attenzione su un bene storico-archeologico di particolare valore, quale è appunto il Ponte Appiano sul fiume Calore. La costruzione, come si sa, s’impose presto quale crocevia di genti nonché come asse di sviluppo per l’economia antica di tutta l’Italia meridionale. Inserito in un affascinante contesto ambientale e naturalistico, il Ponte abbisogna tuttavia di un importante lavoro di recupero, onde evitarne la “scomparsa”. Di qui, allora, l’organizzazione di una manifestazione culturale di rilievo, che si traduce nei fatti in un vero e proprio programma di valorizzazione. Il proposito generale è quello di rileggere il passato storico del territorio di riferimento, offrendolo alle esigenze culturali di visitatori e turisti. Collegare territori, agevolare scambi, generare incontri è l’intento prioritario del progetto; dibattiti, incontri, lezioni, premi, presentazioni, concerti, rappresentazioni teatrali, mostre, visite guidate, invece, sono alcuni degli strumenti prescelti per raggiungere l’obiettivo.
Insomma, un percorso storico-culturale ben meditato, che nel prossimo week-end propone l’incontro con un narratore d’eccezione: Paolo Rumiz.
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Paolo Rumiz - Giornalista e scrittore italiano triestino. Inviato speciale del "Piccolo" di Trieste, quindi editorialista di "La Repubblica", ha seguito gli eventi politici che a partire dagli anni Ottanta hanno prodotto profonde trasformazioni nell’area balcanica, pubblicando a seguito di questa esperienza il reportage Maschere per un massacro (1996), e successivamente ha documentato gli eventi bellici verificatisi in Afghanistan dal 2001. Appassionato viaggiatore di viaggi lenti e consapevoli, effettuati a piedi o con mezzi di fortuna, indagatore delle terre di confine e dei luoghi dimenticati, ha percorso itinerari sconosciuti al turismo di massa, soprattutto nell'Est europeo, nel profondo Nordest italiano, lungo il fiume Po. Di questo girovagare animato da ideali minimi e chiari, e degli incontri che ne sono derivati con un mondo di personaggi autentici e di territori strani e meravigliosi, ha dato conto con uno stile asciutto e fotografico, che non si compiace mai di sé stesso ma tende a restituire con immediatezza e semplicità il vissuto, in numerosi libri, tra cui occorre citare almeno: Danubio. Storie di una nuova Europa (1990); La leggenda dei monti naviganti (2007); Tre uomini in bicicletta (con F. Altan, 2008); L'Italia in seconda classe (2009); Trans Europa Express (2012); Morimondo (2013); Come cavalli che dormono in piedi (2014); entrambi nel 2015, La cotogna di Istanbul. Ballata per tre uomini e una donna (da leggere soltanto ad alta voce) e Il Ciclope; Appia (2016). Sito ufficiale della manifestazione www.oltreisentieri2017.it
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Il Ponte Appiano (noto anche come Ponte rotto sul fiume Calore) - Trait d’union dell’intera manifestazione è il Ponte Appiano, noto anche come Ponte rotto sul fiume Calore. Esso è uno spettacolare ponte-viadotto di epoca romana, i cui resti ci dicono che era lungo circa 142 metri e alto (nella parte centrale) circa 13 metri. Voluto probabilmente dall’imperatore Traiano, il ponte consentiva materialmente il passaggio della via Appia dal Sannio all’Irpinia, per giungere a Venosa, Taranto e Brindisi. Facile immaginare, dunque, la ragione per cui la costruzione s’impose presto come asse di sviluppo per l’economia antica di tutta l’Italia meridionale (su tale tragitto, infatti, circolavano i numerosi prodotti che dalla Grecia giungevano a Roma).


Thursday, September 21, 2017

pasquale orlando news sociali : Fondo politiche sociali: via libera al riparto 201...

pasquale orlando news sociali : Fondo politiche sociali: via libera al riparto 201...: Fondo politiche sociali: via libera al riparto 2017 di 277 mln in Conferenza Unificata La Conferenza Unificata ha dato l'intesa sul r...

Monday, May 22, 2017

a Fap ACLI di Napoli ha partecipato al Cammino di...



La Fap ACLI di Napoli ha partecipato al Cammino di Pace e Riconciliazione tra Benevento e Pietrelcina





“Dal Mezzogiorno d’Italia, in ideale collegamento con l’Esperienza della Perugia-Assisi, facciamo nostro l’Appello della Campagna Nazionale “Ero Straniero: l’umanità che fa bene”. 
Anche quest'anno la Fap ACLI di Napoli ha partecipato al Cammino di Pace e Riconciliazione tra Benevento e Pietrelcina dedicato all'accoglienza e alla solidarietà. 
E' stata una festa di popolo quella che è partita  in piazza Santa Sofia.  la Marcia della Pace denominata quest'anno: "Niente Paura: Accoglienza, Dialogo e Solidarietà", una manifestazione  organizzata e promossa dalle Acli di Benevento assieme al Comune di Benevento, al Comune di Pietrelcina, oltre che all'Arcidiocesi di Benevento e l'adesione di un ampio fronte civile e religioso.

Il tragitto, lungo circa 13 chilometri, concluso nel paese natale del santo delle Stimmate tanto amato da milioni di fedeli.  Al termine della manifestazione il gruppo della Fap ACLI di Napoli si è recato a Piana Romana località dove il santo ricevette le Stimmate per partecipare alla Santa Messa e riflettere su luoghi ricchi di spiritualità.
Accogliere i migranti – afferma la nota della FAP ACLI di Napoli– non è un atto di carità, ma di giustizia sociale, per essere noi cittadini del Mondo. Nei primi mesi del 2017 sono morte in mare troppe persone. Per questo, in sintonia con l’enciclica “Populorum progressio”, crediamo che la fraternità si presenti sotto un triplice aspetto: dovere di solidarietà, cioè l’aiuto che le nazioni ricche devono prestare ai paesi in via di sviluppo; dovere di giustizia sociale, cioè il ricomponimento in termini più corretti delle relazioni commerciali tra popoli forti e popoli deboli; dovere di carità universale, cioè la promozione di un mondo più umano per tutti, un mondo nel quale tutti abbiano qualcosa da dare e da ricevere, senza che il progresso degli uni costituisca un ostacolo allo sviluppo degli altri.
L’incontro con la diversità, con persone, culture e religioni differenti – si legge nell’appello sottoscritto da decine di associazioni– pone al centro del dibattito politico la questione irrisolta della convivenza con l’altro. Per questo, abbiamo scelto la fraternità come valore etico e paradigma politico capace di rispondere alle esigenze della nostra epoca e di affermare una nuova idea di bene comune per tutti gli uomini.
È fondamentale, pertanto, seguire le indicazioni di Papa Francesco che ha detto: “nelle comunità dobbiamo declinare i quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. È proprio in una società plurale, in cui avviene l’incontro e il confronto con l’alterità, che la fraternità può diventare il terreno concreto in cui testimoniare la cultura della pace. A tal fine, in particolare, le istituzioni locali si aprano a pratiche di accoglienza intelligenti e solidali.
Un’attenzione particolare – ha ribadito il segretario della Fap ACLI partenopea Pasquale Orlando – deve essere poi rivolta verso i minori migranti che, tra i soggetti deboli, sono quelli che meritano le cure più grandi. Essi dipendono in tutto dalla comunità degli adulti, per i quali, molto spesso, la scarsità di risorse finanziarie diventa impedimento all’adozione di adeguate politiche di accoglienza, di assistenza e di inclusione. Di conseguenza, invece di favorirne l’inserimento sociale o programmi di rimpatrio sicuro e assistito, si tenta solo di impedire il loro ingresso, favorendo così il ricorso a reti illegali, rimandandoli nei Paese d’origine senza assicurarsi che ciò corrisponda al loro effettivo “interesse superiore”.
Nella nostra civilissima Europa, in Italia, nelle terre in cui viviamo, quest’illegalità non solo transita, ma mette radici, si alimenta, si trasforma e trova nuovi canali e nuovi affari per prosperare e riprodursi.
Per questa ragione, noi camminiamo per la Pace e la Pacificazione sociale. Anche noi eravamo stranieri e tocca a noi accogliere, dialogare e fare solidarietà senza avere Paura.
Essere operatori di pace non significa, infatti, evitare i conflitti, ma attraversarli in modo positivo praticando scelte di nonviolenza.
Di fronte alla sfida del terrorismo e al permanere del ricorso alla guerra, – conclude il documento del cammino– la scelta di non ricorrere alla violenza diventa una pre-condizione della pace e un impegno che rende coerente e radicale il modo di incarnare la fraternità nella “terra di Caino” dove troppo sangue è stato già versato e dove per spezzare le catene dell’odio e della vendetta possiamo usare soltanto la cultura della riconciliazione”.







FAP ACLI NAPOLI: la Fap ACLI di Napoli ha partecipato al Cammino di...: “Dal Mezzogiorno d’Italia, in ideale collegamento con l’Esperienza della Perugia-Assisi, facciamo nostro l’Appello della...

Sunday, April 30, 2017

pasquale orlando news sociali : Fap Acli Napoli: 1 maggio e dialogo tra le generaz...





Una celebrazione del primo maggio dedicata a chi il lavoro non ce l’ha, a chi rischia di perderlo, a chi per esso ha perso la propria vita. E’ questo il pensiero della Fap ACLI napoletana nella ricorrenza della festa dei lavoratori.
“Siamo a fianco di quanti rischiano il licenziamento, con un pensiero speciale a tutte le vittime di incidenti sul lavoro. 
La solitudine dei lavoratori soprattutto quelli precari e irregolari, la maggior parte giovani e immigrati, rappresenta un ostacolo alla diffusione della cultura della sicurezza e della responsabilità, facilitando al contrario il prodursi di situazioni rischiose. Ma- ricorda Pasquale Orlando- è una solitudine che riguarda oggi tutti i lavoratori, vittime di una deriva individualistica che ha intaccato il lavoro e i lavoratori così come la società intera. 
Bisogna allora recuperare e ricostruire quella radice di socialità del lavoro, che nella storia ha significato diritti di cittadinanza, giustizia sociale e solidarietà. È questa la ragione per cui riteniamo importante rilanciare e promuovere anche in futuro i valori della mutualità, della cooperazione e della solidarietà, che da sempre si collegano alla cultura dei lavoratori. 
In particolare il segretario Pasquale Orlando  ricorda l'impegno della Fap napoletana  per creare un link generazionale teso alla creazione di nuovo lavoro per i giovani attraverso il volontariato dei pensionati e degli anziani. Vogliamo fare di più  per segnalare il grave disagio per la disoccupazione giovanile che spesso viene imputata ai pensionati che al contrario sostengono economicamente e volontariamente le famiglie italiane. 
Con il rilancio della nostra campagna "il tuo talento per il nuovo lavoro" vogliamo contribuire a costruire opportunità di lavoro per i ragazzi e le ragazze attraverso la formazione e la creazione d'impresa"a partire dal 1 Maggio che per i cattolici è anche la festa di S.Giuseppe Artigiano, uomo del lavoro e massimo protettore della famiglia.
Furono proprio le Acli, poco più di 60 anni fa, a chiedere che la Chiesa ‘battezzasse’ il primo maggio come festa cristiana dei lavoratori. E fu Papa Pio XII, il 1° maggio 1955, davanti ad una folla sterminata di aclisti convenuti a Roma da ogni parte d’Italia per il primo decennale dell’associazione, ad annunciare in Piazza San Pietro l’istituzione della festa liturgica di ‘S. Giuseppe Artigiano’, per dare un protettore ai lavoratori e un senso cristiano alla festa del lavoro. ‘L’Osservatore Romano’ ne dava così notizia: ‘La presenza di Cristo e della Chiesa nel mondo operaio. Il 1° Maggio solennità cristiana’.


pasquale orlando news sociali : Fap Acli Napoli: 1 maggio e dialogo tra le generaz...: Una celebrazione del primo maggio dedicata a chi il lavoro non ce l’ha, a chi rischia di perderlo, a chi per esso ha perso la prop...