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Tuesday, April 01, 2008

Elezioni: le proposte delle Acli internazionali

Da Londra il documento della Fai: riorganizzare i servizi consolari; approvare il disegno di legge sull'assegno di solidarietà; riformare il quadro normativo per l'insegnamento dell'italiano all'estero; sostenere l'associazionismo con benefici e agevolazioni

Roma, 1 aprile 2008 - «La legislatura appena conclusa ha avviato un processo positivo per i cittadini italiani residenti all'estero. Un processo che deve essere confermato dal prossimo importante e decisivo appuntamento elettorale». Si apre con giudizio favorevole sulla XV legislatura, quella che ha visto per la prima volta in Parlamento i rappresentanti degli italiani all'estero, il documento delle Acli internazionali sulle prossime elezioni politiche, presentato oggi a Londra in un incontro tra i dirigenti europei dell'associazione. La Fai, la Federazione delle Acli internazionali, «giudica positivamente», in particolare, «sebbene le difficoltà siano state numerose, l'attività legislativa che i parlamentari eletti nelle circoscrizioni estere hanno espresso in un arco di tempo così breve».


Il documento, che invita i cittadini italiani residenti all'estero ad una «convinta partecipazione al voto», segnala ai candidati obiettivi e priorità per «rafforzare i diritti di cittadinanza, rappresentanza e partecipazione» degli emigrati italiani, quelli di lunga data ma anche le nuove generazioni.


La Fai parte dalla richiesta di una riorganizzazione - anziché riduzione - dei servizi consolari per gli italiani nel mondo, per «aumentare il livello di efficienza» non solo con un ampio ricorso alle tecnologie, ma con un «cambiamento culturale» basato sui i principi della «meritocrazia, formazione e valutazione». Per garantire i diritti pensionistici, fiscali e di assistenza sanitaria ai connazionali che vivono fuori dell'Italia, con un'attenzione particolare alle fasce più emarginate e meno abbienti, le Acli chiedono al prossimo Parlamento «l'approvazione, non più rinviabile, del disegno di legge sull'assegno di solidarietà». Si propone la «riforma del quadro normativo per l'insegnamento della lingua italiana all'estero», che favorisca la creazione di «percorsi compiuti e unitari di formazione, dai livelli di base a quelli più alti, e rivolti non solo agli italiani e ai discendenti ma anche agli autoctoni».


«L'associazionismo degli italiani all'estero rappresenta una ricchezza e un patrimonio per l'Italia», sostiene la Fai, che invita per questo a sostenere, anche sul piano legislativo il diritto dell'associazionismo in termini di benefici e agevolazioni: «La proposta di legge, già giacente in Parlamento, sul riconoscimento nell'ambito della Legge 383/2000 dell'associazionismo nazionale, di promozione sociale che opera all'estero, è uno dei provvedimenti più significativi da sostenere». Sul piano del lavoro, le Acli chiedono per le comunità italiane «opportunità di formazione continua adeguate alle necessità formative delle nazioni di accoglienza», «interventi di qualificazione, riqualificazione e aggiornamento delle conoscenze e delle competenze, con un occhio di particolare attenzione verso i giovani e la loro integrazione scolastica e professionale nei Paesi in cui vivono».


«I nostri connazionali all'estero - dice il presidente delle Acli e della Fai Andrea Olivero - sono una risorsa eccezionale, finora poco utilizzata perché non compresa - per la promozione della qualità italiana, del made in Italy». Nella competizione internazionale dei mercati e dei prodotti, «l'Italia ha la carta in più rappresentata dal network di presenza italiana nel mondo». Il Sistema Italia -spiega il documento della Fai - deve essere promosso e valorizzato a livello mondiale facendo leva sui suoi capitali umani e produttivi d'eccellenza, che comprendono anche le comunità all'estero e la nuova dimensione dell'emigrazione incarnata dai giovani italiani laureati che all'estero occupano spesso posizioni di grande rilievo. «C'è un'Italia nel mondo che si afferma nelle Università e nell'imprenditoria: a questi protagonisti occorre dare un'immagine forte dell'Italia, degna dei suoi valori e della sua tradizione. Il collegamento costante tra la business Community italiana all'estero e il Sistema Italia è dunque prioritario».



Infine il tema delle risorse. Per promuovere il Sistema Italia nel mondo e realizzare crescenti sinergie di rete, occorrono «più risorse» - afferma la Fai - «sapendo che esse non sono a fondo perso». «Senza considerare il valore economico straordinario del turismo di ritorno e dell'indotto italiano nel mondo, occorre sottolineare, per esempio, che soltanto dall'Europa giunge al nostro Paese un flusso finanziario annuo di 4,2 miliardi di Euro per le pensioni versate agli emigrati rientrati in Italia».


(Il documento in allegato)



Allegati - [Clicca sul link per il download]:


- documento della fai sulle elezioni politiche.doc (32.5 Kbytes)

Monday, January 28, 2008

Crisi: appello delle Acli per governo d'intesa

Le dimissioni di Prodi e le consultazioni del Presidente della Repubblica. «Una campagna elettorale con queste regole e con questo clima sarebbe insopportabile». Un richiamo al senso dello Stato e del bene comune nel 60° della Costituzione

Roma, 25 gennaio 2008 - All'indomani del voto del Senato che ha portato alla caduta del Governo Prodi, le Acli lanciano un forte e accorato appello ai partiti «e agli uomini politici più responsabili», perché prendano in seria considerazione, nei colloqui con il presidente della Repubblica, l'ipotesi di un Governo d'intesa, tecnico o istituzionale, in grado di affrontare le più urgenti scadenze politiche ed economiche. Un Esecutivo che metta mano a quelle riforme, prima fra tutte quella elettorale, di cui il Paese ha disperatamente bisogno per non vedersi condannato ad una nuova stagione di contrapposizione ideologica e di instabilità politica.

«Una campagna elettorale con queste regole e con il clima sguaiato che abbiamo potuto 'apprezzare' ieri al Senato - spiega il presidente delle Acli Andrea Olivero - sarebbe insopportabile per il Paese, costretto ad assistere una replica già vista da 10 anni a questa parte, ad una politica che risulta ormai incomprensibile per le persone. In più, per la seconda volta, i cittadini sarebbero costretti a subire l'umiliazione di 'non scegliere' i propri candidati e vederseli imposti dalle segreterie dei partiti, con l'aggravante ulteriore di un sistema elettorale votato all'instabilità».

Legge elettorale a parte, sostengono le Acli, sono molti i nodi che rimarrebbero «drammaticamente irrisolti» se la legislatura si interrompesse bruscamente per andare a nuove elezioni: primo tra tutti, il decreto per la sicurezza negli ambiti di lavoro, contro la tragedia delle morti bianche, che doveva essere emanato entro febbraio. «Rischiamo - dice Olivero - di dover stare altri 6 mesi senza poter applicare la legge sulla sicurezza straordinariamente necessaria e votata tra l'altro da tutto il Parlamento». Quindi la questione dei contratti, dei salari e dei redditi familiari, «che era arrivata finalmente all'ordine del giorno del governo con il coinvolgimento delle parti sociali e sembrava dare finalmente speranze a milioni di lavoratori e di famiglie». Ma anche la legge sulla cittadinanza e quella sull'immigrazione, entrambe in dirittura d'arrivo, «alle quali - ricorda Olivero - hanno lavorato molto anche le associazioni, per assicurare a centinaia di migliaia di persone e famiglie ormai residenti del nostro Paese una vita normale e dignitosa, fuori dalla logica dell'emergenza e della criminalizzazione».

C'è poi la questione dello sviluppo, della produttività e della modernizzazione del Paese. Le Acli invitano a prendere in considerazione la situazione internazionale di emergenza economica e richiamano le parole di ieri del commissario europeo Joaquin Almunia, secondo il quale nell'attuale contesto di crisi 'tutti i Paesi hanno bisogno di governi forti con il sostegno di tutte le parti del Parlamento, non solo delle maggioranze ma anche delle opposizioni'. Una collaborazione fra le diverse forze politiche che sarebbe invece pregiudicata dalle elezioni anticipate. «Se si chiude e si va al voto oggi - insiste il presidente delle Acli Andrea Olivero - ancora una volta non saremo riusciti a riformare l'assetto istituzionale e amministrativo del nostro Paese, per renderlo, come chiedono tutti i cittadini, più efficiente e insieme più trasparente». «Sarebbe un fallimento che indebolirebbe ancora le istituzioni democratiche, alimenterebbe ulteriormente la sfiducia dei cittadini, e finirebbe per avere ricadute negative sulle stesse forze politiche, di maggioranza e opposizione, quali che siano i risultati di una eventuale futura tornata elettorale. A 60 anni, appena festeggiati, dalla nascita della nostra Carta costituzionale, i partiti e gli uomini politici sappiano dimostrare di condividerne e onorarne l'alto senso dello Stato e del bene comune che l'ispira».