Sunday, June 21, 2009

Il Sud che resiste.

    articolo di Amedeo Lepore

    La pubblicazione di un libro, a volte, può diventare l’occasione per l’apertura di un ampio confronto. È quanto sta avvenendo per il volume Il Sud che resiste. Storie di lotta per la cultura della legalità in Terra di Lavoro, con un’originale esperienza di partecipazione dal basso. Il suo autore, Pasquale Iorio, un sindacalista campano dotato di acutezza e tenacia, sta facendo di questa presentazione un vero e proprio tour in tutta Italia, tra grandi città e centri piccoli e medi. Il volume, partendo dall’efferato episodio della strage di sei ghanesi a Castevolturno, pone in evidenza come il fenomeno della delinquenza organizzata condizioni l’economia, colpisca i più deboli, crei emarginazione e inibisca la vita associativa; in sintesi, deprima ogni aspettativa per l’avvenire. Tuttavia, il libro non si ferma a queste constatazioni negative, ormai ricorrenti, ma si propone anche come un contributo di notevole interesse per la scoperta di buone pratiche di cittadinanza attiva e di legalità, in un’ottica di educazione permanente; come una narrazione serrata di storie di persone, associazioni e istituzioni di una provincia meridionale; come un paradigma dell’intero Sud e non solo delle vicende di una terra difficile, quale quella di Caserta. Questo volume si affianca alla sempre più vasta letteratura sulla illegalità diffusa e sul sistema criminale del Mezzogiorno, analizzata da Saviano, Capacchione, Di Fiore, Cantone, Sales, Barbagli, Becchi e vari altri. Da questo contesto, si distaccano le opere di Siebert, La Spina e Fantò, dedicate, in particolare, al rapporto tra criminalità e sviluppo economico e il peculiare punto di vista di Piero Barucci sulla “intermediazione impropria”, ovvero sulla grave diseconomia meridionale rappresentata dai rapporti perversi tra politica, istituzioni e delinquenza organizzata. Tuttavia, scorrendo le pagine de Il Sud che resiste, viene alla mente un saggio di Tullio e Quarella, apparso nel 1999 sulla “Rivista di Politica Economica”, dal titolo Convergenza economica tra le regioni italiane: il ruolo della criminalità e della spesa pubblica. In questo studio, si sosteneva che l’incremento degli investimenti pubblici per contrastare la disoccupazione poteva essere inefficace o, perfino, dannoso, se fosse avvenuto in un ambiente caratterizzato: da un impiego delle risorse finanziarie indotto da ragioni politico-elettorali, anziché economiche; da estesi fenomeni di decadimento delle istituzioni locali; da stretti legami tra criminalità e politica; da una scarsa tutela dei diritti di proprietà. Anche se la maggioranza dei meridionali era - ed è - onesta, la rete di relazioni a sostegno della criminalità era - ed è - tanto vasta, da penalizzare chi, come l’imprenditore agricolo portato ad esempio di un certo Mezzogiorno nel saggio, avesse una proprietà frazionata e mancasse di collegamenti con i partiti, la chiesa, la massoneria, ponendosi del tutto al di fuori dei sistemi di quel “capitale sociale negativo”, in grado di permettere una “ordinata sopravvivenza”. Iorio, al contrario, mette in rilievo un fattore di stimolo per lo sviluppo, quel “capitale sociale positivo”, che proviene dalle esperienze più diverse del territorio meridionale e che ne rappresenta un’indubbia caratteristica moderna e propulsiva. Questo è, probabilmente, l’aspetto più importante del libro, che parte dall’involuzione e dal degrado di una terra, un tempo fertile e di lavoro, come quella casertana, per arrivare a mostrare in piena evidenza alcuni dei volti positivi del Mezzogiorno. Infatti, il volume non è solo una testimonianza d’affetto e una memoria viva di questo territorio, ma rappresenta anche un concreto apporto alla costruzione di una speranza per il futuro. Le immagini che scorrono fanno parte del racconto di un Sud diverso dal senso comune prevalente: dagli imprenditori “dalla parte dello Stato”, impegnati a fondo nella lotta al racket, agli esponenti di una chiesa vicina ai più deboli, ai giornalisti anticamorra, alle associazioni giovanili e del volontariato, alle imprese e cooperative sociali, alle scuole aperte al territorio e alla multiculturalità, fino ai centri di insegnamento e di ricerca dell’università, viene un messaggio di notevole valore. Anche perché, non si tratta, secondo l’autore, di esperienze isolate, di tante monadi a sé stanti, ma di un insieme di figure, attività e ricchezze, “che vanno messe in rete e governate”. Questo obiettivo riguarda tutto il Mezzogiorno ed è il punto cruciale di un vero “nuovo meridionalismo”. Se da un lato, il Sud è ricolmo di talenti e creatività disperse, di iniziative di piccole e medie dimensioni, dall’altro, è difficile pensare che una stagione positiva possa riprendere solo con un intervento dall’alto, di tipo tradizionale. Allora, forse, il tema del protagonismo e della messa a sistema di questa ricchezza del Sud, fatta di energie positive, cervelli e operosità, troppo spesso abbandonata a sé stessa, può connettersi all’esigenza di una nuova fase di trasformazione e di superamento dei nodi strutturali del dualismo italiano.

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pasquale orlando news sociali: Il Sud che resiste.

Tuesday, June 02, 2009

Luigi De Rosa storico dell’economia ovvero ricomporre la frattura tra politica, economia e cultura al Sud.

Nei giorni scorsi, si è tenuto a Napoli un Convegno Internazionale dedicato a “Luigi De Rosa storico dell’economia”, promosso dal “Journal of European Economic History”. Nel corso dell’iniziativa, che è stata introdotta da Paolo Savona e Antonio Di Vittorio e a cui hanno preso parte alcuni tra i maggiori storici del mondo - legati all’insigne studioso napoletano da relazioni di lavoro e rapporti di conoscenza personale -, una delle tre sessioni di lavoro è stata riservata alla storia del Mezzogiorno e dello sviluppo economico italiano. Luigi De Rosa, infatti, ha profuso una parte non secondaria del suo impegno scientifico per approfondire l’analisi della condizione della terra natale, guardando, soprattutto, ai problemi dell’economia, in un’ottica di lunga durata. Egli è stato, oltre che uno dei maggiori esponenti della storiografia economica italiana, anche una delle personalità della feconda stagione del meridionalismo del dopoguerra. Il suo interesse per lo sviluppo industriale e per la diffusione delle attività economiche nel Sud è sempre stato molto consistente, a partire dall’erudita conferenza sulla “Storia della questione meridionale”, svolta per l’Organismo Rappresentativo Universitario Napoletano, nei primi anni della sua attività di ricerca. Un’attenzione intensa e incessante, che lo ha accompagnato fino all’ultima parte della sua vita, quando ha dato alle stampe il volume dal titolo “La provincia subordinata. Saggio sulla questione meridionale”.
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Monday, May 18, 2009

: Open innovation e mezzogiorno: forse c'�un vantaggio!

La crisi economica non è alle nostre spalle, come con eccesso di superficialità si è sostenuto nelle ultime settimane. Infatti, nel suo bollettino di maggio, la Banca Centrale Europea ha messo in evidenza che l’economia globale, compresa quella dell’area dell’euro, si trova ancora in condizioni di “forte rallentamento” ed è connotata da una prospettiva di “continuo marcato ristagno” della domanda. Il quadro è complicato, secondo gli esperti della BCE, dal deterioramento delle aspettative di crescita per Eurolandia, da un ulteriore peggioramento del mercato del lavoro e dalla previsione di un incremento significativo del rapporto tra il debito e il PIL nei paesi europei, dovuto all’incidenza sui conti pubblici delle misure di sostengo ai settori in crisi. Di fronte a questo scenario, sicuramente poco confortante, l’interrogativo sul futuro dell’Italia e, in particolare, sul destino della sua macro-area più debole, il Mezzogiorno, si fa quanto mai insistente. Vedremo a luglio le valutazioni sulla crisi economica che la SVIMEZ farà scaturire dal “Rapporto sull’economia del Mezzogiorno”, la sua opera fondamentale, che raccoglie, ogni anno, i principali indicatori e gli andamenti dell’economia meridionale in numerosi settori chiave. Il focus di questa indagine riguarderà proprio la capacità del Mezzogiorno di affrontare, in un quadro comparativo globale, questi eventi estremamente sfavorevoli dal punto di vista strutturale, che rischiano di aggravarne per molti anni le condizioni e di allontanare sempre più una prospettiva di convergenza verso stadi di sviluppo avanzati.

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" NAPOLI SICCOME IMMOBILE"

ASSOCIAZONE ZENITH
ISTITUTO DI CULTURA MERIDIONALE

PROMUOVONO


GIOVEDI 28 MAGGIO 2009 ORE 18.00
PRESSO SALONE ISTITUTO CULTURA MERIDIONALE IN VIA CHIATAMONE 63
(VICINO ALLA SEDE DE' ILMATTINO)

PRESENTAZIONE DEL LIBRO
" NAPOLI SICCOME IMMOBILE" EDIZ. GUIDA

SALUTO
GENNARO FAMIGLIETTI
PRESIDENTE ISTITUTO CULTURA MERIDIONALE

NE DISCUTONO CON GLI AUTORI ALDO MASULLO E CLAUDIO SCAMARDELLA

ANTONIO PALMA
PRESIDENTE ZENITH.ORD ISTITUZIONE DI DIRITTO ROMANO DELL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II
FRANCESCO CAIA
PRESIDENTE DELL'0RDINE DEGLI AVVOCATI DI NAPOLI
GERARDO RAGONE
ORD SOCIOLOGIA DELL' UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II
GIANNI LETTIERI
PRESIDENTE DELL'UNIONE DEGLI INDUSTRIALI DI NAPOLI
LUCIO D'ALESSANDRO
PRO-RETTORE UNIVERSITA'DEGLI STUDI SUOR ORSOLA BENINCASA


COORDINA IL DIBATTITO
VIRMAN CUSENZA
V.DIRETTORE DE'IL MATTINO




PARTECIPERANNO AL DIBATTITO ESPONENTI DEL MONDO ASSOCIATIVO,PROFESSIONALE ED ACCADEMICO



GIOVEDI 28 MAGGIO 2009 ORE 18.00 PRESSO SALONE ISTITUTO CULTURA MERIDIONALE IN VIA CHIATAMONE 63(VICINO ALLA SEDE DE' ILMATTINO)

STATI GENERALI DEL SISTEMA ACLI DELLA CAMPANIA

pasquale orlando news sociali: STATI GENERALI DEL SISTEMA ACLI DELLA CAMPANIA

Sunday, May 03, 2009

Federalismo: i lati oscuri....

Il testo sul federalismo fiscale è stato approvato definitivamente dal Senato e diventa legge. Tuttavia, i suoi effetti sono stati differiti lungo un arco di sette anni, per realizzare una graduale applicazione dei principi contenuti nel provvedimento, fino alla sua piena entrata a regime, e per evitare di dover subito assumere decisioni impopolari, a cominciare da quelle legate al rispetto della clausola di salvaguardia, secondo cui, dalle norme sul federalismo fiscale non possono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Ovvero, i problemi di copertura finanziaria da parte degli Enti territoriali, così come la nuova organizzazione dell’imposizione e della spesa, possono comportare, alternativamente, un aumento dei tributi o una riduzione delle uscite o una soppressione di servizi a livello locale. Il “federalismo fiscale”, nell’interpretazione che è prevalsa, appare come un modo per operare una redistribuzione di risorse finanziarie a favore delle Regioni settentrionali, nonostante le petizioni di principio sul nuovo assetto dello Stato. Vedremo se e come il governo metterà mano anche alla Carta delle autonomie e alle riforme costituzionali, che dovrebbero accompagnare la legge-delega. Intanto, va considerato che, soprattutto grazie alla tenace azione della SVIMEZ e del suo presidente, Nino Novacco, vi sono stati cambiamenti sostanziali nel provvedimento approvato - rispetto al modello proposto dalla Regione Lombardia e al testo iniziale presentato in Parlamento -, che ne hanno attenuato alcuni elementi iniqui per il Mezzogiorno e distorsivi per il funzionamento dello Stato. Restano, tuttavia, gli interrogativi riguardanti l’effettiva capacità della legge di realizzare piena autonomia di entrata e spesa degli Enti locali, riuscendo a sostituire, gradualmente, il parametro della spesa storica con quello dei costi standard per l’erogazione dei servizi essenziali, che dovrebbero essere forniti uniformemente in tutto il Paese. E persistono anche gli interrogativi relativi al grado di responsabilità che, attraverso questo provvedimento, si vorrebbe indurre nell’amministrazione della cosa pubblica, specie dopo le rovinose prove offerte da diverse Regioni meridionali. Infatti, si è visto che la fine dell’intervento straordinario e la diminuzione dei trasferimenti nazionali alle aree del Sud non ha comportato la diffusione di comportamenti virtuosi. Anzi, è stato proprio negli ultimi anni che si è registrato un peggioramento della capacità amministrativa locale e una caduta della cosiddetta “etica pubblica”, negli Enti territoriali del Mezzogiorno. Questo fenomeno è stato determinato, più che dalla quantità di risorse erogate, da cattive politiche e da strategie di sviluppo esiziali: il tentativo maldestro di rifugiarsi nei “tradimenti” subiti dal Sud non può nascondere il fallimento delle scelte localistiche, della dispersione assistenziale e della distribuzione a pioggia dei finanziamenti europei. Per questo motivo, appare del tutto infondata l’idea secondo cui a minori risorse pubbliche potrebbe corrispondere un maggiore sviluppo del Mezzogiorno. Il limite più grave del provvedimento sul federalismo fiscale è proprio quello di lasciare inattuata o, addirittura, di contraddire la seconda parte dell’art. 119 della Costituzione, che impegna lo Stato a destinare risorse aggiuntive, attraverso interventi speciali, per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, con l’obiettivo di rimuovere gli squilibri economici e sociali delle aree più arretrate del Paese. Questa scelta, specie di fronte all’incedere della crisi, avrebbe dovuto rappresentare un punto cardinale dell’azione di governo e, in ogni caso, l’elemento qualificante di una legge che si propone di realizzare il dettato costituzionale. Invece, si diluisce ulteriormente la finalità del riequilibrio, fino a far scomparire ogni riferimento a interventi di carattere macroeconomico per il Mezzogiorno e a permettere interventi di tipo compensativo, indifferentemente al Sud come al Nord, con il risultato di favorire le aree più avanzate. Infine, non è dato di sapere come verrà applicata questa nuova normativa, visto il suo carattere di delega, ma, soprattutto, vista la mancanza di qualsiasi conteggio sull’impatto della riforma e considerati i tempi di due anni per l’emanazione dei decreti attuativi da parte del governo, che portano ad aumentare fino ad altri cinque anni i termini per il passaggio dalla spesa storica al costo standard. In questo periodo non breve, che potrebbe far riaprire perfino la discussione sulle scelte che si stanno effettuando ora, il Mezzogiorno non può rimanere alla finestra. Le Regioni del Sud, anche attraverso la costituzione di un organo permanente di monitoraggio sulla realizzazione del “federalismo fiscale”, dovrebbero tentare di avviare una nuova fase di coordinamento delle proprie strategie in una dimensione di macro-area. Le forze sociali meridionali, perlomeno quelle più avvertite, dovrebbero impegnarsi a fondo per creare nuovi obiettivi alla loro azione, interpretando la crisi come una possibilità di cambiamento e di assunzione di responsabilità. Il Mezzogiorno, da solo, non ce la potrà mai fare, ma di una nuova consapevolezza dei compiti di crescita culturale e competitiva, come pre-condizione per l’affermazione di nuove classi dirigenti, si avverte fortemente la necessità. Solo così, il talento e le competenze dei cittadini del Sud potranno evitare di disperdersi o di emigrare, mettendosi in sintonia con un progetto di risanamento e di riscatto di questa terra.

Amedeo Lepore, da Repubblica 3 maggio 2009.




pasquale orlando news sociali: Federalismo: i lati oscuri....

Friday, April 17, 2009

Risorsa Mezzogiorno ©. Una iniziativa per costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale.




http://www.facebook.com/group.php?gid=74947291420&ref=ts

Risorsa Mezzogiorno ©. Una iniziativa per costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale.

Una nuova stagione di consapevolezza che faccia sentire alle popolazioni del Mezzogiorno i prodotti e le risorse naturali e culturali come proprie. Volano di una nuova stagione di sviluppo e occupazione ed elemento indispensabile per la qualità della vita.

Nella concorrenza acerrima sull’agroalimentare e sul turismo è necessario dotare il Mezzogiorno di un supplemento d’anima, far pesare cioè nella competizione territoriale il senso della sfida collettiva.

Del resto il principale limite delle campagne sulla tipicità è quello di restare confinate nei territori d’origine. Pubblicità ed eventi importanti rivolti essenzialmente alle popolazioni che già li conoscono.

La nostra idea è agire sulla macroregione mezzogiorno coinvolgendo con informazione, formazione, tutela e promozione la società civile, i soggetti economici, gli enti locali in una rete virtuosa più forte.

Vogliamo costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale a partire dalle risorse territoriali. La risorsa mezzogiorno: capitale umano, territorio e legami sociali.

Gli strumenti di questo lavoro saranno da subito un portale web, una rivista, una guida delle eccellenze nascoste, seminari regionali, convegni ed eventi di massa.

(mandami un'opinione o sui commenti o alla mail pasqualeorlando1@gmail.com )





Carissimi,
dopo la prima diffusione e i tanti contatti in tutte le regioni meridionali siamo pronti per un primo stap dell'avventura.

- costituito formalmente un primo nucleo associativo di "Risorsa Mezzogiorno" con sede a Napoli e tanti fili in tutto il sud.
- pronte procedure per registrazione al tribunale della rivista e del portale online.
- c'è intenzione di far uscire per maggio un numero zero della rivista in modo da poter discutere il formato e la prima impostazione.
- in via di costituzione un ufficio abbonamenti e pubblicità.
- in programma per inizio maggio una riunione di tutti gli interessati. (meglio Napoli, Roma, o zone interne?)

Si attendono consigli, articoli, pubblicità e questo, quello e quell'altro ancora.......

Thursday, April 16, 2009

Via libera al Piano Sociale Regionale: previsti finanziamenti per 165 milioni di euro

La Giunta regionale della Campania ha approvato oggi, su proposta dell'assessore alle Politiche Sociali Alfonsina De Felice, il Piano Sociale regionale. Il provvedimento, primo nel suo genere, attua la Legge 11 del 2007. Nel biennio 2009 - 2010 sono previsti finanziamenti pari a 165 milioni di euro, di cui circa 74 per il 2009. Obiettivi primari del piano sociale sono: il sostegno alle responsabilita' delle famiglie, ai diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, alle donne in difficolta', alle persone con disagio psichico; la promozione di politiche di contrasto alle dipendenze e alla poverta', per gli anziani, i disabili, i detenuti e gli immigrati.

La somma stanziata nel biennio 2009/2010 consentira' di realizzare i seguenti interventi: rafforzamento delle forme associative; istituzione del Sis (sistema informativo sociale); valutazione e monitoraggio della qualita' dei servizi; accelerazione dell'integrazione tra sociale e sanitario; potenziamento dell'assistenza domiciliare integrata; rafforzamento della rete degli asili nido e dei servizi per la prima infanzia; definizione del programma triennale per l'integrazione dei cittadini migranti.

''Siamo giunti al termine di un percorso - ha dichiarato l'assessore De Felice - che ha sviluppato una concertazione ampia ed articolata. Con l'attuazione del Piano si puo' ora avviare una riqualificazione della spesa sociale dei Comuni e riconoscere dignita' alle persone portatrici di bisogno, compiendo un salto di qualita' nei servizi del nostro territorio, attraverso la definizione di strumenti e pratiche nuovi, come le carte dei servizi e il sistema informativo sociale''.

De Felice ha assicurato che si procedera' velocemente all'approvazione dei regolamenti attuativi in modo da passare ''alla fase di concretizzazione della nuova disciplina'' e si e' detta ''certa che il dialogo avviato da tempo con tutti i soggetti che operano nel settore ci consentira' di realizzare gli interventi necessari per un miglioramento della qualita' della vita di tutti i cittadini''.


pasquale orlando news sociali: Via libera al Piano Sociale Regionale: previsti finanziamenti per 165 milioni di euro

Friday, April 03, 2009

pasquale orlando news sociali: Benevento: Lavoro e formazione per lo sviluppo del Sud, successo per il convegno delle Acli

pasquale orlando news sociali: Benevento: Lavoro e formazione per lo sviluppo del Sud, successo per il convegno delle Acli: "pasquale orlando news sociali: Benevento: Lavoro e formazione per lo sviluppo del Sud, il3 aprile convegno delle Acli alla biblioteca provinciale
Oggi venerdi 3 aprile, dalle 9.30 alle 13.30 presso la biblioteca provinciale di Benevento si �tenuto un importante convegno sul tema Politiche del lavoro e della formazione per lo sviluppo del Mezzogiorno. Ha Introdotto e presieduto i lavori Pasquale Orlando responsabile nazionale mezzogiorno delle ACLI. Dopo i saluti di Eleonora Cavallaro, presidente Acli Campania, e di Sergio Tanga, presidente Acli Benevento l' intervento di Fausto Pepe, sindaco di Benevento. E'seguita una tavola rotonda con Natalia Faraoni, dipartimento di Sociologia e Scienza della politica dell’Universit�di Firenze, Maurizio Drezzadore, presidenza nazionale Acli, dipartimento lavoro, Natale Forlani, presidente di Italia Lavoro, e di Giovanni Principe, direttore generale dell’Isfol. Dopo il messaggio del sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli, ha concluso Michele Rizzi, vicepresidente nazionale delle Acli.
Ricca documentazione consegnata agli oltre cento partecipanti provenienti dalle province campane."

Saturday, February 14, 2009

Il tradimento del Mezzogiorno


di Pietro Spirito da Sbilanciamoci

Negli ultimi dieci anni si è avuta una drastica redistribuzione di risorse dal Sud al Centro nord. In un libro di Gianfranco Viesti, i numeri di "una politica che non c'è"

Viviamo tempi caratterizzati dalla affermazione di principi politici e di analisi interpretative che sono in realtà luoghi comuni, basati sulla forza della ossessiva ripetizione, e non sulla effettiva realtà dei fatti. Che l’economia meridionale sia la sentina della inefficienza e l’idrovora che assorbe fiumi di denaro pubblico sottratto a finalità che sarebbero maggiormente produttive, è diventato uno dei temi scontati della discussione politica italiana.

Non si sta nemmeno a sottilizzare più di tanto nel cercare di reperire e leggere i dati, basta prendere dalle cronache l’ennesimo esempio di sperpero di denaro pubblico per confermare l’enormità del fenomeno. Episodi di questa natura ovviamente possono essere saccheggiati a piene mani dalla moltitudine degli eventi di pratiche devianti presenti nelle amministrazioni pubbliche meridionali. Però, basta questo approccio per giudicare le politiche economiche che si sono determinate nel nostro Paese ?

Gianfranco Viesti, nel suo recente volume (“Mezzogiorno a tradimento”, Laterza 2009, 12 euro), prova a riportare la discussione sui dati di fatto. Ed emergono alcune considerazioni radicalmente contrastanti con le opinioni correnti, che gettano una luce meno convenzionale sulle scelte sostanziali di politica economica degli ultimi decenni.

L’analisi si basa sulla evoluzione che si è determinata nel decennio 1996-2006 nella struttura e nella allocazione della spesa in conto capitale e della spesa corrente delle pubbliche amministrazioni e delle imprese pubbliche. Ne viene fuori un quadro assai divergente dalla vulgata che prevale nella opinione corrente.

Sul totale della spesa in conto capitale delle pubbliche amministrazioni, che nel 2006 era pari a 60 miliardi di euro, il Mezzogiorno ha assorbito circa il 36%, valore fortemente in calo rispetto al 2001 (40%), e largamente lontano dagli obiettivi fissati per legge dai governi e dai parlamenti che in questi anni si sono succeduti.

Nel 1998 era stato deciso di destinare allo sviluppo delle regioni meridionali il 45% della spesa in conto capitale del nostro Paese proprio per riequilibrare il deficit di infrastrutture e di capitale esistente rispetto alle regioni più avanzate; si è poi fatto esattamente il contrario, nonostante il contributo delle risorse comunitarie, che sono state sostanzialmente utilizzate per rimpiazzare risorse nazionali già stanziate, e non per generare un volano aggiuntivo destinato allo sviluppo.

Così le politiche di sviluppo regionale per il mezzogiorno si sono trasformate in strumento per il contenimento della spesa pubblica nazionale per gli investimenti. I fondi strutturali europei, più che promuovere lo sviluppo del Sud, hanno aiutato il risanamento dei conti pubblici italiani, liberando fondi nazionali.

La spesa in conto capitale è invece aumentata nel centro nord: dal 2001 al 2006, al Sud è passata da 21 a 22,2 miliardi di euro (+5,7% in termini nominali), mentre nel resto del Paese è passata da 31 a 38,2 miliardi di euro (+23,2%, sempre in termini nominali).

Per ricostruire un quadro completo delle scelte di investimenti indirizzate dalle risorse pubbliche, alla spesa in conto capitale delle amministrazioni pubbliche si deve aggiunge la spesa per investimenti delle imprese pubbliche del settore pubblico allargato, che costituisce un elemento aggiuntivo di particolare rilevanza (nel 2006 ammontava a 20,5 miliardi di euro, che si aggiungono ai 60 citati in precedenza).

Nel decennio 1996-2006 le imprese pubbliche nazionali hanno effettuato un sesto della spesa pubblica in conto capitale nel Mezzogiorno, ed addirittura quasi un quarto nel Centro-Nord. Infine, lo stesso fenomeno di ulteriore penalizzazione del Mezzogiorno si registra nelle scelte di investimento delle imprese pubbliche locali, che hanno speso al Sud circa 1,5 miliardi nel 2006, rispetto a circa 5 miliardi nel Nord.

Considerando l’insieme delle fonti finanziare riconducibili alla azione pubblica (amministrazioni statali, imprese pubbliche ed imprese pubbliche locali), nella media 2000-2006 gli investimenti pubblici pro-capite sono stati 680 euro al Sud e 946 al centro-Nord, con uno scarto che si è progressivamente ampliato nel tempo.

La realtà di alcuni settori strategici per la qualità della vita dei cittadini evidenzia squilibri ancora più radicali. Tra il 2000 ed il 2006 sono stati spesi ogni anno per investimenti nel settore dei rifiuti urbani 138 milioni di euro al Sud e 574 al centro-Nord.

Certo, una parte di questo divario è dovuto anche alla incapacità delle amministrazioni locali meridionali, che non sempre sono state in grado di imprimere accelerazioni ai processi decisionali, anche quando le risorse economiche erano disponibili. Resta però il fatto che si è allargata la forbice tra la retorica politica che indirizzava a parole le risorse per gli investimenti al mezzogiorno, mentre nella realtà dei fatti una parte più rilevante di risorse è andata al centro-nord. Non è improbabile però che nella testa dei nostri cittadini sia rimasta l’impressione che l’idrovora meridionale continuasse ad essere il pozzo senza fondo di investimenti giganteschi sottratti al produttivo cittadino del nord.

Se però gli investimenti pubblici non hanno privilegiato il Mezzogiorno nell’ultimo decennio, resta da capire quanta spesa corrente sia stata assorbita e sprecata dalle regioni meridionali. Recenti stime della Banca d’Italia quantificano il trasferimento implicito di risorse nel decennio 1996-2006 tra il 10% ed il 15% del PIL del mezzogiorno.

Negli anni settanta ed ottanta questi trasferimenti erano pari al 20%. Ma soprattutto tali risorse non provenivano dal gettito fiscale delle regioni del centro-nord, bensì dal deficit pubblico: il centro-nord aveva un flusso di spesa pari al suo gettito fiscale, mentre la spesa pubblica al Sud – superiore, come abbiamo detto, al 20% del suo Pil - era finanziata con nuovo debito pubblico.

La contrazione dei volumi complessivi di trasferimenti correnti verso il Mezzogiorno, per effetto del vincolo di finanza pubblica dettato da Maastricht, ha indotto le amministrazioni locali del Mezzogiorno a fare ricorso alla fiscalità aggiuntiva territoriali in misura superiore rispetto al resto del Paese: l’addizionale Irpef in media è dell’1,23 al Sud e dell1,03% al Nord; la leva fiscale dei Comuni è dell’81,1% al Sud e del 69,1% al Nord.

Ma vediamo ora alla dimensione quantitativa della spesa pubblica corrente. Certamente registreremo qui il privilegio radicale della casta meridionale che conserva rendite di posizione intollerabili. E invece no. Nel 2006 la spesa pubblica corrente pro capite è stata in Italia pari a 14.141 euro. Il valore sale a 15.719 euro al centro-nord e scende a 11.253 nelle otto regioni del Mezzogiorno.

Dunque, un cittadino del Sud beneficia di una spesa pubblica corrente inferiore del 28% rispetto a quella di un cittadino del Centro-Nord. La spesa pubblica corrente svolge quindi in Italia una funzione regressiva: premia di più le regioni dove risiedono i cittadini con i redditi più alti.

Insomma: al Sud sono state destinate sempre meno risorse, sia per gli investimenti sia per la spesa pubblica corrente. Nella retorica del dibattito politico si sono magari riaffermati spesso obiettivi mirabolanti, salvo poi ad operare nel concreto per ridurre gli investimenti e le spese di gestione corrente destinate al Mezzogiorno. Di converso, le regioni centro-settentrionali hanno assorbito risorse crescenti, sino a configurare un quadro di politica economica sostanzialmente antidistributivo, mentre la retorica della politica continuava a strombazzare la centralità delle azioni di riequilibrio regionale per favorire lo sviluppo del Mezzogiorno, determinando peraltro le vibrate proteste dei leghisti che reclamavano di smetterla con sprechi del tutto intollerabili di fiumi di risorse che andavano ad amministrazioni inefficienti. Piccolo particolare: era tutto falso, era invece in corso un processo sostanziale di inversione di tendenza davvero significativo, con una contrazione delle risorse disponibili per le politiche di sviluppo regionale e per gli interventi di sostegno al reddito.

Quello che è accaduto nel corso dell’ultimo decennio è una drastica redistribuzione di risorse verso il centro nord del Paese. E questo processo è ancora in corso. Nel luglio 2008 il Governo Berlusconi da un lato ha utilizzato circa 2 mliardi di euro disponibili per investimenti nelle infrastrutture di trasporto per la Calabria e la Sicilia per finanziare in parte, per il primo anno, la cancellazione dell’Ici su tutto il territorio nazionale, e dall’altro ha finanziato oltre la metà della dura manovra di bilancio per il primo triennio cancellando quasi otto miliardi di euro di fondi per la spesa in conto capitale per il mezzogiorno. Inoltre è stato definanziato il credito di imposta, rendendolo un intervento di efficacia quasi ridicola: alcune imprese dovranno aspettare sette anni dopo l’investimento per ottenerlo.

Tutto questo accade nel silenzio della politica. Ed anzi, continua la retorica sullo sperpero delle risorse pubbliche nelle regioni meridionali, fenomeno certamente esistente e diffuso, che però è servito come clava ideologica per realizzare un radicale riorientamento delle politiche regionali dalla regioni svantaggiate verso le regioni forti del Paese.

Gli esiti non sono stati però particolarmente fausti. Neanche la concentrazione degli interventi di sostegno pubblico verso le regioni forti è servita ad evitare che l’economia italiana ristagnasse sempre più, sino a giungere alla crisi dei nostri giorni.

Si è affievolita, sino quasi a scomparire, la centralità dell’interesse nazionale. Ogni attenzione è ai singoli, ai gruppi, alle piccole patrie. Non si ragiona più sulla riforma sanitaria, ma sul funzionamento dell’ospedale cittadino, non si ragiona sul potenziamento della scuola pubblica nazionale, ma si chiede un voucher per assicurare la migliore istruzione ai propri figli.

La questione meridionale torna ad essere una questione squisitamente politica, come lo era forse nelle note di Antonio Gramsci, o nella azione dei meridionalisti più avveduti del secolo passato. Però, nel deserto della politica italiana non si riescono a vedere segnali di ripresa di una iniziativa capace di dare nuovo fiato alla necessità di considerare l’interesse collettivo e nazionale come leva per un nuovo patto di cittadinanza. Ed in questa assenza, il rischio di una ulteriore marginalizzazione del Mezzogiorno è uno scenario tristemente probabile.

Friday, February 13, 2009

Risorsa Mezzogiorno. Una iniziativa per costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale.

Una nuova stagione di consapevolezza che faccia sentire alle popolazioni del Mezzogiorno i prodotti e le risorse naturali e culturali come proprie. Volano di una nuova stagione di sviluppo e occupazione ed elemento indispensabile per la qualità della vita.Nella concorrenza acerrima sull’agroalimentare e sul turismo è necessario dotare il Mezzogiorno di un supplemento d’anima, far pesare cioè nella competizione territoriale il senso della sfida collettiva.Del resto il principale limite delle campagne sulla tipicità è quello di restare confinate nei territori d’origine. Pubblicità ed eventi importanti rivolti essenzialmente alle popolazioni che già li conoscono.La nostra idea è agire sulla macroregione mezzogiorno coinvolgendo con informazione, formazione, tutela e promozione la società civile, i soggetti economici, gli enti locali in una rete virtuosa più forte.Vogliamo costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale a partire dalle risorse territoriali. La risorsa mezzogiorno: capitale umano, territorio e legami sociali.Gli strumenti di questo lavoro saranno da subito un portale web, una rivista, una guida delle eccellenze nascoste, seminari regionali, convegni ed eventi di massa.
(mandami un'opinione o sui commenti o alla mail pasqualeorlando1@gmail.com )

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Thursday, February 12, 2009

Parla il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli: �Il Meridione va inteso come risorsa, ma la politica deve avere un sussulto di moralit�.

LA NUOVA ROTTA PER IL SUD «Il Paese non crescerà se non insieme». Questa fu la forte provocazione lanciata nel 1989 dalla Chiesa italiana in un documento sul Mezzogiorno. «La "questione meridionale" non è più quella di una volta, cambiano i tempi e anche le terminologie», spiega il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, «ma le problematiche restano, pesando come macigni sulle nostre vite. È per questo che abbiamo voluto promuovere un convegno, in occasione del ventennale di quel testo, per fare il punto sulla situazione e proporre nuove sollecitazioni».
Eppure le spinte di un federalismo mal interpretato sembrano andare in una direzione opposta...«Il federalismo è un’occasione se è veramente solidale, poiché la crescita armonica del nostro Paese può avvenire soltanto a condizione che non entrino in gioco meccanismi che accentuino il divario fra aree diverse. Ciò che serve è un federalismo che riconosca le specificità, ma non esalti gli egoismi e gli antagonismi, che difenda le identità ma non enfatizzi le superiorità, che non smembri le parti del corpo ma le unisca nel richiamo delle comuni origini».Lei non ha, però, l’impressione che il Meridione venga oggi visto come un peso e non come una risorsa?«Effettivamente, in molti, il Mezzogiorno evoca l’idea del fallimento, della delusione, dell’impresa impossibile, non appassiona più le coscienze e le intelligenze. Tuttavia, le comunità del Sud, in ragione del Vangelo che professano e che grida la giustizia, non possono rassegnarsi. Anzi, è ancora più urgente che noi ci riappropriamo delle nostre radici per far crescere i rami più robusti. Il Sud ha risorse tali da poter essere orgoglioso di sé stesso».Qual è il primo passo da compiere in tale direzione?«Il Mezzogiorno ha certamente bisogno di aiuto per superare i propri travagli, ma innanzitutto deve chiedere a sé stesso di farsi protagonista del riscatto. La Chiesa del Sud si fa voce di questo futuro possibile e intende impegnarsi ancor di più per formare la coscienza religiosa, in modo da tradurla in coscienza civile, in un progetto di cambiamento personale e sociale. Per noi, vescovi meridionali, è anche un invito a lavorare maggiormente in comunione, evitando una certa frantumazione che in passato ci ha impedito di raggiungere molti obiettivi che ci eravamo prefissati».Ritiene che l’intera Chiesa italiana si senta interpellata da questa sfida? Se sì, come?«L’appello all’unità, invocata vent’anni fa come unica strada possibile per garantire uno sviluppo integrale della nazione intera, esprime il medesimo desiderio di comunione che la Chiesa, oggi, continua a far riecheggiare in un tempo di disfattismi. Tutti i vescovi italiani ne sono convinti. La nostra voce non può, però, restare una voce nel deserto. Occorre rilanciare una speranza che non sia semplice illusione, bensì la consapevolezza che siamo in grado di superare le enormi difficoltà che abbiamo dinanzi e che ben conosciamo. Io sono fiducioso che prima o poi ne scaturiranno frutti di bene».

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