Monday, July 27, 2009

pasquale orlando news sociali: Il Sud affonda nella crisi perenne. da il manifesto, 17 luglio 2009

Le previsioni più pessimistiche sul Mezzogiorno risultano confermate. Questa amara conclusione si ricava dalla lettura del Rapporto Svimez 2009 il quale mostra inequivocabilmente che il reddito di un cittadino del Sud rappresenta una parte sempre più risicata del reddito di un italiano del Nord. Si tratta, quel che è peggio, di un dato non strettamente congiunturale, dal momento che negli ultimi dieci anni il Sud è cresciuto la metà rispetto al resto del Paese. Ma il grado di sviluppo e di benessere non si misura certo solo in base al reddito. Se guardiamo alla qualità dei servizi pubblici o dell’ambiente, il Mezzogiorno perde ancor più terreno rispetto al resto del Paese. Con il risultato che, in Italia, la povertà, la disoccupazione, il lavoro precario e quello nero si concentrano quasi esclusivamente nel Sud.
leggi tutto su:
pasquale orlando news sociali: Il Sud affonda nella crisi perenne. da il manifesto, 17 luglio 2009

Saturday, July 25, 2009

I corvi si aggirano su Napoli. Tieni duro Rosetta!

I corvi si aggirano su Napoli. Tieni duro Rosetta!

è così paradossale nella vicenda napoletana l'atteggiamento di chi propende per il tanto peggio tanto meglio.
Difficoltà straordinarie, tagli agli enti locali, il commissariamento della sanità in Regione, le fibrillazioni del congresso del PD, la discutibile credibilità del governo nazionale e a Napoli vogliamo mettere in crisi l'Amministrazione Comunale che può tenere la barra diritta e governare per il bene comune Napoli fino al 2011 senza tante ed infinite mediazioni considerando che il mandato ha termine e saranno le elezioni a scegliere il futuro?
Lo so che è difficile dirlo ed ascolarlo, ma lo affermo forte e chiaro: Tieni duro Rosetta, Lavora per Napoli e non cedere a nessuna pressione, come sempre.
La città non ha bisogno di apprendisti stregoni o aspiranti esattori degli ultimi giorni dell'impero. Chi vuole governare la città si candidi alle elezioni e rispetti il mandato popolare!


pasquale orlando news sociali: I corvi si aggirano su Napoli. Tieni duro Rosetta!

Sunday, July 19, 2009

L�economia incompiuta. Il Rapporto SVIMEZ si svolge intorno all’asse centrale dell’incidenza della crisi economica glob

"Il Rapporto SVIMEZ di quest’anno si svolge intorno all’asse centrale dell’incidenza della crisi economica globale sul Mezzogiorno. Infatti, �nel contesto della recessione in atto, caratterizzata da una drastica riduzione degli ordinativi, della produzione industriale, degli investimenti e dell’occupazione, che si colloca “il processo incompiuto di trasformazione dell’economia meridionale in questi ultimi anni”. Anche da questa incompiutezza trae origine l’ulteriore aggravamento delle condizioni del Sud, che, a causa della micidiale combinazione di crisi economica e delegittimazione politica, appare incapace di realizzare una struttura istituzionale, produttiva e di mercato pi�competitiva, oltre che di contribuire alle prospettive di ripresa dell’intero sistema italiano. L’idea che la crisi dovesse colpire principalmente le aree del paese pi�avanzate e aperte (e, per questo, pi�esposte alla concorrenza internazionale) si �dimostrata priva di ogni fondamento, visto che i dati della SVIMEZ evidenziano una caduta dell’economia maggiore nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord."
leggi tutto su:

Thursday, July 16, 2009

boom di emigrati. Il mezzogiorno perde le risorse migliori.

«Investimenti che rallentano, famiglie che non consumano»: sono le due cause principali della crisi al Sud secondo il Rapporto Svimez. Le famiglie «hanno ridotto al Sud la spesa dell’1,4% contro il calo dello 0,9% del Centro-Nord. Mentre gli investimenti sono scesi del 2,1% annuo dal 2001 al 2008, tre volte tanto rispetto al Centro-Nord (-0,6%), anche a seguito della riduzione o abolizione di alcune agevolazioni (credito d’imposta, legge 488)». Il risultato è «un Mezzogiorno in recessione, colpito particolarmente dalla crisi nel settore industriale, che da sette anni consecutivi cresce meno del Centro-Nord, cosa mai avvenuta dal dopoguerra a oggi. Un’area periferica da cui si continua a emigrare, dove crescono gli anziani ma non arrivano gli stranieri, dove esistono le realtà economiche eccellenti ma non si trasformano in sistema nè si intercettano stabilmente investitori e turisti stranieri».


leggi tutto su:
pasquale orlando news sociali: �boom di emigrati. Il mezzogiorno perde le risorse migliori.

UN PARTITO FIGLIO DI NESSUNO

dal quotidiano "Europa" del 14.07.2009

Hanno scambiato il Partito democratico per qualcos’altro.
Per un punching-ball. Un tram. La Casa del Grande fratello. Hyde Park Corner. Un albergo a ore.
Una pedana del wrestling. Un posto dove ognuno possa fare e dire quello che crede, andare e venire a piacimento, farsi forte e bello finché sono accesi i riflettori. Un posto dove conta solo il posto che danno a me, il ruolo che danno a me, la visibilità che danno a me.
Se non è abbastanza, sparo a zero su tutto e su tutti.
Vediamo all’opera gli attori di questa recita poco divertente. Alcuni lo sono in senso tecnico, altri perché interpretano in senso teatrale il proprio mestiere, magistrato o politico, altri ancora perché la politica li ha trasformati da persone autorevoli in dichiaratori senza rete. Ma non sono loro i soli colpevoli.
C’è chi li ha messi in condizione di nuocere. Un gruppo dirigente che sembra non voler bene al proprio partito, tanto che a ogni occasione ne disconosce paternità e maternità. C’è chi non riconosce il Pd perché non gliel’hanno fatto fare come volevano loro (Veltroni e Franceschini), chi perché non hanno ascoltato i suoi consigli (Bersani), chi perché è finito in minoranza (Rutelli), chi perché non gli hanno telefonato (D’Alema), chi perché gli ha portato più male che bene (Prodi).
Chi perché gli anziani fanno ostacolo e chi perché i giovani sono supponenti. Chi perché i comunisti contano ancora troppo e chi perché contano troppo i democristiani.
Chi perché i cattolici non si sentono a casa propria e chi perché i cattolici in casa non li vuole, a meno che non se ne stiano zitti.
Ognuno di coloro che lo guidano sembra avere un ottimo motivo per parlar male del Pd. Europa era un giornale non ortodosso, ma ormai ci pare di fare un mestiere inutile: noi spariamo sul quartier generale con le cerbottane, quelli dentro al quartier generale si fanno esplodere col tritolo.
Nessuno si scandalizzi dunque se chiunque passa da fuori si sente autorizzato a spernacchiare e irridere. Napolitano dice una cosa di puro buon senso (tipo: la lotta politica sia svolta civilmente) e invece di sostenerlo con entusiasmo, anche per rafforzarne il ruolo in ogni evenienza futura, i candidati segretari si fanno travolgere da Di Pietro e fanno calcoli su quanti voti gli può costare un simile grave cedimento a Berlusconi. Ai tempi – visto che c’è chi lo rimpiange e perfino chi lo vorrebbe riesumare – il Pci li bastonava, e non solo metaforicamente, gli estremisti che pretendevano di dettargli la linea e di spiegargli il mestiere.
Dicono: però Di Pietro sta all’8 per cento, quasi tutti voti nostri.
Vero, un’alleanza così fruttuosa è motivo di eterna riconoscenza per Veltroni che ce l’ha regalata. Però il Pd era nato per fare un pensierino al restante 92 per cento, e tuttora questo sembrerebbe un lavoro più divertente che duellare sulle agenzie col senatore Pardi.
Fermare Beppe Grillo col comma 3 dello statuto che preoccupa l’ottimo Adinolfi fa ridere più di Grillo medesimo, che non fa più ridere da secoli. Si tratta di un eversore autoritario nemico giurato della democrazia, quindi anche del Pd, come peraltro lui stesso sottolinea.
Se al senatore Marino va di confrontarsi con Grillo, traslochi nella coalizione di Grillo, che è quella del vaffanculo al capo dello stato. Per conto nostro Grillo sta al Pd come ci sta Gasparri (e se ci sono elettori che si risentono, come si diceva prima meglio perderli che trovarli).
Già, Ignazio Marino. Aveva ottime ragioni e qualche chance. Un anno e mezzo di Pd veltroniano ha dato a lui grande spazio, lui ricambia prima da martire, poi da salvatore della patria, infine con la simpatica equiparazione fra un violentatore e un tesserato napoletano.
Anche in sala operatoria era una prima donna, ma dubitiamo che si sarebbe mai permesso certi atteggiamenti verso colleghi ed equipe medica. Ecco un altro della società civile che pensa che la politica meriti solo schiaffi: non si capisce allora perché l’abbia voluta fare.
Purtroppo per mettere le pezze ci sono i generosi che fanno peggio. Una come Paola Concia, per esempio, che per una pura operazione politicista di copertura del proprio candidato prende spunto dal violentatore (sempre lui) per accusare l’intero partito di maschilismo e soprusi sulle donne: scusi, c’è un nesso nella sua testa fra Bianchini e me? Se ci fosse, mi iscriverei per un minuto al grillismo per risponderle a tono.
Se non ci fosse, amici come prima, però prego per lei cinque minuti di vergogna.
Concia è una giovane emergente, ma non è che gli anziani emersi da altre ere geologiche siano meglio. Bassolino è carico di glorie passate e di fallimenti recenti, eppure neanche lui rinuncia a passeggiare sul proprio partito. Lui insieme a Loiero, altro esempio di buongoverno progressista meridionale, hanno deciso di dare una speranza al Sud. La speranza però non verrà da un Pd rafforzato dalla loro esperienza, o dalla loro sostituzione, bensì dalla nascita di un altro partito, trasversale e nuovo in tutto tranne che nel fatto che dovrebbero dirigerlo loro, decidendo le candidature regionali insieme a gente di destra indispettita da Berlusconi: astuta manovra insidiosa per il Pdl, semplicemente devastante per il Pd. Ma frega a qualcuno, oltre che a Michele Emiliano sceriffo buono? A nessuno, anche perché Bassolino vorrà pure superare il Pd, ma non prima di aver investito qualche migliaio di voti congressuali sul suo prossimo sfortunato segretario.
Rispetto per il Pd, chiede Europa a chi il Pd l’ha fondato e lo dirige in ogni posizione, contando sul fatto che ci hanno speso energie anche più di noi, e che solo chi pretende e merita rispetto può riceverlo.
Amore per il Pd, per quanto amore si possa mettere nella politica. Sentire questo partito come una cosa propria, figlio legittimo nel nome del quale sacrificare un po’ di narcisismo, di rancori secolari, di ambizioni personali.
Amarlo e rispettarlo così come è, per farlo meglio naturalmente, ma senza furia se non è esattamente come l’avremmo voluto.
Povero Partito democratico: non è un accidente che ci è capitato in testa, una disdetta della quale liberarsi al più presto. È ancora qui dentro, da qualche parte, l’unica alternativa a una destra che rimanga eternamente al potere.

STEFANO MENICHINI

Tuesday, July 14, 2009

Gianni Pittella vice presidente del Parlamento Europeo.

Con 360 voti Gianni Pittella del gruppo dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici, è risultato il primo degli eletti oggi dall'assemblea di Strasburgo per numero di consensi tra i nuovi vicepresidenti del Parlamento europeo. Cinquant’anni, di Lauria in provincia di Potenza, Pittella è stato confermato per la terza volta eurodeputato il 6 giugno scorso, con 137mila voti di preferenza, nella circoscrizione Sud. Capogruppo del Pd-Pse nella scorsa legislatura, l'europarlamentare lucano è stato relatore generale del Bilancio dell'Unione europea e ha promosso numerose iniziative legislative che hanno riscosso adesioni 'bipartisan', come la proposta di emettere 'eurobond' per finanziare le misure anticrisi e l'allargamento in chiave universalistica del programma Erasmus, finora riservato agli studenti, a tutti i giovani dell'Unione. Insieme al completamento dei progetti già avanzati, il neo vicepresidente pone al primo punto del suo nuovo mandato istituzionale il massimo potenziamento degli strumenti e dei canali d'informazione sull'operato dei deputati e sull'attività del parlamento, rivolti ai cittadini europei.
"Dobbiamo dare maggiore visibilità al lavoro degli eurodeputati affinché gli elettori possano meglio valutarne il rendimento e migliorare l'informazione sull'attività complessiva del Parlamento europeo" spiega Pittella, per il quale si deve prestare sempre più attenzione "ad una programmazione di lungo periodo per le voci di spesa più importanti del Parlamento". Si deve riflettere quindi "su una riforma più ambiziosa del bilancio del Pe che garantisca maggiore efficacia e trasparenza della spesa". "Dobbiamo lavorare per un Parlamento che decida più velocemente e che sia in costante contatto con i cittadini per recuperare il calo di fiducia che ha prodotto una forte astensione nel voto di giugno scorso".
Rilanciare la battaglia per la sede unica e rafforzare i rapporti con i parlamenti nazionali anche in vista dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona sono gli altri punti principali sull'agenda del nuovo vicepresidente italiano.

tratto da:

pasquale orlando news sociali: Gianni Pittella vice presidente del Parlamento Europeo.

Saturday, July 11, 2009

A Catania le Acli discutono di welfare e mezzogiorno

A Catania le Acli discutono di welfare e mezzogiorno

“Giovani, donne, attori sociali di un’altra economia” è il tema del seminario organizzato dalle Acli Sicilia che si è tenuto oggi venerdì 10 luglio a partire dalle ore 10 all’hotel Sheraton di Catania.

I lavori introdotti da Santo Francesco Scirè, presidente regionale Acli Sicilia e da Maria Grazia Fasoli responsabile nazionale funzione studi hanno coinvolto l'associazione nella riflessione sulla cittadinanza.

La prima sessione di lavori, sul tema “Cittadinanza – sviluppo e auto sviluppo” è stata presieduta da Gianluca Budano presidente regionale Acli Puglia. Con lui Vittoria Boni responsabile nazionale Acli del dipartimento welfare, Giuseppe Vecchio preside facoltà Scienze politiche all’università di Catania.

Sul tema “Sviluppo locale - Polis globale e soggetti sociali” interventi di Giuseppe Failla segretario nazionale giovani delle Acli e Giacomo Mulè ordinario di Sociologia generale dell’università di Palermo.

Nel pomeriggio, dalle 14,30 in poi, la seconda sessione dei lavori sul tema “Giovani, donne: attori sociali di un’altra economia. Le buone pratiche”.

Ha presieduto Pasquale Orlando, responsabile del centro integrato per il mezzogiorno. con il presidente Orlando, Fabrizio Sigona del consorzio Goel (Altraeconomia); Elena Salzano di Agenzia Incoerenze (Pari opportunità); Antonello Caria direttore Iares (imprenditoria giovanile); Federica Volpi responsabile nazionale Funzione studi Acli (ricerca Acli nazionali); Caterina Bonsignore responsabile Acli colf Agrigento (lavoro di cura). Nella mattinata è intervenuto il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero.

Pasquale Orlando ha detto che l'associazione deve essere come il cercatore di perle che individua e valorizza i cento fiori dello sviluppo locale e della giovane impresa sociale.



pasquale orlando news sociali: A Catania le Acli discutono di welfare e mezzogiorno

Sunday, July 05, 2009

CITTADINANZA SVILUPPO AUTOSVILUPPO. Le ACLI ne parlano a Catania con esempi concreti

CITTADINANZA SVILUPPO AUTOSVILUPPO
Giovani, Donne, attori sociali di un’altra economia

Catania, 10 luglio 2009 ore 9,30 - 16,30
Sheraton Catania Hotel Via Antonello da Messina, 45 95021 Acicastello - Catania

Cittadinanza, sviluppo, autosviluppo interrogano profondamente quei modelli culturali, sociali e politici che fondano il ben essere e il ben vivere delle persone sulla sola dimensione economica identificata con il business globalizzato.
Noi crediamo che il protagonismo delle persone, la centralità dei territori, l’autosviluppo e la partecipazione delle comunità locali, la valorizzazione di buone pratiche nei comportamenti di consumo e di uso delle risorse, siano i veri indicatori per prefigurare un’economia che fa perno sulle responsabilità personali e collettive, sulla cittadinanza attiva nei riguardi dei problemi locali che hanno valenza globale e viceversa.
E’ dunque opportuno rimettere a fuoco un altro concetto di sviluppo che, alla luce dell’attuale crisi mondiale, sollecita nuovi paradigmi di riferimento e chiede di fare spazio a quelle istanze che portano innovazione, speranza e prospettiva, valorizzando le competenze e le responsabilità di giovani e donne, pensati come attori sociali di un’altra economia.
Lo sviluppo responsabile può costituire una forma di autotutela posta alla base di politiche promozionali che rimettono al centro le persone e i loro sistemi di relazioni, umanizzando così anche l’economia.

Per informazioni, invio scheda di partecipazione e notizie logistiche rivolgersi a:
Agata Aiello cell. 392.6205848 e-mail: aclisicilia@libero.it

ORARIO 09,30 - 16,30
Arrivi
Ore 10.00 Apertura Seminario
Introduzione SANTO FRANCESCO SCIRÈ
Presidente regionale Acli Sicilia

VERSO L’INCONTRO NAZIONALE DI STUDI
MARIA GRAZIA FASOLI
Responsabile nazionale Funzione Studi

Sessione 1
CITTADINANZA - SVILUPPO E AUTOSVILUPPO

Presiede GIANLUCA BUDANO
Presidente regionale Acli Puglia

Intervengono
VITTORIA BONI
Responsabile nazionale Acli
del Dipartimento Welfare

GIUSEPPE VECCHIO
Preside Facoltà Scienze Politiche
all’Università di Catania

SVILUPPO LOCALE - POLIS GLOBALE
E SOGGETTI SOCIALI
Intervengono GIUSEPPE FAILLA
Segretario nazionale Giovani delle Acli

GIACOMO MULÈ
Ordinario Sociologia Generale
Università di Palermo

ore 14.30 Ripresa lavori
Sessione 2
GIOVANI, DONNE: ATTORI SOCIALI DI UN’ALTRA ECONOMIA LE BUONE PRATICHE

Presiede
PASQUALE ORLANDO
Responsabile Centro Integrato per il Mezzogiorno ACLI

Interventi

ALTRA ECONOMIA
FABRIZIO SIGONA
Consorzio Goel

PARI OPPORTUNITÀ
ELENA SALZANO
Agenzia Incoerenze

IMPRENDITORIA GIOVANILE
ANTONELLO CARIA
Direttore IARES

RICERCA ACLI NAZIONALI
FEDERICA VOLPI
Funzione Studi Acli nazionali

LAVORO DI CURA
CATERINA BONSIGNORE
Responsabile Acli Colf Agrigento

Nel corso dei lavori interverrà il Presidente Nazionale delle Acli
ANDREA OLIVERO

OBIETTIVI
  •  RIPENSARE IL RAPPORTO TRA MODELLI ECONOMICI E FORME DELLA CITTADINANZA, nel quadro del prossimo Incontro nazionale di Studi (Perugia 3/5 settembre 2009)
  •  RIMETTERE A FUOCO L’IDEA DI SVILUPPO ALLA LUCE DELLA CRISI ATTUALE
  •  LO SVILUPPO LOCALE E LA SOCIETÀ GLOBALE
  •  LE BUONE PRATICHE PER UN’ “ALTRA ECONOMIA”
  •  LA RESPONSABILITÀ DI DONNE E GIOVANI PER UNO VILUPPO SOSTENIBILE



pasquale orlando news sociali: CITTADINANZA SVILUPPO AUTOSVILUPPO. Le ACLI ne parlano a Catania con esempi concreti

Sunday, June 21, 2009

Il Sud che resiste.

    articolo di Amedeo Lepore

    La pubblicazione di un libro, a volte, può diventare l’occasione per l’apertura di un ampio confronto. È quanto sta avvenendo per il volume Il Sud che resiste. Storie di lotta per la cultura della legalità in Terra di Lavoro, con un’originale esperienza di partecipazione dal basso. Il suo autore, Pasquale Iorio, un sindacalista campano dotato di acutezza e tenacia, sta facendo di questa presentazione un vero e proprio tour in tutta Italia, tra grandi città e centri piccoli e medi. Il volume, partendo dall’efferato episodio della strage di sei ghanesi a Castevolturno, pone in evidenza come il fenomeno della delinquenza organizzata condizioni l’economia, colpisca i più deboli, crei emarginazione e inibisca la vita associativa; in sintesi, deprima ogni aspettativa per l’avvenire. Tuttavia, il libro non si ferma a queste constatazioni negative, ormai ricorrenti, ma si propone anche come un contributo di notevole interesse per la scoperta di buone pratiche di cittadinanza attiva e di legalità, in un’ottica di educazione permanente; come una narrazione serrata di storie di persone, associazioni e istituzioni di una provincia meridionale; come un paradigma dell’intero Sud e non solo delle vicende di una terra difficile, quale quella di Caserta. Questo volume si affianca alla sempre più vasta letteratura sulla illegalità diffusa e sul sistema criminale del Mezzogiorno, analizzata da Saviano, Capacchione, Di Fiore, Cantone, Sales, Barbagli, Becchi e vari altri. Da questo contesto, si distaccano le opere di Siebert, La Spina e Fantò, dedicate, in particolare, al rapporto tra criminalità e sviluppo economico e il peculiare punto di vista di Piero Barucci sulla “intermediazione impropria”, ovvero sulla grave diseconomia meridionale rappresentata dai rapporti perversi tra politica, istituzioni e delinquenza organizzata. Tuttavia, scorrendo le pagine de Il Sud che resiste, viene alla mente un saggio di Tullio e Quarella, apparso nel 1999 sulla “Rivista di Politica Economica”, dal titolo Convergenza economica tra le regioni italiane: il ruolo della criminalità e della spesa pubblica. In questo studio, si sosteneva che l’incremento degli investimenti pubblici per contrastare la disoccupazione poteva essere inefficace o, perfino, dannoso, se fosse avvenuto in un ambiente caratterizzato: da un impiego delle risorse finanziarie indotto da ragioni politico-elettorali, anziché economiche; da estesi fenomeni di decadimento delle istituzioni locali; da stretti legami tra criminalità e politica; da una scarsa tutela dei diritti di proprietà. Anche se la maggioranza dei meridionali era - ed è - onesta, la rete di relazioni a sostegno della criminalità era - ed è - tanto vasta, da penalizzare chi, come l’imprenditore agricolo portato ad esempio di un certo Mezzogiorno nel saggio, avesse una proprietà frazionata e mancasse di collegamenti con i partiti, la chiesa, la massoneria, ponendosi del tutto al di fuori dei sistemi di quel “capitale sociale negativo”, in grado di permettere una “ordinata sopravvivenza”. Iorio, al contrario, mette in rilievo un fattore di stimolo per lo sviluppo, quel “capitale sociale positivo”, che proviene dalle esperienze più diverse del territorio meridionale e che ne rappresenta un’indubbia caratteristica moderna e propulsiva. Questo è, probabilmente, l’aspetto più importante del libro, che parte dall’involuzione e dal degrado di una terra, un tempo fertile e di lavoro, come quella casertana, per arrivare a mostrare in piena evidenza alcuni dei volti positivi del Mezzogiorno. Infatti, il volume non è solo una testimonianza d’affetto e una memoria viva di questo territorio, ma rappresenta anche un concreto apporto alla costruzione di una speranza per il futuro. Le immagini che scorrono fanno parte del racconto di un Sud diverso dal senso comune prevalente: dagli imprenditori “dalla parte dello Stato”, impegnati a fondo nella lotta al racket, agli esponenti di una chiesa vicina ai più deboli, ai giornalisti anticamorra, alle associazioni giovanili e del volontariato, alle imprese e cooperative sociali, alle scuole aperte al territorio e alla multiculturalità, fino ai centri di insegnamento e di ricerca dell’università, viene un messaggio di notevole valore. Anche perché, non si tratta, secondo l’autore, di esperienze isolate, di tante monadi a sé stanti, ma di un insieme di figure, attività e ricchezze, “che vanno messe in rete e governate”. Questo obiettivo riguarda tutto il Mezzogiorno ed è il punto cruciale di un vero “nuovo meridionalismo”. Se da un lato, il Sud è ricolmo di talenti e creatività disperse, di iniziative di piccole e medie dimensioni, dall’altro, è difficile pensare che una stagione positiva possa riprendere solo con un intervento dall’alto, di tipo tradizionale. Allora, forse, il tema del protagonismo e della messa a sistema di questa ricchezza del Sud, fatta di energie positive, cervelli e operosità, troppo spesso abbandonata a sé stessa, può connettersi all’esigenza di una nuova fase di trasformazione e di superamento dei nodi strutturali del dualismo italiano.

leggi tutto cliccando su:
pasquale orlando news sociali: Il Sud che resiste.

Tuesday, June 02, 2009

Luigi De Rosa storico dell’economia ovvero ricomporre la frattura tra politica, economia e cultura al Sud.

Nei giorni scorsi, si è tenuto a Napoli un Convegno Internazionale dedicato a “Luigi De Rosa storico dell’economia”, promosso dal “Journal of European Economic History”. Nel corso dell’iniziativa, che è stata introdotta da Paolo Savona e Antonio Di Vittorio e a cui hanno preso parte alcuni tra i maggiori storici del mondo - legati all’insigne studioso napoletano da relazioni di lavoro e rapporti di conoscenza personale -, una delle tre sessioni di lavoro è stata riservata alla storia del Mezzogiorno e dello sviluppo economico italiano. Luigi De Rosa, infatti, ha profuso una parte non secondaria del suo impegno scientifico per approfondire l’analisi della condizione della terra natale, guardando, soprattutto, ai problemi dell’economia, in un’ottica di lunga durata. Egli è stato, oltre che uno dei maggiori esponenti della storiografia economica italiana, anche una delle personalità della feconda stagione del meridionalismo del dopoguerra. Il suo interesse per lo sviluppo industriale e per la diffusione delle attività economiche nel Sud è sempre stato molto consistente, a partire dall’erudita conferenza sulla “Storia della questione meridionale”, svolta per l’Organismo Rappresentativo Universitario Napoletano, nei primi anni della sua attività di ricerca. Un’attenzione intensa e incessante, che lo ha accompagnato fino all’ultima parte della sua vita, quando ha dato alle stampe il volume dal titolo “La provincia subordinata. Saggio sulla questione meridionale”.
leggi tutto su:

pasquale orlando news sociali: Luigi De Rosa storico dell’economia ovvero ricomporre la frattura tra politica, economia e cultura al Sud.

Monday, May 18, 2009

: Open innovation e mezzogiorno: forse c'�un vantaggio!

La crisi economica non è alle nostre spalle, come con eccesso di superficialità si è sostenuto nelle ultime settimane. Infatti, nel suo bollettino di maggio, la Banca Centrale Europea ha messo in evidenza che l’economia globale, compresa quella dell’area dell’euro, si trova ancora in condizioni di “forte rallentamento” ed è connotata da una prospettiva di “continuo marcato ristagno” della domanda. Il quadro è complicato, secondo gli esperti della BCE, dal deterioramento delle aspettative di crescita per Eurolandia, da un ulteriore peggioramento del mercato del lavoro e dalla previsione di un incremento significativo del rapporto tra il debito e il PIL nei paesi europei, dovuto all’incidenza sui conti pubblici delle misure di sostengo ai settori in crisi. Di fronte a questo scenario, sicuramente poco confortante, l’interrogativo sul futuro dell’Italia e, in particolare, sul destino della sua macro-area più debole, il Mezzogiorno, si fa quanto mai insistente. Vedremo a luglio le valutazioni sulla crisi economica che la SVIMEZ farà scaturire dal “Rapporto sull’economia del Mezzogiorno”, la sua opera fondamentale, che raccoglie, ogni anno, i principali indicatori e gli andamenti dell’economia meridionale in numerosi settori chiave. Il focus di questa indagine riguarderà proprio la capacità del Mezzogiorno di affrontare, in un quadro comparativo globale, questi eventi estremamente sfavorevoli dal punto di vista strutturale, che rischiano di aggravarne per molti anni le condizioni e di allontanare sempre più una prospettiva di convergenza verso stadi di sviluppo avanzati.

CONTINUA SU:

pasquale orlando news sociali: Open innovation e mezzogiorno: forse c'�un vantaggio!

" NAPOLI SICCOME IMMOBILE"

ASSOCIAZONE ZENITH
ISTITUTO DI CULTURA MERIDIONALE

PROMUOVONO


GIOVEDI 28 MAGGIO 2009 ORE 18.00
PRESSO SALONE ISTITUTO CULTURA MERIDIONALE IN VIA CHIATAMONE 63
(VICINO ALLA SEDE DE' ILMATTINO)

PRESENTAZIONE DEL LIBRO
" NAPOLI SICCOME IMMOBILE" EDIZ. GUIDA

SALUTO
GENNARO FAMIGLIETTI
PRESIDENTE ISTITUTO CULTURA MERIDIONALE

NE DISCUTONO CON GLI AUTORI ALDO MASULLO E CLAUDIO SCAMARDELLA

ANTONIO PALMA
PRESIDENTE ZENITH.ORD ISTITUZIONE DI DIRITTO ROMANO DELL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II
FRANCESCO CAIA
PRESIDENTE DELL'0RDINE DEGLI AVVOCATI DI NAPOLI
GERARDO RAGONE
ORD SOCIOLOGIA DELL' UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II
GIANNI LETTIERI
PRESIDENTE DELL'UNIONE DEGLI INDUSTRIALI DI NAPOLI
LUCIO D'ALESSANDRO
PRO-RETTORE UNIVERSITA'DEGLI STUDI SUOR ORSOLA BENINCASA


COORDINA IL DIBATTITO
VIRMAN CUSENZA
V.DIRETTORE DE'IL MATTINO




PARTECIPERANNO AL DIBATTITO ESPONENTI DEL MONDO ASSOCIATIVO,PROFESSIONALE ED ACCADEMICO



GIOVEDI 28 MAGGIO 2009 ORE 18.00 PRESSO SALONE ISTITUTO CULTURA MERIDIONALE IN VIA CHIATAMONE 63(VICINO ALLA SEDE DE' ILMATTINO)

STATI GENERALI DEL SISTEMA ACLI DELLA CAMPANIA

pasquale orlando news sociali: STATI GENERALI DEL SISTEMA ACLI DELLA CAMPANIA

Sunday, May 03, 2009

Federalismo: i lati oscuri....

Il testo sul federalismo fiscale è stato approvato definitivamente dal Senato e diventa legge. Tuttavia, i suoi effetti sono stati differiti lungo un arco di sette anni, per realizzare una graduale applicazione dei principi contenuti nel provvedimento, fino alla sua piena entrata a regime, e per evitare di dover subito assumere decisioni impopolari, a cominciare da quelle legate al rispetto della clausola di salvaguardia, secondo cui, dalle norme sul federalismo fiscale non possono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Ovvero, i problemi di copertura finanziaria da parte degli Enti territoriali, così come la nuova organizzazione dell’imposizione e della spesa, possono comportare, alternativamente, un aumento dei tributi o una riduzione delle uscite o una soppressione di servizi a livello locale. Il “federalismo fiscale”, nell’interpretazione che è prevalsa, appare come un modo per operare una redistribuzione di risorse finanziarie a favore delle Regioni settentrionali, nonostante le petizioni di principio sul nuovo assetto dello Stato. Vedremo se e come il governo metterà mano anche alla Carta delle autonomie e alle riforme costituzionali, che dovrebbero accompagnare la legge-delega. Intanto, va considerato che, soprattutto grazie alla tenace azione della SVIMEZ e del suo presidente, Nino Novacco, vi sono stati cambiamenti sostanziali nel provvedimento approvato - rispetto al modello proposto dalla Regione Lombardia e al testo iniziale presentato in Parlamento -, che ne hanno attenuato alcuni elementi iniqui per il Mezzogiorno e distorsivi per il funzionamento dello Stato. Restano, tuttavia, gli interrogativi riguardanti l’effettiva capacità della legge di realizzare piena autonomia di entrata e spesa degli Enti locali, riuscendo a sostituire, gradualmente, il parametro della spesa storica con quello dei costi standard per l’erogazione dei servizi essenziali, che dovrebbero essere forniti uniformemente in tutto il Paese. E persistono anche gli interrogativi relativi al grado di responsabilità che, attraverso questo provvedimento, si vorrebbe indurre nell’amministrazione della cosa pubblica, specie dopo le rovinose prove offerte da diverse Regioni meridionali. Infatti, si è visto che la fine dell’intervento straordinario e la diminuzione dei trasferimenti nazionali alle aree del Sud non ha comportato la diffusione di comportamenti virtuosi. Anzi, è stato proprio negli ultimi anni che si è registrato un peggioramento della capacità amministrativa locale e una caduta della cosiddetta “etica pubblica”, negli Enti territoriali del Mezzogiorno. Questo fenomeno è stato determinato, più che dalla quantità di risorse erogate, da cattive politiche e da strategie di sviluppo esiziali: il tentativo maldestro di rifugiarsi nei “tradimenti” subiti dal Sud non può nascondere il fallimento delle scelte localistiche, della dispersione assistenziale e della distribuzione a pioggia dei finanziamenti europei. Per questo motivo, appare del tutto infondata l’idea secondo cui a minori risorse pubbliche potrebbe corrispondere un maggiore sviluppo del Mezzogiorno. Il limite più grave del provvedimento sul federalismo fiscale è proprio quello di lasciare inattuata o, addirittura, di contraddire la seconda parte dell’art. 119 della Costituzione, che impegna lo Stato a destinare risorse aggiuntive, attraverso interventi speciali, per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, con l’obiettivo di rimuovere gli squilibri economici e sociali delle aree più arretrate del Paese. Questa scelta, specie di fronte all’incedere della crisi, avrebbe dovuto rappresentare un punto cardinale dell’azione di governo e, in ogni caso, l’elemento qualificante di una legge che si propone di realizzare il dettato costituzionale. Invece, si diluisce ulteriormente la finalità del riequilibrio, fino a far scomparire ogni riferimento a interventi di carattere macroeconomico per il Mezzogiorno e a permettere interventi di tipo compensativo, indifferentemente al Sud come al Nord, con il risultato di favorire le aree più avanzate. Infine, non è dato di sapere come verrà applicata questa nuova normativa, visto il suo carattere di delega, ma, soprattutto, vista la mancanza di qualsiasi conteggio sull’impatto della riforma e considerati i tempi di due anni per l’emanazione dei decreti attuativi da parte del governo, che portano ad aumentare fino ad altri cinque anni i termini per il passaggio dalla spesa storica al costo standard. In questo periodo non breve, che potrebbe far riaprire perfino la discussione sulle scelte che si stanno effettuando ora, il Mezzogiorno non può rimanere alla finestra. Le Regioni del Sud, anche attraverso la costituzione di un organo permanente di monitoraggio sulla realizzazione del “federalismo fiscale”, dovrebbero tentare di avviare una nuova fase di coordinamento delle proprie strategie in una dimensione di macro-area. Le forze sociali meridionali, perlomeno quelle più avvertite, dovrebbero impegnarsi a fondo per creare nuovi obiettivi alla loro azione, interpretando la crisi come una possibilità di cambiamento e di assunzione di responsabilità. Il Mezzogiorno, da solo, non ce la potrà mai fare, ma di una nuova consapevolezza dei compiti di crescita culturale e competitiva, come pre-condizione per l’affermazione di nuove classi dirigenti, si avverte fortemente la necessità. Solo così, il talento e le competenze dei cittadini del Sud potranno evitare di disperdersi o di emigrare, mettendosi in sintonia con un progetto di risanamento e di riscatto di questa terra.

Amedeo Lepore, da Repubblica 3 maggio 2009.




pasquale orlando news sociali: Federalismo: i lati oscuri....

Friday, April 17, 2009

Risorsa Mezzogiorno ©. Una iniziativa per costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale.




http://www.facebook.com/group.php?gid=74947291420&ref=ts

Risorsa Mezzogiorno ©. Una iniziativa per costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale.

Una nuova stagione di consapevolezza che faccia sentire alle popolazioni del Mezzogiorno i prodotti e le risorse naturali e culturali come proprie. Volano di una nuova stagione di sviluppo e occupazione ed elemento indispensabile per la qualità della vita.

Nella concorrenza acerrima sull’agroalimentare e sul turismo è necessario dotare il Mezzogiorno di un supplemento d’anima, far pesare cioè nella competizione territoriale il senso della sfida collettiva.

Del resto il principale limite delle campagne sulla tipicità è quello di restare confinate nei territori d’origine. Pubblicità ed eventi importanti rivolti essenzialmente alle popolazioni che già li conoscono.

La nostra idea è agire sulla macroregione mezzogiorno coinvolgendo con informazione, formazione, tutela e promozione la società civile, i soggetti economici, gli enti locali in una rete virtuosa più forte.

Vogliamo costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale a partire dalle risorse territoriali. La risorsa mezzogiorno: capitale umano, territorio e legami sociali.

Gli strumenti di questo lavoro saranno da subito un portale web, una rivista, una guida delle eccellenze nascoste, seminari regionali, convegni ed eventi di massa.

(mandami un'opinione o sui commenti o alla mail pasqualeorlando1@gmail.com )





Carissimi,
dopo la prima diffusione e i tanti contatti in tutte le regioni meridionali siamo pronti per un primo stap dell'avventura.

- costituito formalmente un primo nucleo associativo di "Risorsa Mezzogiorno" con sede a Napoli e tanti fili in tutto il sud.
- pronte procedure per registrazione al tribunale della rivista e del portale online.
- c'è intenzione di far uscire per maggio un numero zero della rivista in modo da poter discutere il formato e la prima impostazione.
- in via di costituzione un ufficio abbonamenti e pubblicità.
- in programma per inizio maggio una riunione di tutti gli interessati. (meglio Napoli, Roma, o zone interne?)

Si attendono consigli, articoli, pubblicità e questo, quello e quell'altro ancora.......

Thursday, April 16, 2009

Via libera al Piano Sociale Regionale: previsti finanziamenti per 165 milioni di euro

La Giunta regionale della Campania ha approvato oggi, su proposta dell'assessore alle Politiche Sociali Alfonsina De Felice, il Piano Sociale regionale. Il provvedimento, primo nel suo genere, attua la Legge 11 del 2007. Nel biennio 2009 - 2010 sono previsti finanziamenti pari a 165 milioni di euro, di cui circa 74 per il 2009. Obiettivi primari del piano sociale sono: il sostegno alle responsabilita' delle famiglie, ai diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, alle donne in difficolta', alle persone con disagio psichico; la promozione di politiche di contrasto alle dipendenze e alla poverta', per gli anziani, i disabili, i detenuti e gli immigrati.

La somma stanziata nel biennio 2009/2010 consentira' di realizzare i seguenti interventi: rafforzamento delle forme associative; istituzione del Sis (sistema informativo sociale); valutazione e monitoraggio della qualita' dei servizi; accelerazione dell'integrazione tra sociale e sanitario; potenziamento dell'assistenza domiciliare integrata; rafforzamento della rete degli asili nido e dei servizi per la prima infanzia; definizione del programma triennale per l'integrazione dei cittadini migranti.

''Siamo giunti al termine di un percorso - ha dichiarato l'assessore De Felice - che ha sviluppato una concertazione ampia ed articolata. Con l'attuazione del Piano si puo' ora avviare una riqualificazione della spesa sociale dei Comuni e riconoscere dignita' alle persone portatrici di bisogno, compiendo un salto di qualita' nei servizi del nostro territorio, attraverso la definizione di strumenti e pratiche nuovi, come le carte dei servizi e il sistema informativo sociale''.

De Felice ha assicurato che si procedera' velocemente all'approvazione dei regolamenti attuativi in modo da passare ''alla fase di concretizzazione della nuova disciplina'' e si e' detta ''certa che il dialogo avviato da tempo con tutti i soggetti che operano nel settore ci consentira' di realizzare gli interventi necessari per un miglioramento della qualita' della vita di tutti i cittadini''.


pasquale orlando news sociali: Via libera al Piano Sociale Regionale: previsti finanziamenti per 165 milioni di euro

Friday, April 03, 2009

pasquale orlando news sociali: Benevento: Lavoro e formazione per lo sviluppo del Sud, successo per il convegno delle Acli

pasquale orlando news sociali: Benevento: Lavoro e formazione per lo sviluppo del Sud, successo per il convegno delle Acli: "pasquale orlando news sociali: Benevento: Lavoro e formazione per lo sviluppo del Sud, il3 aprile convegno delle Acli alla biblioteca provinciale
Oggi venerdi 3 aprile, dalle 9.30 alle 13.30 presso la biblioteca provinciale di Benevento si �tenuto un importante convegno sul tema Politiche del lavoro e della formazione per lo sviluppo del Mezzogiorno. Ha Introdotto e presieduto i lavori Pasquale Orlando responsabile nazionale mezzogiorno delle ACLI. Dopo i saluti di Eleonora Cavallaro, presidente Acli Campania, e di Sergio Tanga, presidente Acli Benevento l' intervento di Fausto Pepe, sindaco di Benevento. E'seguita una tavola rotonda con Natalia Faraoni, dipartimento di Sociologia e Scienza della politica dell’Universit�di Firenze, Maurizio Drezzadore, presidenza nazionale Acli, dipartimento lavoro, Natale Forlani, presidente di Italia Lavoro, e di Giovanni Principe, direttore generale dell’Isfol. Dopo il messaggio del sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli, ha concluso Michele Rizzi, vicepresidente nazionale delle Acli.
Ricca documentazione consegnata agli oltre cento partecipanti provenienti dalle province campane."

Saturday, February 14, 2009

Il tradimento del Mezzogiorno


di Pietro Spirito da Sbilanciamoci

Negli ultimi dieci anni si è avuta una drastica redistribuzione di risorse dal Sud al Centro nord. In un libro di Gianfranco Viesti, i numeri di "una politica che non c'è"

Viviamo tempi caratterizzati dalla affermazione di principi politici e di analisi interpretative che sono in realtà luoghi comuni, basati sulla forza della ossessiva ripetizione, e non sulla effettiva realtà dei fatti. Che l’economia meridionale sia la sentina della inefficienza e l’idrovora che assorbe fiumi di denaro pubblico sottratto a finalità che sarebbero maggiormente produttive, è diventato uno dei temi scontati della discussione politica italiana.

Non si sta nemmeno a sottilizzare più di tanto nel cercare di reperire e leggere i dati, basta prendere dalle cronache l’ennesimo esempio di sperpero di denaro pubblico per confermare l’enormità del fenomeno. Episodi di questa natura ovviamente possono essere saccheggiati a piene mani dalla moltitudine degli eventi di pratiche devianti presenti nelle amministrazioni pubbliche meridionali. Però, basta questo approccio per giudicare le politiche economiche che si sono determinate nel nostro Paese ?

Gianfranco Viesti, nel suo recente volume (“Mezzogiorno a tradimento”, Laterza 2009, 12 euro), prova a riportare la discussione sui dati di fatto. Ed emergono alcune considerazioni radicalmente contrastanti con le opinioni correnti, che gettano una luce meno convenzionale sulle scelte sostanziali di politica economica degli ultimi decenni.

L’analisi si basa sulla evoluzione che si è determinata nel decennio 1996-2006 nella struttura e nella allocazione della spesa in conto capitale e della spesa corrente delle pubbliche amministrazioni e delle imprese pubbliche. Ne viene fuori un quadro assai divergente dalla vulgata che prevale nella opinione corrente.

Sul totale della spesa in conto capitale delle pubbliche amministrazioni, che nel 2006 era pari a 60 miliardi di euro, il Mezzogiorno ha assorbito circa il 36%, valore fortemente in calo rispetto al 2001 (40%), e largamente lontano dagli obiettivi fissati per legge dai governi e dai parlamenti che in questi anni si sono succeduti.

Nel 1998 era stato deciso di destinare allo sviluppo delle regioni meridionali il 45% della spesa in conto capitale del nostro Paese proprio per riequilibrare il deficit di infrastrutture e di capitale esistente rispetto alle regioni più avanzate; si è poi fatto esattamente il contrario, nonostante il contributo delle risorse comunitarie, che sono state sostanzialmente utilizzate per rimpiazzare risorse nazionali già stanziate, e non per generare un volano aggiuntivo destinato allo sviluppo.

Così le politiche di sviluppo regionale per il mezzogiorno si sono trasformate in strumento per il contenimento della spesa pubblica nazionale per gli investimenti. I fondi strutturali europei, più che promuovere lo sviluppo del Sud, hanno aiutato il risanamento dei conti pubblici italiani, liberando fondi nazionali.

La spesa in conto capitale è invece aumentata nel centro nord: dal 2001 al 2006, al Sud è passata da 21 a 22,2 miliardi di euro (+5,7% in termini nominali), mentre nel resto del Paese è passata da 31 a 38,2 miliardi di euro (+23,2%, sempre in termini nominali).

Per ricostruire un quadro completo delle scelte di investimenti indirizzate dalle risorse pubbliche, alla spesa in conto capitale delle amministrazioni pubbliche si deve aggiunge la spesa per investimenti delle imprese pubbliche del settore pubblico allargato, che costituisce un elemento aggiuntivo di particolare rilevanza (nel 2006 ammontava a 20,5 miliardi di euro, che si aggiungono ai 60 citati in precedenza).

Nel decennio 1996-2006 le imprese pubbliche nazionali hanno effettuato un sesto della spesa pubblica in conto capitale nel Mezzogiorno, ed addirittura quasi un quarto nel Centro-Nord. Infine, lo stesso fenomeno di ulteriore penalizzazione del Mezzogiorno si registra nelle scelte di investimento delle imprese pubbliche locali, che hanno speso al Sud circa 1,5 miliardi nel 2006, rispetto a circa 5 miliardi nel Nord.

Considerando l’insieme delle fonti finanziare riconducibili alla azione pubblica (amministrazioni statali, imprese pubbliche ed imprese pubbliche locali), nella media 2000-2006 gli investimenti pubblici pro-capite sono stati 680 euro al Sud e 946 al centro-Nord, con uno scarto che si è progressivamente ampliato nel tempo.

La realtà di alcuni settori strategici per la qualità della vita dei cittadini evidenzia squilibri ancora più radicali. Tra il 2000 ed il 2006 sono stati spesi ogni anno per investimenti nel settore dei rifiuti urbani 138 milioni di euro al Sud e 574 al centro-Nord.

Certo, una parte di questo divario è dovuto anche alla incapacità delle amministrazioni locali meridionali, che non sempre sono state in grado di imprimere accelerazioni ai processi decisionali, anche quando le risorse economiche erano disponibili. Resta però il fatto che si è allargata la forbice tra la retorica politica che indirizzava a parole le risorse per gli investimenti al mezzogiorno, mentre nella realtà dei fatti una parte più rilevante di risorse è andata al centro-nord. Non è improbabile però che nella testa dei nostri cittadini sia rimasta l’impressione che l’idrovora meridionale continuasse ad essere il pozzo senza fondo di investimenti giganteschi sottratti al produttivo cittadino del nord.

Se però gli investimenti pubblici non hanno privilegiato il Mezzogiorno nell’ultimo decennio, resta da capire quanta spesa corrente sia stata assorbita e sprecata dalle regioni meridionali. Recenti stime della Banca d’Italia quantificano il trasferimento implicito di risorse nel decennio 1996-2006 tra il 10% ed il 15% del PIL del mezzogiorno.

Negli anni settanta ed ottanta questi trasferimenti erano pari al 20%. Ma soprattutto tali risorse non provenivano dal gettito fiscale delle regioni del centro-nord, bensì dal deficit pubblico: il centro-nord aveva un flusso di spesa pari al suo gettito fiscale, mentre la spesa pubblica al Sud – superiore, come abbiamo detto, al 20% del suo Pil - era finanziata con nuovo debito pubblico.

La contrazione dei volumi complessivi di trasferimenti correnti verso il Mezzogiorno, per effetto del vincolo di finanza pubblica dettato da Maastricht, ha indotto le amministrazioni locali del Mezzogiorno a fare ricorso alla fiscalità aggiuntiva territoriali in misura superiore rispetto al resto del Paese: l’addizionale Irpef in media è dell’1,23 al Sud e dell1,03% al Nord; la leva fiscale dei Comuni è dell’81,1% al Sud e del 69,1% al Nord.

Ma vediamo ora alla dimensione quantitativa della spesa pubblica corrente. Certamente registreremo qui il privilegio radicale della casta meridionale che conserva rendite di posizione intollerabili. E invece no. Nel 2006 la spesa pubblica corrente pro capite è stata in Italia pari a 14.141 euro. Il valore sale a 15.719 euro al centro-nord e scende a 11.253 nelle otto regioni del Mezzogiorno.

Dunque, un cittadino del Sud beneficia di una spesa pubblica corrente inferiore del 28% rispetto a quella di un cittadino del Centro-Nord. La spesa pubblica corrente svolge quindi in Italia una funzione regressiva: premia di più le regioni dove risiedono i cittadini con i redditi più alti.

Insomma: al Sud sono state destinate sempre meno risorse, sia per gli investimenti sia per la spesa pubblica corrente. Nella retorica del dibattito politico si sono magari riaffermati spesso obiettivi mirabolanti, salvo poi ad operare nel concreto per ridurre gli investimenti e le spese di gestione corrente destinate al Mezzogiorno. Di converso, le regioni centro-settentrionali hanno assorbito risorse crescenti, sino a configurare un quadro di politica economica sostanzialmente antidistributivo, mentre la retorica della politica continuava a strombazzare la centralità delle azioni di riequilibrio regionale per favorire lo sviluppo del Mezzogiorno, determinando peraltro le vibrate proteste dei leghisti che reclamavano di smetterla con sprechi del tutto intollerabili di fiumi di risorse che andavano ad amministrazioni inefficienti. Piccolo particolare: era tutto falso, era invece in corso un processo sostanziale di inversione di tendenza davvero significativo, con una contrazione delle risorse disponibili per le politiche di sviluppo regionale e per gli interventi di sostegno al reddito.

Quello che è accaduto nel corso dell’ultimo decennio è una drastica redistribuzione di risorse verso il centro nord del Paese. E questo processo è ancora in corso. Nel luglio 2008 il Governo Berlusconi da un lato ha utilizzato circa 2 mliardi di euro disponibili per investimenti nelle infrastrutture di trasporto per la Calabria e la Sicilia per finanziare in parte, per il primo anno, la cancellazione dell’Ici su tutto il territorio nazionale, e dall’altro ha finanziato oltre la metà della dura manovra di bilancio per il primo triennio cancellando quasi otto miliardi di euro di fondi per la spesa in conto capitale per il mezzogiorno. Inoltre è stato definanziato il credito di imposta, rendendolo un intervento di efficacia quasi ridicola: alcune imprese dovranno aspettare sette anni dopo l’investimento per ottenerlo.

Tutto questo accade nel silenzio della politica. Ed anzi, continua la retorica sullo sperpero delle risorse pubbliche nelle regioni meridionali, fenomeno certamente esistente e diffuso, che però è servito come clava ideologica per realizzare un radicale riorientamento delle politiche regionali dalla regioni svantaggiate verso le regioni forti del Paese.

Gli esiti non sono stati però particolarmente fausti. Neanche la concentrazione degli interventi di sostegno pubblico verso le regioni forti è servita ad evitare che l’economia italiana ristagnasse sempre più, sino a giungere alla crisi dei nostri giorni.

Si è affievolita, sino quasi a scomparire, la centralità dell’interesse nazionale. Ogni attenzione è ai singoli, ai gruppi, alle piccole patrie. Non si ragiona più sulla riforma sanitaria, ma sul funzionamento dell’ospedale cittadino, non si ragiona sul potenziamento della scuola pubblica nazionale, ma si chiede un voucher per assicurare la migliore istruzione ai propri figli.

La questione meridionale torna ad essere una questione squisitamente politica, come lo era forse nelle note di Antonio Gramsci, o nella azione dei meridionalisti più avveduti del secolo passato. Però, nel deserto della politica italiana non si riescono a vedere segnali di ripresa di una iniziativa capace di dare nuovo fiato alla necessità di considerare l’interesse collettivo e nazionale come leva per un nuovo patto di cittadinanza. Ed in questa assenza, il rischio di una ulteriore marginalizzazione del Mezzogiorno è uno scenario tristemente probabile.

Friday, February 13, 2009

Risorsa Mezzogiorno. Una iniziativa per costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale.

Una nuova stagione di consapevolezza che faccia sentire alle popolazioni del Mezzogiorno i prodotti e le risorse naturali e culturali come proprie. Volano di una nuova stagione di sviluppo e occupazione ed elemento indispensabile per la qualità della vita.Nella concorrenza acerrima sull’agroalimentare e sul turismo è necessario dotare il Mezzogiorno di un supplemento d’anima, far pesare cioè nella competizione territoriale il senso della sfida collettiva.Del resto il principale limite delle campagne sulla tipicità è quello di restare confinate nei territori d’origine. Pubblicità ed eventi importanti rivolti essenzialmente alle popolazioni che già li conoscono.La nostra idea è agire sulla macroregione mezzogiorno coinvolgendo con informazione, formazione, tutela e promozione la società civile, i soggetti economici, gli enti locali in una rete virtuosa più forte.Vogliamo costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale a partire dalle risorse territoriali. La risorsa mezzogiorno: capitale umano, territorio e legami sociali.Gli strumenti di questo lavoro saranno da subito un portale web, una rivista, una guida delle eccellenze nascoste, seminari regionali, convegni ed eventi di massa.
(mandami un'opinione o sui commenti o alla mail pasqualeorlando1@gmail.com )

pasquale orlando news sociali: Risorsa Mezzogiorno. Una iniziativa per costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale.

Thursday, February 12, 2009

Parla il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli: �Il Meridione va inteso come risorsa, ma la politica deve avere un sussulto di moralit�.

LA NUOVA ROTTA PER IL SUD «Il Paese non crescerà se non insieme». Questa fu la forte provocazione lanciata nel 1989 dalla Chiesa italiana in un documento sul Mezzogiorno. «La "questione meridionale" non è più quella di una volta, cambiano i tempi e anche le terminologie», spiega il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, «ma le problematiche restano, pesando come macigni sulle nostre vite. È per questo che abbiamo voluto promuovere un convegno, in occasione del ventennale di quel testo, per fare il punto sulla situazione e proporre nuove sollecitazioni».
Eppure le spinte di un federalismo mal interpretato sembrano andare in una direzione opposta...«Il federalismo è un’occasione se è veramente solidale, poiché la crescita armonica del nostro Paese può avvenire soltanto a condizione che non entrino in gioco meccanismi che accentuino il divario fra aree diverse. Ciò che serve è un federalismo che riconosca le specificità, ma non esalti gli egoismi e gli antagonismi, che difenda le identità ma non enfatizzi le superiorità, che non smembri le parti del corpo ma le unisca nel richiamo delle comuni origini».Lei non ha, però, l’impressione che il Meridione venga oggi visto come un peso e non come una risorsa?«Effettivamente, in molti, il Mezzogiorno evoca l’idea del fallimento, della delusione, dell’impresa impossibile, non appassiona più le coscienze e le intelligenze. Tuttavia, le comunità del Sud, in ragione del Vangelo che professano e che grida la giustizia, non possono rassegnarsi. Anzi, è ancora più urgente che noi ci riappropriamo delle nostre radici per far crescere i rami più robusti. Il Sud ha risorse tali da poter essere orgoglioso di sé stesso».Qual è il primo passo da compiere in tale direzione?«Il Mezzogiorno ha certamente bisogno di aiuto per superare i propri travagli, ma innanzitutto deve chiedere a sé stesso di farsi protagonista del riscatto. La Chiesa del Sud si fa voce di questo futuro possibile e intende impegnarsi ancor di più per formare la coscienza religiosa, in modo da tradurla in coscienza civile, in un progetto di cambiamento personale e sociale. Per noi, vescovi meridionali, è anche un invito a lavorare maggiormente in comunione, evitando una certa frantumazione che in passato ci ha impedito di raggiungere molti obiettivi che ci eravamo prefissati».Ritiene che l’intera Chiesa italiana si senta interpellata da questa sfida? Se sì, come?«L’appello all’unità, invocata vent’anni fa come unica strada possibile per garantire uno sviluppo integrale della nazione intera, esprime il medesimo desiderio di comunione che la Chiesa, oggi, continua a far riecheggiare in un tempo di disfattismi. Tutti i vescovi italiani ne sono convinti. La nostra voce non può, però, restare una voce nel deserto. Occorre rilanciare una speranza che non sia semplice illusione, bensì la consapevolezza che siamo in grado di superare le enormi difficoltà che abbiamo dinanzi e che ben conosciamo. Io sono fiducioso che prima o poi ne scaturiranno frutti di bene».

continua a leggere cliccando su:
pasquale orlando news sociali: Parla il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli: �Il Meridione va inteso come risorsa, ma la politica deve avere un sussulto di moralit�.

Wednesday, January 28, 2009

Decreto anticrisi: Il Bonus famiglia resta com'�.

Decreto anticrisi: fiducia anche al Senato Marchionne: alla Fiat 60.000 posti in pericolo Calderoli: abbiamo già dato, Sacconi: vediamo

A Palazzo Madama dibattito blindato. Mercoledì atteso confronto sul futuro dell'auto al tavolo del governo. Il Bonus famiglia resta com'è.

Martina Aureli
Il governo ha posto anche al Senato la fiducia sul decreto anticrisi. Ma si era già capito alla vigilia che era questa l'aria che tirava. I tempi per l'approvazione del decreto scadevano, infatti, il 28 gennaio e in questo modo sia alla Camera che al Senato il decreto voluto dal ministro dell'Economia Tremonti è diventato inemendabile.
La scorsa settimana le commissioni Bilancio e Finanze di palazzo Madama avevano già bocciato tutti gli emendamenti (circa 400) e gli ordini del giorno presentati. Proprio per questo, in commissione il Partito democratico e l'Italia dei Valori non hanno partecipato alle votazioni sugli emendamenti e a quella sul mandato ai relatori Maurizio Saia e Riccardo Conti del Pdl a riferire in Aula.
La ragione della protesta, ha spiegato Giovanni Legnini (Pd) è stata "la totale indisponibilità del governo a qualsiasi modifica migliorativa del testo".
Anche il sottosegretario all'Economia, Luigi Casero, ha spiegato che "i tempi ristrettissimi di esame del decreto, prossimo alla scadenza, non consentono alcuna modifica".Da qui alla richiesta di porre in votazione il decreto con la blindatura della fiducia il passo è vrevissimo ed è stato compiuto per l'undicesima volta da questo governo.

Marchionne: senza aiuti alla Fiat 60.000 posti a rischio


Non arriverà dal decreto, del resto, la risposta a una crisi economica che si fa sempre più grave. Oggi l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, che non è solito drammatizzare, ha detto che "Il rischio che 60.000 lavoratori del comparto auto, in Italia, restino a casa se non ci sarà un intervento del governo, è reale". L'amministratore delegato della Fiat condivide la stima del segretario nazionale della Fim-Cisl Bruno Vitali e, a questo punto, sale l'attesa per le decisioni che verranno assunte al tavolo convocato per mercoledì dal governo.
Davanti a Palazzo Chigi ci saranno anche i lavoratori della Fiat e dell'indotto auto.
Al Lingotto arriva il commissario europeo Gunter Verheugen, che incontra Marchionne e visita lo stabilimento Iveco, mentre a Mirafiori si parla della crisi nelle assemblee.

Calderoli: incentivi alla Fiat? Abbiamo già dato

"Incentivi alla Fiat? Per quel che ci riguarda - afferma il ministro leghista per la Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli - mi sembra che si è già dato. Quella di mercoledì comunque è una riunione durante la quale il governo ascolterà le richieste ed i problemi legati al settore dell'auto. Raccoglieremo le proposte e dopo ne parleremo". "Dal governo - replica Marchionne - ci aspettiamo un intervento per tutto il settore dell'auto, che sta vendendo il 60% in meno dell'anno scorso. Non si tratta di aiutare la Fiat, ma di far ripartire un intero comparto produttivo e tutta l'economia".
Un po' diversa da quella di Calderoli, la posizione del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: "C'é un tavolo giustamente convocato per valutare le difficoltà di un grande settore e di tutta la sua filiera".
Anche gli industriali torinesi sollecitano sostegni e investimenti per il settore, "così come hanno fatto o stanno per fare tutti i paesi che hanno produzioni autoveicolistiche". "La presidente di Confindustria condivide le nostre considerazioni", afferma il presidente dell'Unione Industriale di Torino, Gianfranco Carbonato, che a Mantova ha incontrato Emma Marcegaglia per fare il punto in vista dell'incontro di mercoledì a Palazzo Chigi.


Il Bonus famiglia, a questo punto, resta così com'è

Intanto l'atteso e pubblicizzato Bonus famiglia diventa, quindi, effettivo e la scadenza per presentare le domande è al 28 febbraio. Toccherà, poi, all'Agenzia delle Entrate e al ministero dell'Economia dare ulteriori delucidazioni sui quesiti che si sono moltiplicati nelle ultime settimane.
Oggi, infatti, il decreto anticrisi approda al Senato alle 15, addirittura con una variazione al calendario di Palazzo Madama, che non prevede lavori in aula di lunedì.
Ma i tempi per l'approvazione del decreto sono strettissimi, visto che il provvedimento, blindato dalla maggioranza, scade il 28 gennaio, cioè dopodomani. La scorsa settimana le commissioni Bilancio e Finanze di palazzo Madama avevano bocciato tutti gli emendamenti (circa 400) e gli ordini del giorno presentati.
Proprio per questo, in commissione il Partito democratico e Italia dei Valori non hanno partecipato alle votazioni sugli emendamenti e a quella sul mandato ai relatori Maurizio Saia e Riccardo Conti del Pdl a riferire in Aula.
La ragione della protesta, ha spiegato Giovanni Legnini (Pd) è stata "la totale indisponibilità del Governo a qualsiasi modifica migliorativa del testo".
Anche il sottosegretario all'Economia, Luigi Casero, ha spiegato che "i tempi ristrettissimi di esame del decreto, prossimo alla scadenza, non consentono alcuna modifica".
Intanto in aula sono stati depositati circa 500 emendamenti all'intero provvedimento, ma è difficile che ne passi anche uno solo.
Altrimenti il decreto dovrebbe tornare alla Camera e non ci sarebbero i tempi per convertirlo in legge.

L'esempio della Camera: rimarrà tutto come ha deciso Tremonti

Rimarrà tutto come aveva deciso Tremonti. Col maxi-emendamento del governo, sottoposto alla fiducia della Camera, le fasce di reddito per il Bonus famiglia restano le stesse, troppo strette per la gran parte delle famiglie e favorevoli ai single o ai pensionati soli, ma non alle coppie che hanno dei figli. Altro che Bonus famiglia, insomma. L'unica novità, al momento, sembra negativa: sposta, infatti, dal 31 gennaio ai 28 febbraio il termine per la presentazione delle domande al datore di lavoro o all'Inps, per quanto riguarda i pensionati. Ma è convinzione diffusa, anche se non ancora accertata, che così facendo slitterà anche l'arrivo del Bonus in busta paga o sul libretto della pensione.
A questo punto, le possibilità di ripensamento da parte del governo sono minime, perché - una volta approvato in fretta e furia alla Camera - il decreto anticrisi arriverà blindato al Senato. E questa sarà una nuova ragione di malessere per i senatori, ma anche per chi si attendeva - dopo le promesse degli stessi parlamentari del Pdl - qualche significativa novità per le famiglie.

Il colpo di scena è una doppia beffa

Il colpo di scena sul bonus famiglia c'è, ma si traduce in una doppia beffa. Da un lato, infatti, i termini per la presentazione delle domande "scivolano" al 28 febbraio e questo vuol dire che nessuno vedrà il bonus fiscale né nella busta paga di gennaio, né in quella di febbraio. Forse farà la sua apparizione a marzo, ma il grosso si sposterà verso la primavera inoltrata. Altro che intervento per le famiglie in difficoltà a fine 2008.
Dall'altro, le fasce restano quelle fissate dal decreto anti-crisi, ampiamente criticate nelle settimane scorse, perché i fatti dimostreranno (com'è già accaduto per la Social card) che coprono una platea ben più ristretta di quella che è stata tanto pubblicizzata al momento del varo della misura.
Le famiglie anche con due soli figli faticheranno a entrare nei paletti di uno slalom pressocché impossibile se si cumulano i redditi familiari.

350 milioni di euro per gli assegnai familiari

Alessandro Pagano, il parlamentare siciliano del Pdl che aveva presentato un efficace emendamento per correggere le fasce di reddito del Bonus famiglia, cerca ora di mischiare le carte in tavola e dice che, comunque, in commissione è stato varato un aumento degli assegni familiari per 350 milioni di euro. Ma gli assegni sono stati estesi anche ai lavoratori autonomi, riducendone così drasticamente l'impatto, mentre il Forum delle associazioni familiari fa notare - giustamente - che non c'è paragone fra le cifre degli stanziamenti per il Bonus e per gli assegnai messe a confronto: da un lato oltre 2 milioni di euro (che, Social Card insegna) bisognerà vedere se verranno effettivamente spesi e dall'altra parte i 350 milioni appena messi in billancio.
Oltretutto le risorse verranno dai risparmi su un'altra inutile misure molto pubblicizzata al momento dell'inserimento del decreto anticrisi e rivelatasi del tutto inutile: quella sulla norma per gli aiuti ai mutuatari a tasso variabile, oltre il 4%, risibile nel momento in cui l'Euribor è calato (dati di ieri) 2,69%.
Per i mutui, è stata, invece, approvata la proposta di revisione sulle regole per la portabilità, con le tariffe dei notai che, rispetto al dimezzamento previsto nella stesura originaria, per le surroghe sono state azzerate. Spetterà loro solo il rimborso spese. Banche e intermediari finanziari non potranno applicare costi di alcun genere, anche in forma indiretta.

I pannolini per chi ha la Social Card

E' stato inserito, tra gli emendamenti approvati, anche un contributo per l'acquisto di pannolini e latte artificiale per i figli da 0 a 3 mesi. L'aiuto è riservato alla platea che ha già diritto alla social card.

leggi tutto su:
pasquale orlando news sociali: Decreto anticrisi: Il Bonus famiglia resta com'�.

Federalismo fiscale e mezzogiorno. Il testo approvato al Senato non risolve tutti i problemi.

Il provvedimento sul “federalismo fiscale” approvato dal Senato contiene alcune novità, frutto del confronto tra maggioranza e opposizione in commissione e in aula. Tuttavia, vi sono ancora questioni fondamentali irrisolte e scelte estremamente rischiose per il futuro del Mezzogiorno, che dovranno essere affrontate nel corso della discussione nell’altro ramo del Parlamento. Infatti, la posizione espressa da Tremonti – secondo cui è “impossibile dare i numeri” e, quindi, indicare concretamente le modalità di copertura finanziaria del disegno di legge, vanificando la necessità di scongiurare aumenti di tasse a danno dei cittadini – manifesta una grave nebulosità su un aspetto costitutivo del provvedimento. Infatti, l’art. 119 della Costituzione prevede, tra l’altro, che la somma delle risorse derivanti dai tributi nazionali e locali, nonché dal fondo perequativo, debba consentire “ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite”. Inoltre, la mancanza di qualsiasi collegamento ad un progetto di riforma delle istituzioni – che non può essere surrogato dalla Carta delle autonomie locali, la cui presentazione è stata solo annunciata da Calderoli – rende meno plausibile il percorso di una normativa, che rischia di scaricare sui livelli territoriali dello Stato la recessione del paese e i costi della riduzione inevitabile della spesa pubblica. Si dice che, in ogni caso, la crisi economica può rappresentare un’occasione per modificare nel profondo i meccanismi di impiego delle risorse pubbliche, che in questi anni hanno prodotto sperperi, malversazioni e inefficienze, soprattutto al Sud. Questo aspetto dell’assunzione piena di responsabilità da parte di chi ha il compito di governare l’amministrazione pubblica e di erogare servizi efficienti ai cittadini è di fondamentale importanza anche per avviare una nuova fase del meridionalismo, ma, alla luce dell’esperienza della fine dell’intervento straordinario, non sembra affatto scontato che il semplice taglio delle risorse finanziarie produca una riduzione del divario. Sorge il dubbio, allora, che per riformare profondamente il Mezzogiorno occorrano provvedimenti seri contro ogni forma di assistenzialismo e di spreco, accompagnati, però, da una politica in grado di rendere efficace l’azione delle istituzioni centrali e periferiche, visibile l’assunzione di responsabilità e credibile una prospettiva di superamento del dualismo. Questo è quanto prevede anche l’art. 119 della Costituzione, che recita testualmente: “Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni”. Non sembra che questa parte del dettato costituzionale abbia ricevuto ancora una risposta adeguata dal testo sul “federalismo fiscale”, che pure avrebbe il compito di attuarlo. Le novità del disegno di legge riguardano aspetti di un certo rilievo, come, ad esempio: il “patto di convergenza” su costi e fabbisogni standard, che, presentato con il DPEF, servirà a consentire il conseguimento degli obiettivi previsti attraverso azioni correttive; il sistema dei premi per le Regioni e gli enti territoriali che, a fronte di un elevato livello dei servizi, garantiscano una pressione fiscale inferiore alla media, nonché il sistema delle sanzioni, fino al commissariamento, per gli enti non virtuosi.

leggi tutto su:

pasquale orlando news sociali: Federalismo fiscale e mezzogiorno. Il testo approvato al Senato non risolve tutti i problemi.

Friday, January 16, 2009

Facebook e 'o prufessore Cutolo

L'allarme dell'esponente del Pd: mafia e camorra utilizzano il sito per farsi propaganda e creare proseliti



NAPOLI — Se pure fosse una goliardata, il presidente della commissione antimafia l'ha presa piuttosto male. L'ex ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, dopo aver ricevuto nella casella email del senato diverse comunicazioni riguardanti i gruppi di Facebook che inneggiano a noti camorristi, ha deciso di parlarne col ministro Maroni reputando «indispensabile che la polizia postale si occupi della questione». Lo riferisce la parlamentare del Pd Luisa Bossa, ex sindaca di Ercolano ed oggi componente della commissione antimafia, la quale ha scritto un'interrogazione a Maroni chiedendo «se siano previste unità specializzate all'interno della Direzione Investigativa Antimafia che si occupano specificatamente di infiltrazioni mafiose su internet». «Appare ormai evidente — scrive la parlamentare — che la mafia usa i mezzi moderni della comunicazione per scopi propagandistici e per crearsi le basi per i suoi affari criminali. Ne sono un esempio eclatante i numerosi gruppi nati su un social network diffusissimo come Facebook in onore di boss come Raffaele Cutolo, Totò Riina e Bernardo Provenzano. Questo fenomeno, denunciato anche dal Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, non va sottovalutato. Si tratta di una vera e propria infiltrazione mafiosa». L'ex sindaca di Ercolano, più volte impegnata nella difficile lotta ai clan già durante il suo mandato, ha parlato col presidente Pisanu della questione Facebook. Pisanu ha risposto: «Incontrerò Maroni per decidere su cosa fare nell'immediato futuro. Credo che occorra attivare la polizia postale. Al ministro ho consegnato personalmente la lista dei siti antimafia che mi hanno inviato comunicazioni relative di gruppi filo-camorristici ». «Ho fatto il sindaco in una zona di camorra per diversi anni — commenta Luisa Bossa — E' mortificante, dopo tutto il lavoro fatto sulla legalità, dopo tutto l'impegno profuso per far crescere una generazione più sana insieme con le scuole, le parrocchie e le agenzie educative, vedere questi siti internet aperti a tutti in cui, per scherzo o per serietà, si inneggia ai capi della criminalità organizzata».


tratto da:
pasquale orlando news sociali: Facebook e 'o prufessore Cutolo

Monday, January 12, 2009

Colpo di scena sul bonus famiglia

Colpo di scena sul bonus famiglia, rinviati i termini al 28 febbraio: doppia beffaLo sconto fiscale arriverà solo in primavera, mentre le fasce di reddito non si toccano.di Martina Aureli Il Salvagente.
Il colpo di scena sul bonus famiglia c'è, ma si traduce in una doppia beffa. Da un lato, infatti, i termini per la presentazione delle domande "scivolano" al 28 febbraio e questo vuol dire che nessuno vedrà il bonus fiscale né nella busta paga di gennaio, né in quella di febbraio. Forse farà la sua apparizione a marzo, ma il grosso si sposterà verso la primavera inoltrata. Altro che intervento per le famiglie in difficoltà a fine 2008.Dall'altro, le fasce restano quelle fissate dal decreto anti-crisi, ampiamente criticate nelle settimane scorse, perché i fatti dimostreranno (com'è già accaduto per la Social card) che coprono una platea ben più ristretta di quella che è stata tanto pubblicizzata al momento del varo della misura.Le famiglie anche con due soli figli faticheranno a entrare nei paletti di uno slalom pressocché impossibile se si cumulano i redditi familiari.350 milioni di euro per gli assegnai familiariAlessandro Pagano, il parlamentare siciliano del Pdl che aveva presentato un efficace emendamento per correggere le fasce di reddito del Bonus famiglia, cerca ora di mischiare le carte in tavola e dice che, comunque, in commissione è stato varato un aumento degli assegni familiari per 350 milioni di euro. Ma gli assegni sono stati estesi anche ai lavoratori autonomi, riducendone così drasticamente l'impatto, mentre il Forum delle associazioni familiari fa notare - giustamente - che non c'è paragone fra le cifre degli stanziamenti per il Bonus e per gli assegnai messe a confronto: da un lato oltre 2 milioni di euro (che, Social Card insegna) bisognerà vedere se verranno effettivamente spesi e dall'altra parte i 350 milioni appena messi in billancio.Oltretutto le risorse verranno dai risparmi su un'altra inutile misure molto pubblicizzata al momento dell'inserimento del decreto anticrisi e rivelatasi del tutto inutile: quella sulla norma per gli aiuti ai mutuatari a tasso variabile, oltre il 4%, risibile nel momento in cui l'Euribor è calato (dati di ieri) 2,69%.Per i mutui, è stata, invece, approvata la proposta di revisione sulle regole per la portabilità, con le tariffe dei notai che, rispetto al dimezzamento previsto nella stesura originaria, per le surroghe sono state azzerate. Spetterà loro solo il rimborso spese. Banche e intermediari finanziari non potranno applicare costi di alcun genere, anche in forma indiretta.I pannolini per chi ha la Social CardE' stato inserito, tra gli emendamenti approvati, anche un contributo per l'acquisto di pannolini e latte artificiale per i figli da 0 a 3 mesi. L'aiuto è riservato alla platea che ha già diritto alla social card.Il testo lunedì va in aula, forse con la fiduciaIntanto, nel pomeriggio di sabato, le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno dato via libera al decreto legge anticrisi che lunedì approderà all'esame dell'Aula. I deputati della maggioranza hanno espresso parere favorevole, con un'unica votazione, a un ultimo pacchetto di emendamenti. Pd, Idv e Udc non hanno votato a favore del mandato al relatore e non hanno approvato l'ultimo pacchetto di novità introdotte.Il deputato dell'Udc, Gian Luca Galletti, ha però spiegato di non condividere il metodo (una sola votazione su una serie di proposte): "Avrei preferito voti distinti", ha infatti detto in commissione, esprimendo poco dopo alcuni pareri favorevoli sui singoli emendamenti.Critico il Pd: il governo lascia solo il paese"Il governo lascia solo il paese. Le misure sono assolutamente inadeguate. Le famiglie, le imprese, i lavoratori sono abbandonati in uno dei momenti più difficili della storia italiana": lo afferma il capogruppo del Pd in commissione Bilancio Pier Paolo Baretta, al termine dei lavori delle Commissioni parlamentari sul decreto legge anticrisi."Non vogliamo fare allarmismi - dice ancora Pier Paolo Baretta - ma il testo che esce dalle commissioni ricalca quello approvato dal governo ed è del tutto insufficiente a rispondere alle necessità del paese".Fra i capitoli che lasciano più dubbi al Pd, "quello relativo alle norme sul trasferimento dei rami d'impresa. Si tratta - spiega Baretta - di una misura pensata per Alitalia e che viene generalizzata dal decreto. Noi avevamo presentato un emendamento soppressivo, ma non è stato accolto e così resta la norma varata dal governo, che apre un vulnus gravissimo perché tutte le imprese potranno scomporre gli assetti societari senza tutele per i lavoratori".Perplessità poi dal Pd anche sul capitolo del massimo scoperto: la stretta introdotta infatti "é ancora troppo morbida", spiega Baretta.Resta, infine, il dubbio se il governo porrà la fiducia:Il ministro per i rapporti con il Parlamento, Vito, dice che è prematuro pronunciarsi sulla fiducia, ma aggiunge che sicuramente il governo rispetterà "il lavoro svolto nelle commissioni così come è stato rispettato l'impianto originario del provvedimento".


pasquale orlando news sociali: Colpo di scena sul bonus famiglia

DL ANTICRISI: BAIO-BOBBA (PD), BONUS FAMIGLIE INADEGUATO

DL ANTICRISI: BAIO-BOBBA (PD), BONUS FAMIGLIE INADEGUATO
(ASCA) - Roma, 12 gen - ''Il bonus famiglie non e' per le famiglie. Il decreto anticrisi appena licenziato dalla commissione bilancio della Camera e' inadeguato a far fronte alla crisi economica delle famiglie, soprattutto quelle con figli minori e numerose''. Lo affermano i parlamentari del Pd Emanuela Baio e Luigi Bobba, commentando l'articolo apparso ieri su Avvenire ed oggi sul Corriere della Sera.''La famiglia con figli minori, quella con disabili e anziani a carico, dove si fa fatica ad arrivare a fine mese, dove si concentra la poverta' non e' nemmeno sfiorata da questo provvedimento, che invece - sostengono i due parlamentari - si rivolge ai single o alle coppie senza figli con redditi bassi. Per questo Governo sposarsi e avere figli significa avere carichi fiscali ed essere svantaggiati economicamente, in alcuni casi vuol dire essere poveri''.''Avevo gia' fatto presente in commissione lavoro il 16 dicembre scorso - prosegue Bobba- che la parametrazione utilizzata non poteva soddisfare i bisogni delle famiglie, anzi crea una del tutto ingiustificata discriminazione tra chi convive e chi e' regolarmente sposato con figli''. E continua Baio ''A due giorni dall'inizio del VI incontro mondiale delle famiglie a Citta' del Messico, organizzato dal Pontificio Consiglio della Famiglia, dove saro' presente per il Senato, avrei voluto portare una testimonianza forte della politica italiana, che evidenzi un'azione significativa nei confronti di chi decide di prendere delle responsabilita' nei confronti della societa', sposandosi e creando una famiglia orientata sulla stabilita' e sui figli, di chi crede nell'articolo 29 della Costituzione e vede la famiglia come vero tessuto primario della societa'. Un'altra importante occasione persa''.''Ci si aspettava una sferzata importante per ridare fiducia alle famiglie- concludono i parlamentari- ma i dati del CAF della Cisl parlano chiaro ed evidenziano che solo il 18% dei nuclei familiari potra' beneficiare del bonus, mentre il paradosso finale e' che di questa percentuale la maggior parte di beneficiari e' formata da coppie conviventi, in quanto potranno presentare una doppia richiesta e quindi usufruire di un bonus doppio. La centralita' della famiglia per questo Governo serve solo per gli spot elettorali e quando si tratta di fare politiche concrete il centrodestra e' single''.


pasquale orlando news sociali: DL ANTICRISI: BAIO-BOBBA (PD), BONUS FAMIGLIE INADEGUATO

Monday, December 22, 2008

“Rosetta provaci!”

Le Acli di Napoli al sindaco Jervolino: “Rosetta provaci!”

Napoli, 22 dicembre 2008 – A margine di un incontro per lo scambio degli auguri di buon Natale, il presidente provinciale delle Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) Pasquale Orlando ha augurato alla città “una nuova fase di lavoro politico-amministrativo teso al bene comune.” Orlando, dopo aver rimarcato l’importante ruolo occupato dal mondo del sociale organizzato per contrastare l’illegalità, la marginalità, l’individualismo che si fanno sempre più strada anche in una città come Napoli ha dichiarato che le Acli “confidano nelle scelte di Rosa Russo Iervolino.”


"La difficile situazione di Napoli non ha facili vie d'uscita. – ha detto Orlando - Serve un lavoro serio fondato su valori forti e programmi condivisi. E’ necessario risalire la china per ricreare un clima di fiducia nella gente e nell’attuale caos sarebbe da pazzi perdere una delle poche personalità al di sopra di ogni sospetto. Provaci Rosetta, decidi di proseguire il cammino intrapreso e compi le tue scelte per il rinnovamento della giunta in totale autonomia. Come avrebbe scritto il Manzoni, adelante con juicio.”

Le Acli nelle scorse ore hanno riunito tutti gli operatori del Patronato per fare il punto sulle scadenza legate alla Social Card e al Bonus Famiglia. Al termine della riunione di lavoro, dipendenti, iscritti e dirigenti delle Acli partenopee (che contano circa trentamila soci di sistema) hanno brindato all’imminente Natale.


tratto da:

pasquale orlando news sociali: “Rosetta provaci!”

Friday, December 19, 2008

SOCIAL CARD: ACLI, ANCORA POCHI GIORNI PER RICARICARLA. Chiesta la proroga.

Mancano solo pochi giorni di tempo e centinaia di migliaia di persone potrebbero perdere la possibilita' di vedersi ricaricare sulla propria Carta Acquisti i 120 euro previsti dal Governo come finanziamento retroattivo. L'allarme e' lanciato dalle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, che per venire incontro alle richieste di assistenza dei cittadini terranno aperti gli sportelli dei Caf Acli anche tra Natale e Capodanno.
Secondo quanto previsto dal provvedimento del Governo, gli arretrati del 2008 - cioe' i 40 euro dei mesi di ottobre, novembre e dicembre - saranno versati solo sulle Carte di chi presenta la domanda alle Poste entro il 31 dicembre. Finora le Card consegnate sono state piu' di 300mila, con un ritmo di elaborazione di circa 30mila al giorno. Ma la platea di beneficiari prevista era di oltre 1 milione di cittadini.

''Il rischio - afferma Paola Vacchina, presidente nazionale del Caf Acli - e' che centinaia di migliaia di cittadini, soprattutto i piu' ''bisognosi'' che stanno affollando i nostri sportelli, perdano un contributo di 120 euro che gli spetterebbe invece di diritto. Il rimborso retroattivo dei tre mesi - spiega - era stato pensato immaginando l'attivazione della Carta Acquisti dal 1 ottobre.

leggi tutto su:
SOCIAL CARD: ACLI, ANCORA POCHI GIORNI PER RICARICARLA. Chiesta la proroga.